La nostra compagna Simona Russo, di stanza a Bruxelles, che opera in campo internazionale come Policy & Advocacy Offcier Human Rights and Democracy, ha intervistato Rodrigo Diamanti e Victor Navarro.
Victor Navarro e Rodrigo Diamanti sono due attivisti per i diritti umani del Venezuela attualmente in esilio. Dopo aver partecipato a diverse manifestazioni a difesa della democrazia e contro il governo di Maduro, entrambi sono stati vittime di detenzione forzata e di persecuzione.
Oggi, attraverso la ONG “Voces de la Memoria”, provano a raccontare l’orrore delle carceri venezuelane e soprattutto del Helicoide, il centro di tortura più grande dell’America Latina.
Lo fanno, attraverso un progetto di realtà virtuale, che hanno avuto modo di presentare in Italia questa settimana alla Camera dei Deputati.
Il loro obiettivo è sensibilizzare l’opinione pubblica su quanto, ormai da troppo tempo, accade in Venezuela. Si tratta di informazioni riportate e confermate nei diversi dossier delle Nazioni Unite. L’ultimo, datato febbraio 2024, racconta una situazione di abusi e violazioni degne di una dittatura. A ciò si unisce una crisi economica e sociale fortissima e una crisi migratoria di proporzioni gigantesche, con 7 milioni di venezuelani ormai fuori dal proprio paese. Gli ultimi 25 anni di Chavismo non sono stati prosperi come hanno provato a raccontare.
Nonostante siamo di fronte ad uno dei paesi più ricchi, in termini di risorse petrolifere, l’economia è peggiorata di anno in anno. Scarseggiano alimenti e forniture elettriche, la sanità è al collasso ed il salario di un venezuelano, è in media di 130 bolivares al mese, equivalente a 30 dollari. Nonostante queste difficili premesse, il paese non sembra volersi arrendere allo status quo.
Il 28 luglio, ci saranno le elezioni presidenziali in Venezuela e la discesa in campo, prima di Maria Corina Machado, inibita poi dal governo a presentarsi ufficialmente come candidata, ed ora di Edmundo Gonzales, ha riportato nei venezuelani una speranza per un possibile ritorno alla democrazia. Si tratta dunque di un appuntamento importante che l’Italia e l’Europa non devono e non possono ignorare. Non è un caso che il governo di Maduro abbia rifiutato l’invito dell’UE per una missione di osservazione elettorale.
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Abbiamo chiesto a Victor ed a Rodrigo, quali rischi corre oggi l’opposizione venezuelana in un contesto in cui le elezioni sembrano non essere trasparenti né tantomeno libere.
Rodrigo: “Da quando è cominciata ufficialmente la campagna, ovvero, i primi di luglio, il governo non si è risparmiato nel ostacolare il candidato dell’opposizione. Hanno persino detenuto illegalmente membri dello staff, responsabili della comunicazione, etc. In gran parte ragazzi e ragazze giovanissimi. Ma per fortuna, tutto questo non ci ha paralizzati. E’ chiaro che il rischio di elezioni fraudolente è dietro l’angolo, ma il 70% dei venezuelani è determinato ad avere un cambiamento, quindi non staremo a guardare. Risponderemo ad ogni possibile attacco di frode elettorale ed in questo, ci auguriamo l’appoggio totale della comunità internazionale. Non a caso, la campagna è stata denominata “Hasta el final”. Ovvero, fino alla fine. Perché sappiamo che nulla inizia né termina il 28 luglio.
Victor: “Maduro questa volta non vincerà!” La popolazione è stanca e rivendica un ritorno allo stato di diritto. Siamo consapevoli che vi saranno difficoltà per una transizione alla democrazia, ma auspichiamo tutti che ciò possa avvenire in modo pacifico. In questo, Maria Corina Machado ed Edmundo Gonzalez hanno provato a dare delle garanzie a Maduro ed al suo establishment. Se il governo di Maduro dovesse continuare ad opporsi, il rischio di un incremento delle proteste dei venezuelani è assai probabile. Noi, venezuelani in esilio, saremo molto vigili a riguardo. Soprattutto in quanto, a molti di noi il diritto al voto è stato negato. Su 7 milioni di venezuelani che si trovano fuori dal paese, solo 69 mila di loro hanno potuto vedersi garantire questo diritto. Una follia!
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Cosa puo’ fare ancora l’Italia e la comunità internazionale dopo il 28 luglio?
Rodrigo: L’Italia ha fatto molto per noi. Voglio ricordare che vi sono tantissimi venezuelani di origine italiana. Io, ne faccio parte. Come me, tanti abbiamo trovato conforto in Italia. L’esilio è difficile, pensiamo al nostro paese costantemente, ma la vicinanza dell’Italia e degli italiani lo ha reso meno duro. Su questo punto, sono stati tanti i paesi europei e non solo, che ci hanno mostrato un volto umano e solidale. Per questo spero che la comunità europea ed internazionale, continui ad accompagnarci e sostenga con noi una transizione alla democrazia.
Victor: Il 28 luglio sarà solo l’inizio di una nuova fase per il nostro paese. Come già menzionato, qualora vi fossero brogli elettorali, o una negazione di una possibile vittoria di Edmundo Gonzalez, spero vivamente che la comunità internazionale reagisca. Così come spero, che si continui ad incidere insieme sul rilascio dei tanti detenuti politici. Approfitto per ricordare che esigiamo la liberazione di Rocio San Miguel, una avvocatessa per i diritti umani che da mesi ormai è rinchiusa nel Helicoide.
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E voi, pensate di tornare?
Victor & Rodrigo: Non pensiamo ad altro. Maria Corina Machado e Edmundo Gonzalez, hanno in diverse occasioni fatto dichiarazioni nel merito. Auspicando un ritorno massivo dei venezuelani che sono lontani da casa da troppo tempo ormai. Siamo consapevoli che non tutti torneranno, in quanto hanno dovuto in questi anni rimboccarsi le maniche per costruire una nuova vita altrove. Ma sapere di poter scegliere di tornare, di non essere esclusi dalla vita familiare e politica del proprio paese, e soprattutto di tornare in un paese libero e democratico, ci riempie di speranza.
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Bene, a noi non resta che augurarvi di poter tornare a casa presto e soprattutto augurare al Venezuela di vincere la battaglia per riprendersi la libertà e la democrazia.

