Credo che l’accordo sottoscritto dalla Associazione Socialista Liberale con i popolari di PER e Azione sia un’opportunità utile e importante, sia per ragioni “continentali” sia per ragioni “nazionali”.
Dal primo punto di vista io sono tra coloro che pensano che le società costruite in Europa Occidentale siano quelle dove si è realizzato il migliore equilibrio tra benessere economico, equità sociale e libertà personale. Non sono prive di difetti e limiti, ma sono meglio, molto meglio, delle altre che concretamente esistono. Il modello delle democrazie sociali europee è stato costruito -certe volte in accordo certe altre in conflitto- da tre grandi correnti politiche: i socialisti democratici, i popolari cristiani, i liberali progressisti.
Oggi questo modello è parzialmente in crisi per ragioni “strutturali” (globalizzazione finanziaria, grandi migrazioni, rivoluzione digitale dell’informazione); nello stesso tempo è esplicitamente sotto attacco da parte di forze ostili (l’imperialismo russo, il fondamentalismo islamico) e implicitamente minacciato dall’espansionismo cinese e dal neoisolazionismo americano (per brevità sto consapevolmente sintetizzando e semplificando processi complessi, ma spero il senso sia chiaro).
I tradizionali armamentari politici delle tre grandi forze citate – costruiti nelle società del XX° secolo – non sono in grado, se non si adeguano, di difendere il modello europeo da queste trasformazioni e minacce. Per difendere benessere, equità e libertà devono rinnovarsi e collaborare, ciascuno portando il contributo della sua cultura, ma individuando un terreno comune su cui lavorare insieme. Per questo non credo vi sia alcuna rinuncia alla propria identità, alla propria cultura e alla propria tradizione politica, se i socialisti riformisti in Europa decidono consapevolmente di lavorare insieme a popolari e liberali per cercare le strade per rinnovare e rinforzare il modello europeo.
Purtroppo (e veniamo al secondo punto di vista) in Italia non esistono al momento forze politiche elettoralmente significative che incarnino le tre tradizioni. Abbiamo un bipolarismo farlocco fatto da ex sostenitori di ideologie totalitarie (fortunatamente convertitisi a prassi democratiche) e da neo qualunquisti di varia foggia (tra i quali le tentazioni totalitarie ancora serpeggiano). Per quanto le leadership di Meloni e Schlein siano, per cosi dire, un po’ più fresche di quelle che le hanno precedute, sembrano anche esse totalmente incapaci di promuovere culture politiche che producano strategie e proposte in grado di affrontare le grandi questioni dello sviluppo produttivo e del risanamento sociale del paese. Dopo la purtroppo breve parentesi Draghi, che a suo modo incarnava anche personalmente una sintesi delle tre tradizioni, l’Italia è tornata ad essere marginale in Europa e incapace di individuare vere priorità di politica interna.
Per questo credo abbia senso, oggi in Italia, mettere insieme in un’unica offerta politico-elettorale i riformismi socialista, popolare e liberale attualmente frantumati e dispersi, quindi irrilevanti: nessuno deve rinunciare a ciò che sente suo, ma tutti devono cercare ciò che è condivisibile.
Rispetto a questo duplice scenario la firma dell’intesa è un piccolissimo passo, ma almeno va nella giusta direzione. Non è la soluzione, ma almeno crea un’opportunità.
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