Di Giuseppe Maria Toscano
Le manifestazioni degli ultimi giorni hanno scosso il paese come non capitava da tempo. Piazze piene, università occupate, traffico in tilt. L’Italia spaccata in due.
È vero: vedere bambini e ragazzi manifestare in buona fede per la pace è sicuramente qualcosa che può scaldare il cuore. È altrettanto vero, però, che in piazza,
nei giorni scorsi, non c’erano soltanto bambini, ragazzi e lavoratori in buona fede. Qualcosa, tocca dirlo, tra le varie proteste, è andato storto: vetrine rotte,
macchine vandalizzate, monumenti imbrattati. Uno scempio. Una porcheria.
Qualcuno potrebbe trovare da eccepire: “in ogni protesta di queste dimensioni capitano certi fatti”.
Si badi bene: che tra oltre un milione di manifestanti ci possano essere dei malintenzionati è lapalissiano, e questo ovviamente non rende tutti i partecipanti dei
facinorosi. Questo, però, lo dovevano comprendere e prevedere (e forse non lo hanno voluto fare), gli stessi organizzatori delle manifestazioni. I servizi d’ordine,
al contrario, sono stati assenti o mal calibrati e hanno finito per funzionare male. Così di vetrine spaccate, di macchine vandalizzate, di muri imbrattati ce ne sono
stati tanti.
E qualcuno, ancora, potrebbe, come ho già sentito, dirci: “ma questo non è niente rispetto alla guerra”. Senz’altro, bravi! Ma se il vostro ragionamento si ferma qui
siete estremamente miopi e evidentemente poco camminati nella storia e nella politica. Perché, badate, la mancanza di un adeguato servizio d’ordine e gli atti
vandalici non sono stati di certo un favore alla Palestina. Sono stati, invece, un grande favore alla Meloni.
Avrebbero potuto prevedere, lorsignori organizzatori, ma evidentemente avevano altro da fare.
Oggi la Meloni raccoglie e raccoglierà consensi, come avviene e come sempre è avvenuto nella storia, proprio grazie a quelle vetrine rotte, a quelle macchine
vandalizzate, a quei muri imbrattati.
Così, mentre Fdi è al governo, noi cantiamo le canzoncine e balliamo in mezzo alla strada felici, e le porgiamo gli assist per continuare a governare. Bravi!
Declino culturale
Tra l’altro, e anche questo non è da sottovalutare, se è vero che la maggior parte dei manifestanti ha esercitato il proprio diritto allo sciopero in modo pacifico, è
vero pure che, parte di costoro, pur senza usare violenza, è oramai assuefatta e drogata dalle tendenze di pensiero intolleranti e violente portate avanti dalla
narrazione propal più radicale. Lo abbiamo sentito tutti lo slogan “from the River to the Sea”. Lo abbiamo sentito e non era di certo solo una stregua minoranza a
cantarlo. Erano invece buona parte dei manifestanti, annebbiati dall’odio e dalla violenza.
Dobbiamo dirci la verità, rompere il velo di ipocrisia: l’odio e la violenza non nascono per caso: sono invece legittimati, giustificati, voluti, sia da alcuni gruppi
studenteschi sia da una certa parte di sinistra.
Ma è ipocrita chiedere pace se in cuore si ha l’odio. È ipocrita chiedere pace se non si accetta che anche Israele ha diritto a vivere in sicurezza. All’interno delle
masse scese ieri in piazza, tra chi i sentimenti di intolleranza li governa e scientemente li utilizza per fine politico, e chi li subisce e si fa sedurre come paziente
morale, l’odio nei confronti di Netanyahu e del suo governo e delle sue nefandezze (questo sì comprensibile), è stato invece pesantemente accompagnato
dall’odio nei confronti di Israele e degli ebrei in toto in modo generaIizzato.
Odio. Fanatico. Odio. Intollerante. Odio. Indisposto al dialogo. Odio. Che non sente ragione. Odio fascista. Odio che oggi provano anche le personi miti dai buoni
costumi che ogni giorno serenamente lavorando mandano avanti la baracca e il Paese.
Questo sì, che ricorda eventi spaventosi della storia, e manifesta una profonda regressione culturale dell’Occidente.
Odio che, soprattutto, a differenza di quanto credano o dicano lorsignori, produrrà tutto salvo che pace.
Avocado toast e Palestina
Bambini, ragazzi, lavoratori in buona fede. Facinorosi violenti.
Ma non solo.
Presente era anche chi alla Palestina ci si dedica come si dedica a qualunque altra attività che segue non con spirito critico, cognizione di causa e credibilità, bensì
come una moda, utile a essere parte di una tendenza, di una corrente, necessaria per sentirsi parte di qualcosa, per essere come gli altri. Tra loro tanti, tantissimi
influencer. E, con loro, altrettanti pecoroni pronti ad emularli. Magari con l’ultimo iPhone in tasca e prima di dedicarsi, dopo la manifestazione, a un ottimo
prosecco extradry.
Anche rispetto a costoro vanno dette alcune parole: che cosa rappresentano, davvero, per questi, la Palestina e i palestinesi? Nient’altro che il passatempo o
l’espediente per seguire una tendenza o pulirsi la coscienza: partecipano ad una manifestazione contro la morte, la fame, il “genocidio”, gongolandosi sui loro
profili social, e poi vivono immersi nella frivolezza, nell’individualismo, nell’egoismo. Scendono in piazza incazzati col mondo, indignati per l’ordine costituito,
depressi per i poveri bambini morti ammazzati, e sono talmente offuscati da non rendersi nemmeno conto che è il loro stesso benessere frivolo e stupido a
contribuire al mantenimento dell’ordine che dicono di voler combattere. Carenza di spirito critico e soprattutto carenza di coscienza personale e sociale, ma una
storia o una foto postata basta a produrre le reazioni compiacenti dei propri followers e ad alimentare il loro narcisismo. Che vergogna, e che peccato:
strumentalizzare ed estetizzare la morte dei bambini per sentirsi giusti con sé stessi senza poi rinunciare a nulla, e tornare, tranquillamente alle proprie vite vili e
grette.
“Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di provincie, ma bordello!”


1 commento
Mio nonno, a Netanyhau, avrebbe detto: “il troppo stroppia”!