Gli incidenti di Milano pongono una serie di inquietanti interrogativi.
C’è da fare una premessa fondamentale.
Non c’è ombra di dubbio che, chiunque in questo paese abbia un minimo di senso democratico, prenda ampie distanze da quei fatti e dalle persone che si sono rese responsabili di quelle devastazioni che sono da censurare senza se e senza ma.
Però (e già c’è sempre un però), la reazione della destra, di governo e non, è stata come al solito strumentale e ipocrita.
A parte Giorgia Meloni, che in un primo momento ha sottolineato la distinzione tra chi ha il legittimo diritto a protestare e chi devasta, tutti a cominciare da Salvini per finire a vari mezzibusti quali Bignami e Donzelli, l’hanno buttata a caciara.
Lo strumento è stato il voler confondere le pochissime centinaia di delinquenti con le migliaia di persone che manifestavano il loro disagio.
Il fine era distogliere l’attenzione dal dissenso.
Un disagio che non è dei sinistri o dei comunisti, quasi ci fosse una regia occulta che ha organizzato le masse per destabilizzare il governo.
È un disagio degli italiani che evidentemente non ne possono più del clima economico che stiamo vivendo.
Protestavano contro il caro vita.
E mbé? C’è forse qualcuno che avrebbe la sfrontatezza di negare che in Italia non c’è un fenomeno inflattivo con la benzina a due euro (per non parlare del diesel) e con il carrello della spesa che costa come una rata di mutuo?
E c’è forse qualcuno che vorrebbe negare la legittimità della protesta?
Erano italiani, con le più ampie ragioni per scendere in piazza per contestare il governo, che fossero liceali o meno.
Si comprende, ovviamente, l’imbarazzante disorientamento delle destre, così abituate a illudersi (e a raccontare) che gli Italiani stanno con loro e i delinquenti con gli avversari della sponda opposta, che una volta che gli italiani scendono in piazza contro di loro perdono la trebisonda.
Ma l’aspetto pericoloso è un altro.
Corollario di questo modus cogitandi, più che i parà a Milano, sono le frasi di Vannacci.
“Li andremo a prendere uno a uno nella case nelle scuole…”.
Frasi agghiaccianti.
Un parlamentare europeo, uno che è stato generale, un uomo delle istituzioni di cui avrebbe dovuto ampiamente metabolizzare il senso, non può profferire frasi del genere.
Non può dire, ma neanche pensare, di sostituirsi a chi è deputato a garantire la sicurezza a prevenire e reprimere i reati che sono le forze di polizia.
Non è tollerabile che qualcuno possa lanciare pubblicamente una vera e propria caccia all’uomo, in questo caso al ragazzo, senza preoccuparsi degli effetti devastanti delle sue parole.
I suoi seguaci, una manica di fanatici ed esaltati che già hanno dato prova di totale mancanza di equilibrio e buon senso, domani potrebbero sentirsi autorizzati a mettere in piedi dei veri e propri progrom contro chiunque.
Contro lo straniero che passa per strada, contro il nero che abita nelle vicinanze, contro il compagno di scuola che sta sulle palle al loro figlio.
Mussolini cominciò così.
In nome della sicurezza lanciò i suoi fanatici in giro per le strade e per le piazze a pestare a sangue la gente.
Non i delinquenti. Quelli ce li avevano già dentro. Chi non la pensava come loro.
In nome della sicurezza sono state scritte le peggiori leggi liberticide e sono state costruite le peggiori dittature.
Stiamo attenti, la democrazia è in pericolo.