Nata ad Alessandria d’Egitto nel 1888, ancora giovanissima decise di cambiare nome in omaggio a una rivoluzionaria russa condannata a morte e decapitata: Vera Zasulich.
Da allora per tutti sarà semplicemente e per tutti Vera. Era una bella e vivace ragazza dedita allo studio e molto determinata a combattere le ingiustizie politiche e sociali. Studiò giurisprudenza all’Università di Pisa e fu la prima donna a essere ammessa nel registro dei praticanti di Livorno, dove conobbe e sposò nel 1908 G.E. Modigliani (Menè), una delle figure più importanti del riformismo socialista, condividendone le idee e le battaglie politiche. Fratello del pittore Amedeo Modigliani, Menè fu deputato socialista dal 1913 al 1926. Dopo l’esilio divenne membro della Consulta e dell’Assemblea costituente.
Entrambi pacifisti, Vera e G.E. Modigliani si opposero con determinazione sia alla guerra di Libia, che alla prima guerra mondiale. Aderirono, dopo l’uccisione di Matteotti, all’Aventino e Menè accettò con coraggio d’essere l’avv. di parte civile della vedova del martire, che lui e Vera avevano seguito aderendo nel 1922 al PSU di Matteotti, Turati, Treves e Prampolini. In seguito alle leggi “fascistissime” e alle ripetute aggressioni fisiche subite da Menè, oltre alla devastazione della casa, nel 1926 presero necessariamente la via dell’esilio.
“Gli esuli-scrisse Vera- non si mettono in salvo, ma si allontanano per proseguire la lotta iniziata in patria”. Furono dapprima in Austria, poi in Francia e dopo l’emanazione delle leggi razziali, essendo entrambi di origine ebraica, per sfuggire alla polizia collaborazionista di Vichy, raggiunsero la Svizzera, grazie all’aiuto determinante di Joyce Lussu, la moglie di Emilio, fondatore del Partito Sardo d’Azione e del movimento Giustizia e Libertà.
Nel suo libro di memorie Esilio scrisse: “Passaggio quasi insensibile, trapasso quasi inavvertito dal di qua al di là, una lieve scossa di treno, qualche giro di ruote. Di qua la casa, la famiglia, gli amici, la propria lingua. Di là un paese nuovo, una lingua diversa se non ignota, volti sconosciuti”.
In esilio entrò a far parte della fitta rete di solidarietà e di attività politica che comprendeva Turati, Treves, Morgari, Lussu, Nenni, Saragat, Buozzi e tanti altri, di cui renderà conto nel suo libro del 1946 Esilio.
Dopo la morte del marito avvenuta in seguito a una lunga malattia nel 1947, Vera continuò la fervida attività di propagandista socialista e si prodigò per onorare la memoria del marito con iniziative tese a valorizzare la storia del movimento operaio e socialista italiano.
Allo scopo e su suggerimento di Benedetto Croce, nel 1949 costituì prima a Torino e poi a Roma l’ESSMOI, ossia l’Ente per la Storia del socialismo e del Movimento Operaio, ancora oggi esistente come Giuseppe Emanuele e Vera Modigliani.
Vera diede alle stampe diverse opere tra le quali due ebbero grande successo: Les proces celebres de l’Italie e L’Italien d’aujourd’hui, par les textes. Nel 1947 suscitò grande interesse anche il suo libro di memorie Esilio, preziosa testimonianza del fuoruscitismo antifascista.
Sempre nel 1947 si candidò nelle liste del PSLI di Saragat per il senato ma non venne eletta.
Il 3 dicembre 1974 Vera improvvisamente mise termine alla sua vita. Aveva 86 anni. Dopo la morte nel 1947, del suo Menè, Vera aveva infatti vissuto a Roma in una condizione di profondo disagio sia economico che esistenziale.
Nel suo diario del 3 dicembre 1974 Nenni profondamente commosso annoterà: “Vera Modigliani si è suicidata. Ne avevo il presentimento, Lei stessa aveva parlato di suicidio l’ultima volta che era venuta a casa, un paio di mesi or sono…Fisicamente era come precipitata negli ultimi mesi, aveva 86 anni.
L’isolamento lo creava attorno a sé per poi soffrirne fino alla morte. Povera Vera! Vera è stata per Menè una compagna incomparabile in vita e in morte. In vita dove quando uno compariva l’altra spuntava, in morte perché gli aveva eretto un monumento con l’Opera Modigliani alla quale ha lavorato finché ha potuto.
Il Tempo era diventato implacabile con lei. Non abbiamo fatto abbastanza per sostenerla. Ecco l’amara verità”.
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Fabrizio Montanari
Autore. Fabrizio Montanari è nato a Reggio Emilia nel 1951 e ha svolto per molti anni attività lavorativa come Dirigente cooperativo. Socialista autonomista, è stato dirigente provinciale del PSI reggiano e regionale, segretario provinciale (1975) e membro della segreteria nazionale della FGSI (1976-77). Giornalista pubblicista, collabora a diverse riviste storiche (Ricerche Storiche, L’Almanacco socialista, Reggio Storia), e ai giornali 24Emilia e La Giustizia. È inoltre autore di diversi libri e saggi storici sul movimento socialista e libertario italiano.

