Ci sono le firme, quella di Hamas è stata comunicata tramite la emittente Al Jazeera e subito dopo è pervenuta la copia del documento sottoscritto anche dal Premier Israeliano.
E quindi dopo 467 giorni dal massacro del 7 ottobre 2023 è ufficiale l’intesa sulla tregua nel Medioriente.
Fino a ieri, comunque, erano andati avanti i raid dell’Idf e almeno 62 persone erano rimaste uccise tra martedì e mercoledì perché era stata attaccata anche la scuola Al-Farabi, trasformata in un rifugio per sfollati a Gaza.
Poi alle 17.30 italiane di ieri, i mediatori di Qatar ed Egitto hanno ricevuto l’approvazione scritta.
Una mezz’ora dopo Trump si è assunto il merito del successo diplomatico, “abbiamo un accordo per gli ostaggi. Saranno presto rilasciati, grazie!”.
Abbiamo? È il Presidente eletto, ma non è ancora il Presidente, perché ancora si insedia, in sella c’è ancora Biden, quali siano i suoi meriti non si sa: poteri dell’ignoto!
In effetti gli americani hanno avuto un ruolo chiave come terzo negoziatore ma si è tratta di una attività diplomatica che aveva preso piede da subito dopo l’assalto del settembre 2023 e che è proseguita sino a ieri.
Comunque l’annuncio ufficiale lo ha dato a Doha il primo ministro del Qatar, Mohammed Al Thani, che ha confermato il rilascio di 33 ostaggi israeliani, tutti vivi, nella prima fase della tregua a Gaza, tra cui donne, bambini, anziani e civili feriti o malati.
“Il cessate il fuoco”, ha aggiunto “durerà 42 giorni, in cambio Tel Aviv rilascerà un certo numero di prigionieri”. In totale, alla fine, dovrebbero essere un migliaio.
La notizia era trapelata prima e già da qualche ora era cominciata una doppia festa: a Gaza e, da parte dei familiari degli ostaggi, a Tel Aviv.
In Israele non tutti sono d’accordo, e il parlamento non approverà all’unanimità il trattato di tregua: l’estrema destra contesta e parla di “accordo pericoloso per la sicurezza”.
La tregua avrà inizio domenica, ma Al Thani si augura che in questi giorni non ci siano operazioni militari, “poi i dettagli delle fasi due e tre saranno finalizzati nelle prossime settimane. Con Egitto e Stati Uniti ci adopereremo per garantire che tutte le parti mantengano gli impegni”.
Nel mondo il plauso è unanime.
Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres esprime massima soddisfazione: “Diamo il benvenuto all’accordo e siamo pronti ad alleviare da subito le sofferenze del popolo palestinese che ha patito molto in questi mesi”.
Da Berlino a Parigi, da Londra a Madrid, è un coro. Palazzo Chigi ha diffuso una nota: “Va rilanciata una pace giusta basata sulla soluzione dei due Stati, all’interno di confini mutualmente riconosciuti”. Osserva il nostro ministro degli Esteri, Antonio Tajani: “Lunedì sarò in Israele e Palestina. Siamo pronti anche a dare una presenza militare in previsione di una eventuale decisione Onu di dar vita a una sorta di amministrazione modello Unifil”.
Il Vaticano, attraverso le parole del cardinale Matteo Zuppi presidente della Cei: “Speriamo che si evitino altre sofferenze e si cominci a preparare anche qualcosa di stabile e duraturo”.
Eri Kaneko, portavoce del Coordinamento affari umanitari Onu, ha buttato sul tappeto le questioni urgenti, le più drammatiche e ha chiesto subito che si possa offrire la necessaria assistenza umanitaria ai civili palestinesi “con la rimozione dei vari ostacoli come le restrizioni all’ingresso delle merci, l’assenza di sicurezza e la mancanza di carburante”.
Il nostro auspicio è che la colomba della pace finalmente torni a volare su quella terra.

