La storica libreria Luxembourg, appena rinnovata dopo il trasloco nella nuova sede in galleria Liberty, nel cuore di una Torino accaldata ma sempre elegante, ha accolto ieri pomeriggio Mario Raffaelli per la presentazione del suo ultimo libro.

Raccontando in prima persona il suo diretto coinvolgimento nei processi di mediazione in aree di conflitto in Mozambico, Corno d’Africa e Nagorno Karabakh (dai primi anni ‘80 al 2018), e in particolare attraverso le vicende dell’Africa Australe, l’autore spiega come la pace non sia mai il frutto di una buona predicazione, ma della costruzione di un contesto nuovo, fatto di elementi economici, istituzionali, garanzie interne e internazionali. Un contesto che consenta alle parti in causa non proprio di diventare amici, ma almeno di continuare ad essere diversi (anche antagonisti) passando però dalla “critica delle armi” alla “armi della critica”. Insomma, Raffaelli prova a spiegargli come sia possibile passare dalla guerra alla politica.
Molti sono stati gli intervenuti che, sfidando l’improvvisa afa calata sul capoluogo piemontese, hanno ascoltato Raffaelli discorrere non solo della sua storia personale ma anche di come, con sapienza, molti dei conflitti tuttora in corso potrebbero essere sedati. O almeno ricomposti in ambito diplomatico.
Del resto, da bene cosa dice. Mario Raffaelli è stato Parlamentare per quattro legislature e Sottosegretario agli Affari Esteri dal 1983 al 1989. Coordinatore dei mediatori con la Comunità di Sant’Egidio per la pace in Mozambico. Presidente della Conferenza di Pace per il Nagorno Karabakh. Inviato Speciale del governo italiano per la Somalia. Esperto della Presidenza G7 per i processi di pace in Corno d’Africa. Inviato dell’Alto Rappresentante UE nella seconda mediazione in Mozambico. Presidente di AMREF Italia e Deputy-chairman del Board di AMREF International. Oggi milita in Azione, con Carlo Calenda.
“La pace non è mai semplice né scontata. Dire “pace” è facile, ma costruirla è un Processo lungo, faticoso, che richiede conoscenza dei contesti, pazienza, imparzialità e soprattutto la volontà politica delle parti in conflitto. La pace è costruzione di’un contesto di dialogo; non è solo assenza di guerra, ma una condizione dinamica che implica giustizia, sviluppo, inclusione. Realizzare la pace in modo violento e iniquo è un’altra cosa” dice Raffaelli.
Il suo è un libro denso di esperienza pratica, rigore analitico e passione civile. Raffaelli non offre formule magiche, ma racconta la fatica del negoziato, il valore del compromesso e la necessità di lavorare su tempi lunghi e relazioni profonde. Una lettura utile per chi si interessa di politica internazionale e risoluzione dei conflitti, ma anche per chi cerca una visione realista ma non cinica del difficile mestiere di fare la pace.