Se non sono di guerra, ci manca poco.
Sicuramente non sono quelli tiepidi della benvenuta primavera che fanno da preludio alle calde brezze dell’estate.
E già perché, mentre procedono gli incontri per scrivere la parola closing alla lista di “scopo” per gli Stati Uniti d’Europa, tra i non meno importanti partecipanti spifferano insinuanti voci di indecisioni e ripensamenti.
Insomma altro che venti primaverili ma sibili artici.
Già in casa di Più Europa si coltiva da tempo, se non una spaccatura, una non comunità di intenti.
Mentre Magi e la Bonino spingono decisi verso la alleanza con Italia Viva di Renzi, il Partito Socialista italiano e i Liberaldemocratici europei a porre più di qualche interrogativo è il presidente del partito Federico Pizzarotti e il vicesegretario Piercamillo Falasca.
Per loro la sponda più gradita, e più naturale, sarebbe il polo che sta costruendo Calenda con Azione, Per di Rosato e Bonetti, i Socialisti Liberali e recentemente il Partito Repubblicano.
Questa sera se ne discuterà in direzione nazionale. Pizzarotti ha chiesto “un dialogo interno che è necessario”, anche considerando che “da statuto serve una proposta congiunta di presidente e segretario”.
Eppure sembrerebbe tutto fatto anche la definizione dei capilista: Più Europa potrebbe indicare il capolista nella circoscrizione nord-ovest, nel nord-est invece potrebbe spettare ai Libdem, al centro a Italia Viva, con Renzi che in più di un’occasione ha ribadito di volersi candidare, al sud al Partito Socialista con il segretario nazionale Maraio che da tempo aveva avviato una campagna elettorale personale per le europee in attesa di scoprire con chi accasarsi, e nelle isole a un candidato di sintesi.
Ma il problema è che anche da Renzi giungono dubbi e indecisioni.
Sabato, parlando del voto del prossimo giugno, Renzi ha sottolineato l’importanza di ottenere un grande risultato in Lombardia.
“A Milano e in Lombardia per le europee ci giochiamo una grandissima parte della sfida, questo è il luogo nel quale per primo si gioca tutta la partita”, ha dichiarato Renzi che poi però ha aggiunto, “se dovessimo andare da soli, partendo da un risultato del 3/3,5%, immaginiamo il 3% per essere polemici con noi stessi, per avere la percentuale che fa la differenza, cioè il 4%, ci servono, per entrare nell’europarlamento, 250mila voti.”
E poi le perplessità.
“Non lo so nemmeno io se correremo con gli Stati Uniti d’Europa o con Europa al centro”, ha chiuso Renzi, “dipende da ciascuno di noi. Lo vedremo, ma non mi preoccupa, certo è che con il tam tam di persone la soglia del 4% la raggiungi agevolmente se ci credi”.
Oggi quindi il redde rationem. Le forze impegnate dicono di voler parlare di programmi, ma il vero nodo sono le liste. Si va a caccia di candidature.
Si tratta di individuare nomi che provengano dalla società civile, chiaramente di stampo europeista.
Dal canto suo Calenda ha confermato la decisione di Azione di non partecipare alla lista di scopo, (per via degli strascichi della rottura del Terzo Polo con Italia Viva) e continua a lavorare alla costruzione di una alleanza riformista che non guarda solo alle europee, non una lista di scopo (come per Bonino, Renzi e alleati), che nasce e muore a giugno, ma un progetto politico di ampio respiro che punti alle prossime elezioni politiche con l’intento di creare un terzo polo moderato che scardini la tenaglia del bipolarismo. Una coalizione che si allarga sempre più. Dopo il PRI giunto qualche giorno fa ieri è stato il turno degli ultimi ben arrivati del Movimento Repubblicani Europei, con un accordo firmato dal leader di Azione e la segretaria del Mre, Luciana Sbarbati.
Sul fronte candidature dopo Mario Raffaelli per il nord-est, per il centro circola il nome di Alessio D’Amato, ex assessore alla Sanità del Lazio.
“È una persona capace” ha dichiarato Calenda, “lo ha dimostrato, l’Europa deve tornare sulla questione sanitaria, chiederemo di riaprire il Mes sanitario a cui abbiamo detto ‘no’ per colpa dei Cinque stelle e dei sovranisti. In Europa vedranno un italiano che sa come si fa e ci renderà tutti orgogliosi. Io in sanità non trovo nessuno di migliore per farlo. L’obiettivo per tutti è superare la soglia dello sbarramento del 4%, in modo da entrare nell’Europarlamento.”

