Lo scorso 17 novembre siamo stati a Odessa, la terza città dell’Ucraina che, ormai da quasi due anni è stata invasa e aggredita dalla Russia di Putin. Non è stato un gesto da sconsiderati né tantomeno da eroi in cerca di gloria. Chi vi scrive faceva parte di una delegazione di soci di una nuova agenzia dell’ALDA (Associazione del Consiglio d’Europa), di cui sono vicepresidente e rappresentante della regione Friuli Venezia Giulia, la cui apertura ci era stata richiesta dalle istituzioni locali ucraine. Una presenza doverosa in segno di solidarietà e di vicinanza a un popolo che si sta strenuamente battendo per difendere la sua autonomia e la sua autodeterminazione. Arrivare a Odessa non e’ stato ovviamente facile. L’aeroporto, gia’ bombardato, è chiuso. Occorre giungere a Chisinau, nella vicina Moldavia, e, con una macchina, proseguire, con un viaggio di circa quattro ore, per il porto del Mar Nero. L’attraversamento del confine presenta vari blocchi e controlli per noi facilitati in quanto segnalati dai servizi di sicurezza come delegazione europea. Il primo impatto è stato quello naturale di un Paese in guerra con mezzi militari dispiegati e soldati armati fino ai denti ma poi la strada che abbiamo percorso era in condizioni normali con un traffico abbastanza scarso. Durante la permanenza a Odessa gran parte del tempo è trascorso nelle riunioni nelle varie sedi istituzionali per la celebrazione dell’ evento ma siamo anche riusciti a visitare la città vedendo con in nostra occhi i danni provocati dai missili russi alla storica Cattedrale e al Museo delle belle arti. Bombardato è stato anche il porto da cui avrebbero dovuto partire le navi che trasportavano il grano, ma che Putin voleva bloccare. Nel corso della prima notte che abbiamo trascorso a Odessa un drone russo ha causato dei danni ad un edificio. Gli ucraini sono orgogliosi della loro resistenza e con grande coraggio e determinazione stanno affrontando la situazione. Mi ha colpito la loro grande volontà di reagire e l’unità che si è creata tra istituzioni e cittadini in questo momento di particolare difficoltà. E anche la ricerca di proseguire un’esistenza normale in un periodo che normale non è in quanto contrassegnato da una guerra in corso. La sera in un locale del centro, strapieno, si poteva toccare con mano questa sensazione ed era un chiaro segnale che le violenze, le uccisioni, i danni provocati dall’aggressione russa non avevano sottomesso le coscienze di un popolo che vuole difendere a ogni costo la propria libertà. Nel corso della visita a Odessa ho incontrato il Presidente del Consiglio distrettuale, Valéry Barvinenko, già parlamentare e uomo di grande cultura politica, e con lui ho approfondito le ragioni e le aspettative di un popolo che sta combattendo una battaglia fondamentale per il suo futuro. Mi ha ribadito l’importanza della nostra vicinanza e di quella dell’ Unione Europea sottolineando come fondamentale l’invio di armi e mezzi militari indispensabili all’esercito ucraino. E’ passato quasi un mese da allora, e giovedì 14 dicembre è giunto finalmente il via libera del Consiglio Europeo all’apertura del negoziato di adesione all’UE (insieme anche alla Moldavia con la Georgia e la Bosnia che, a certe condizioni, assumeranno lo status di Paese candidato). Certo un primo passo (con il pericolo Orban che solo lo sblocco dei finanziamenti all’Ungheria ha fatto uscire dalla riunione non partecipando al voto e quindi permettendo l’unanimità necessaria). Certo l’inizio di un percorso che si preannuncia di non facile attuazione per la verifica di tutti i criteri e le condizioni richiesti per l’entrata in Europa. Certo un pronunciamento politico piu’ che tecnico per un Ucraina che è attualmente in guerra. Ma proprio per questo di grandissimo impatto proprio perché ha confermato quello che c’era bisogno in questo momento e che ho toccato con mano di persona a Odessa e qualche giorno dopo a Vicenza, dove nel corso di un convegno dell’ALDA ho incontrato l’Ambasciatore ucraino in Italia Yaroslav Melnyk che mi aveva espresso questo auspicio. Un segnale preciso che oltre alla concreta solidarietà ha confermato nei fatti che l’Unione Europea è e rimarrà a fianco del popolo ucraino per la difesa della sua autodeterminazione e libertà.

