E così i cieli d’Europa si sono affollati. Non di cicogne, né di rondini che volano verso il caldo. Più banalmente di droni e aerei militari. Settembre è stato il mese delle visite. Da parte della Russia ovviamente.
I Mig russi sono entrati nello spazio aereo estone, a radio spenta, venerdì 19 settembre, costringendo poi due F-35 italiani impegnati nella sorveglianza Nato del Baltico ad alzarsi in volo per intercettarli e respingerli. I caccia di Putin sono rimasti sui cieli del membro dell’Alleanza per ben 12 minuti: un “incidente” che dimostra “un’audacia senza precedenti”, ha denunciato il governo di Tallin.
Venerdì 20 settembre, la Polizia di Frontiera della Polonia denunciava la violazione della zona di sicurezza della piattaforma di esplorazione petrolifera e di gas Petrobaltic nel Mar Baltico: i mezzi di Mosca si erano spinti fino a bassa quota.
Lo scorso 14 settembre, era arrivata la notizia di un’ulteriore provocazione. In quell’occasione un singolo drone russo era entrato nello spazio aereo della Romania, nei pressi del Danubio, dove si era mantenuto in volo per 50 minuti. Bucarest aveva fatto alzare i suoi caccia, due F-16, e aveva accusato Mosca: “Sono azioni irresponsabili e rappresentano una nuova sfida alla sicurezza e alla stabilità regionale nell’area del Mar Nero”, tuonava il ministero della Difesa romeno.
E poi ancora una folla di droni su Copenaghen e Oslo costringendo gli scali delle due capitali a sospendere il traffico aereo per diverse ore.
Ma queste sono notizie che alla maggior parte dell’opinione pubblica sfuggono e non destano interesse che in Italia siamo più impegnati a seguire le liti tra destra e sinistra su chi è più odiatore mettendoci in curva a fare gli ultrà degli uni o degli altri.
Invece il quadro è allarmante.
Ma il vero problema è un altro.
Putin, invece di scusarsi per le continue intrusioni nei cieli atlantici, (del patto) ha lanciato una minaccia agghiacciante: “se verranno abbattuti velivoli russi sarà guerra”.
Della serie: “io faccio come cazzo mi pare. Violo lo spazio aereo di chi mi pare e piace, e voi vi dovete stare belli che zitti perché altrimenti vi scateno una guerra mondiale”.
Qualcuno ha ipotizzato anche un data: il 3 novembre 2025.
Si tratta dell’ex vice comandante supremo alleato in Europa della NATO, il generale britannico Richard Shirreff.
Secondo la sua analisi, Mosca, forse con l’appoggio di Pechino, sarebbe in grado di travolgere l’Europa in appena cinque giorni grazie a una prontezza militare già rodata dalla guerra in Ucraina. La NATO, al contrario, impiegherebbe troppo tempo a reagire e a inviare rinforzi.
Uno scenario che trova riscontro nei fatti narrati: dal cyberattacco che ha paralizzato gli aeroporti europei fino alla gravissima incursione aerea di tre MiG-31 russi nello spazio aereo dell’Unione, fermati da due F-35 italiani decollati dall’Estonia.
Un episodio che mette in luce due verità: la fragilità dei confini orientali dell’Alleanza e il ruolo cruciale dell’Italia.
Una realtà inquietante: oggi la distanza tra la pace e la guerra si misura in pochi minuti.


1 commento
Nel 1494 fra spagna e Portogallo ci fu un trattato per spartirsi le zone d’influenza nel mondo.
Ci fu anche dopo la seconda guerra mondiale, che è saltato a causa della fine del comunismo nell’URSS.
Mi pare che si stia lavorando per giungere ad un nuovo “punto di equilibrio”.
L’aspetto peggiore è che siamo nelle mani di Trump e Putin.
In fondo, già dopo la seconda guerra mondiale l’Europa – ora maltrattata da entrambi – era già stata divisa tra i vincitori. la “cortina di ferro” ne era lo spartiacque. La “mucca UE” e ancora “carne da macello”?