Ieri sera Carlo Calenda è entrato nel cuore pulsante di Torino. Il Mercato Centrale di Porta Palazzo, struttura recentemente strappata dal comune sabaudo al degrado del suk più grande d’Italia, ha ospitato il leader di Azione per discutere della crisi dell’automotive.
Più nello specifico, considerando anche la geografia, le segreterie regionale e provinciale di Azione hanno invitato Calenda a dire la sua sul tema senza dubbio più scottante del Piemonte (e dell’Italia tutta, in materia di produzione). Inequivocabile il titolo scelto: “C’era una volta la Fiat, oggi Stellantis. Ecco perché non si può vivere di ricordi”.
In quota autorità, presenti gli onorevoli Osvaldo Napoli, Daniela Ruffino (segretaria regionale di Azione), Giorgio Merlo, Giacomo Portas e Claudia Porchietto, insieme ai consiglieri regionali Sergio Bartoli, Daniele Valle e Alessandra Binzoni. Per il Comitato Provinciale di Azione, attivissima la segretaria Cristina Peddis. Modera la serata Katja Agate, l’energica responsabile dell’organizzazione di Azione in Piemonte.
C’è molto fermento in sala mentre si aspetta l’arrivo del leader: sindacati, comitati di quartiere, molti giovani universitari, rappresentanti delle varie espressioni politiche torinesi e piemontesi, imprenditori, uomini e donne di cultura. Tutti aspettano Calenda, e Intanto discutono dell’economia italiana, dei dazi di Trump, delle pseudo-capacità di qualche politico nostrano che riproduce il circo in televisione. Quelli più tesi, in platea, sono gli ex manager Stellantis e i rappresentanti delle manovalanze (quelle poche ancora rimaste a Mirafiori).
Arriva Calenda, finalmente, sorpreso anche lui del caldo quasi estivo che c’è a Torino in questi giorni. Un leader trafelato e assetato. Tanto che l’acqua della bottiglietta la beve direttamente a canna. Stanco, Carlo, ma sempre sul pezzo.
Tanto che quando prende la parola il primo colpo decide di sferzarlo contro John Elkan, che qualche giorno fa era a riferire in parlamento proprio sulla crisi Stellantis.
E cosa dice Carlo?
“Se la politica non ha rispetto per se stessa, allora non lo merita neanche lei, sto rispetto”
L’audizione di Elkan in Parlamento, dice Carlo, è stata una farsa. “Non c’è alcun impegno di volume produttivo: questa è la verità. Diciamolo, e svergognamo il ministro Urso. Ma quale milione di auto?! Innanzitutto si parlava di veicoli, non di auto, e comunque non è vero niente”.
“La realtà è che c’è un futuro solo se ce ne interessiamo”.
“Non produciamo auto perché nessuno ha pensato prima a ridurre il costo dell’energia almeno del 20%, e nessuno ha pensato a un serio turnover dei dipendenti di Stellantis, sempre più demotivati”.
Ma che cacchio di rappresentanti eleggiamo!?
“Abbiamo deputati in Parlamento che, invece di parlare di produzione, chiedono a Elkan del futuro allenatore della Juve e lo supplicano di farsi un selfie. Che pena”.
Dobbiamo convincerci che la politica di governo è lunga, e si fa nel tempo. Come la si faceva quando era seria.
“La Casa Bianca è diventata una fiction quotidiana: questa è la scomparsa della politica come l’abbiamo conosciuta negli ultimi 300 anni. Trump reinserendo questi dazi assurdi ha riportato le lancette dell’orologio indietro alla fine dell’Ottocento. E devasta così tutta l’industria anche americana: perfino Nike finirà fuori mercato, considerando che il 50% della sua produzione è fatta in Vietnam. Lui spera che così facendo Stellantis e le altre andranno a produrre negli States. Ma così Stellantis chiuderà le sue fabbriche italiane!
Signori, siamo di fronte al più pericoloso tornante della storia che si sia mai visto dal 1945. Siamo sul baratro della grande depressione del 1929″.
L’interesse nazionale del Paese ora è prioritario perché rischiamo di finire gambe all’aria.
“Trump è scompaginato mentalmente, quindi è molto pericoloso. Macron deve smettere di chiamarlo tutti i giorni, perché Trump è comunque troppo imprevedibile. Bisogna aprire un tavolo negoziale: tagliamo del 20% il fatturato di Facebook, Netflix, X e Google. E poi vediamo se ritrattano sui dazi…”
Da questa storia l’Europa può uscirne come una potenza economica, se saprà dotarsi di una vera deterrenza militare.

Tornando alla crisi dell’automotive, Carlo continua e dice che “comunque una parte di Mirafiori sarà riconvertita. Il gioco, dice, è nelle mani del governo. Allora proponiamo uno sconto del 30% energetico per tutte le industrie del settore; creiamo un progetto per il rinnovamento industriale totale dell’Italia; sosteniamo tutte le fabbriche dell’indotto, con seri aiuti. Il problema è che il nostro ministro Urso è impenetrabile, per non dire altro, e andrebbe sostituito…”
E come implementare la produzione abbassandone i costi? “Bisogna installare centrali nucleari di terza generazione in zone opportunamente militarizzate; del resto, ricorda Carlo, la centrale di Trino Vercellese (che ci invidiano tutti) l’abbiamo costruita in soli tre anni!
Porcaccio giuda: la transizione ecologica è stata fatta malissimo!
Gli abbiamo dato tempi troppo stretti e le regole non valgono in misura standard in tutto il mondo. Bisogna rifare tutto daccapo, con rigore e serietà. La sfida ecologica non è una moda, è il futuro. Ma va gestito meglio”.
Poi Carlo si alza e chiede apertamente di ascoltare anche le domande dal pubblico, dopo aver risposto a quelle già prenotate dagli organizzatori. Allora non perdo l’occasione per chiedergli giusto due cose che mi sembrano fondamentali: 1. la Costituente di Azione: chi, come, quando; 2. la difesa comune europea.
Ed è chiarissimo Carlo nel rispondere: sì al riarmo, sì alla preparazione condivisa di un nuovo e realistico assetto militare. Perché “solo in questo modo si riuscirà a tenere a bada l’espansionismo di Putin da una parte e l’imperialismo esagitato di Trump dall’altra. E se l’Europa non capisce che questo va fatto adesso, sarà poi troppo tardi. È la scelta che ha già fatto De Gasperi, e se non la rifacciamo saremo venduti a pezzi a Putin e a Trump”.
E per quanto riguarda la Costituente?
Bisogna creare un centro aperto a riformatori, liberali, ex democratici.
Sì a una Costituente eletta di 100 membri, proporzionale. Persone che dovranno essere indipendenti, e successivamente non rieleggibili. E dev’essere una riforma in senso inverso all’autonomia: alle regioni vanno tolte il 90% delle società partecipate.
E bisogna soprattutto, pretendere, che la politica torni nell’area della cultura, sostiene Calenda, e torni nelle mani di chi ha le conoscenze utili, davvero, a risollevare questo Paese. Io non sono “quello dei Parioli“: sono stato un dirigente, e non devo più scusarmi per le competenze che ho.
C’è bisogno di politici veri, come erano politici veri Craxi, Moro, De Gasperi
“Per questo, sì al riformismo costituzionale: scelta necessaria, da calibrare unendo la forze migliori e senza intimorirsi davanti agli sforzi di dialogo che dovranno essere fatti. La costituente riformista deve essere messa in programma, perché ne va della tenuta democratica del Paese”.

Dopo due ore di intenso dialogo con chiunque gli abbia rivolto domande, Carlo saluta tutti e prova ad accomiatarsi. Ma resta invece lì, tra la folla, asserragliato. La sua lotta è già iniziata, e deve dimostrarlo. Uniti e mai stanchi (questo è il vero messaggio) insieme possiamo ancora farcela.


2 commenti
Auguri.
Stellantis.
La crisi delle banche americane dette la spinta finale alla FIAT.
Marchionne la trasportò negli USA. Non andò benissimo.
Forse ci ritorna?
Sulla Costituente per le riforme costituzionali ricalca la nostra proposta e va bene come la mozione dei delegati veneti al Congresso sulle modifiche al titolo V’ e al ruolo e rapporto Regioni enti locali