Intanto non é giusto che ogni governo si faccia la sua legge elettorale. Il Mattarellum del 1993 fu il risultato della spinta referendaria (che assecondò la richiesta di capovolgere il significato del referendum abrogativo in senso propositivo) e fu votato prevalentemente da coloro che, grazie al Mattarellum, persero le elezioni. Il Porcellum fu voluto e votato nel 2005 dalla maggioranza di governo che se ne doveva avvantaggiare e invece vinse l’opposizione (se si fosse votato col Mattarellum avrebbero vinto gli altri). Il Rosatellum fu anch’esso votato dalla maggioranza nel 2017 e nel 2018 vinse l’opposizione (i Cinque stelle). Ora é vero che dal 1994 alle elezioni le maggioranze di governo hanno sempre perso le elezioni, ma é anche vero che le leggi elettorali generalmente votate a maggioranza non hanno avvantaggiato chi le ha proposte. Quest’anno si rischia il paradosso. Siccome i sondaggi danno una situazione di parità tra i due poli o addirittura un lieve vantaggio, é sempre capitato così, per le liste di opposizione, ecco che la maggioranza di centro-destra insiste per approvare una legge che contiene un premio di maggioranza di 70 deputati e di 35 senatori per la prima coalizione ammesso che abbia superato il 40%. Cioè la maggioranza di governo rischia con la sua legge, che vuole assolutamente approvare, di regalare 70 deputati e 35 senatori all’opposizione. E quest’ultima si oppone a una legge che potrebbe garantirle un premio di altrettanti parlamentari. Autolesionismo? Posizioni assurde e abnormi? Da un punto di vista logico é così. Intanto se i sondaggi confermano un trend negativo per il centro-destra dubito che dall’altra parte si mantenga un’opposizione di principio a un premio di maggioranza del quale potrebbe essa stessa godere. Ma il problema politico é un altro. Si fronteggiano i bipolaristi che non accettano il responso elettorale e intendono violentarlo in base ad interessi politici di parte e i proporzionalisti che accettano anche il pareggio. Se le elezioni segnassero una situazione di sostanziale parità potrebbe nascere un governo senza gli estremi di destra e di sinistra. Una sorta di Draghi bis, che non sarebbe neppure un male e si inserirebbe nel solco tracciato dalla volontà popolare. Questo innanzitutto non vuole la Meloni che all’opposizione del governo Draghi costruì il proprio consenso ai danni della Lega. Ma questo non vuole neanche la Schlein che non é Renzi e neppure Bersani, più sensibili alle mediazioni e alla solidarietà nazionale. Dunque prevedo che i bipolaristi vinceranno e distorceranno i rapporti di forza che potrebbero essere segnati dal voto del 2027. Noi siamo con Calenda dalla parte non tanto dei pareggisti ma del rispetto del voto popolare. Siamo in un sistema parlamentare e gli elettori scelgono (magari con le preferenze, finalmente) i loro rappresentanti. Non scelgono il governo. Il potere legislativo e il potere esecutivo li ha divisi la Costituzione. Fino a che la Costituzione esisterà in quanto tale, si potranno fare tutte le leggi elettorali che si vogliono, pur tenendo presente che la ripartizione dei seggi al Senato é su base regionale (articolo 57), ma non se ne potrà mai fare una che distorca la volontà degli elettori. Questo é un punto molto delicato. Dare un premio di maggioranza a chi supera il 40% risulta ben peggio della cosiddetta legge truffa del 1953 che lo contemplava a chi avesse superato il 50, ma fissare la norma secondo la quale la prima coalizione che ha superato il 40% usufruisce del premio anche se ha ottenuto solo lo 0,1 per cento in più dell’altra (col 41 si va a un premio di 16-17 punti percentuali) rappresenta un attacco al sistema democratico rappresentativo, una legge truffissima, e penso che la Corte dovrebbe dire la sua.
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Direttore. Nasce a Reggio Emilia nel 1951, laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna nel 1980, dal 1975 al 1993 é consigliere comunale di Reggio, nel 1977 é segretario provinciale del Psi, nel febbraio del 1987 è vice sindaco con le deleghe alla cultura e allo sport, e nel giugno dello stesso anno viene eletto deputato. Confermato con le elezioni del 1992, dal 1994 si dedica ad un’intensa attività editoriale (alla fine saranno una ventina i libri scritti). Nel 2005 viene nominato sottosegretario alle Infrastrutture per il Nuovo Psi nel governo Berlusconi. Nel 2006 viene rieletto deputato nel Nuovo PSI. Nel 2007 aderisce alla Costituente socialista nel centro-sinistra. Nel 2009 é assessore allo sport e poi all’ambiente nel comune di Reggio. Dal 2013 al 2022 dirige l’Avanti online.


1 commento
A proposito di legge elettorale, mi è capitato più di una volta, anche su queste pagine, di esprimere l’opinione che il proporzionale, con relative preferenze, andrebbe abbinato alla elezione diretta del Presidente del Consiglio, così da coniugare rappresentanza e governabilità, elezione diretta che non mi pare essere invece condivisa dalla sinistra, nonostante la stessa nulla sembra eccepire ed obiettare riguardo a quella in vigore per Sindaci e Governatori (il che, di per sé, darebbe l’idea di una contraddizione).
Quanto al premio di maggioranza (70 Deputati e 35 Senatori) per la coalizione che avesse a superare il 40%, in Emilia Romagna, se non vado errato, ossia una Regione guidata da sempre dalla sinistra, la legge che ne disciplina l’elezione della propria Assemblea legislativa, consentendo il voto disgiunto, prevede che il candidato Presidente risultato eletto disponga della maggioranza dei seggi, così da assicurare la governabilità (e non mi risulta esservi una soglia minima per poter ricoprire il ruolo di Presidente).
Se le cose stessero effettivamente così, mi verrebbe allora da dire che non andrebbe messo in discussione il premio di maggioranza (pena il verosimile cadere in una seconda contraddizione), anche perché si tratterebbe di meccanismo in atto pure in Emilia Romagna, peraltro senza che sia ivi richiesta una percentuale minima di consensi per arrivare alla Presidenza, ma si può casomai e piuttosto discettare sulla entità del “premio”, e sulle condizioni per attivarlo, nel senso di non aver preclusioni al confronto.
E’ pur vero che il “premio” sbilancia la rappresentanza a favore della lista o coalizione vincente, ma tale “squilibrio” può verificarsi in modo ancor più pronunciato nel “collegio uninominale”, dove la parte uscita perdente, semmai per pochi voti, non ha poi alcuna voce in sede parlamentare, talché vedo con maggior favore il sistema proporzionale, associato tuttavia al Presidenzialismo (rafforzato o meno dal premio di maggioranza, che nella legge regionale era un tempo costituito dal “listino”, come quota maggioritaria).
Paolo Bolognesi 17.05.2026