Quattro al ritorno e tre all’andata, in totale sette.
Uno schiaffatone a sette dita stampate sul faccione di Donnarumma, poverino, che di colpe ne ha davvero poche ma non è colpa nostra se il portiere è lui e se il simbolo dei goal subiti è proprio il numero 1 (una volta) di ogni squadra.
Ripensate, e ripensiamo, a tutto quello che è stato detto alla vigilia di questa partita da tutti, dallo staff tecnico ai dirigenti, dagli addetti ai lavori ai giornalisti.
Il leit-motiv era “una partita inutile ma che servirà a misurare la nostra forza in vista dei palyoff”.
Risultato finale: drammatico.
E dire che tutti avevano detto che la Norvegia era una buona squadra ma non una grande.
Quando fu sorteggiato questo girone tutti i commentatori dissero che era uno dei più facili. Auguri.
E invece una partita indecente.
Al di là del risultato è la prestazione a lasciare sconcertati.
Undici fantasmi che vagavano sul campo alla ricerca del senso dell’essere.
La percezione è che anche da questo mondiale saremo fuori e saranno tre le volte consecutive.
Dalla sede federale di Via Allegri 14 il silenzio è tombale. E pensare che quello sciagurato di Tavecchio nel 2018 fu cacciato senza pietà un minuto dopo.
Le colpe di questa patetica situazione sono molto poco tecniche, il materiale umano è quello che è.
Di giocatori italiani bravi non ve ne sono, figuriamoci di fuoriclasse.
Poi c’è la gestione: pessima.
Allenatori inappropriati.
Le migliori stagioni della nostra nazionale si sono avute quando ad allenare la prima squadra andavano quelli che avevano guidato dell’under 21.
Bearzot successe a Valcareggi, Vicini successe a Bearzot.
E già perché l’allenatore deve essere un selezionatore, cosa ben diversa dal mister di un club.
E quale scuola migliore se non quella delle giovanili azzurre.
L’eccezione felice di Lippi ci fu proprio perché non agì da allenatore ma da selezionatore.
Caso unico.
E non diamo la colpa agli stranieri.
I giovani si formano accostandosi alla prima squadra e, se nella prima squadra ci sono fuoriclasse, il talento di questi si trasmette ai ragazzi indipendentemente dai passaporti.
Ma anche gli stranieri che sono in Italia non sono dei top player.
Il livello dell’intero campionato di serie A è basso.
E di fronte ad una realtà economica incapace di fare il salto di qualità l’unica strada sono i campionati minori.
E qui subentrano i vertici.
Risorse, strutture, denari, tutto quel che serve a far vivere bene i campionati minori è ben accetto.
Quando? Non certo in tempo per marzo.
E i calcoli sui sorteggi sono inutili, anche la mia San Marino ci metterebbe in difficoltà.
Salvo miracoli saremo fuori un’altra volta.
Hurrà.


1 commento
Fate il conto di quante squadre di A sono di fondi e società straniere.
Considerate che il football, così com’è giocato ora, sia in grad0 di far emergere bravi giocatori? Oppure li livella tutti con una pratica che a me fa tornare in mente il “gioco dei 4 cantoni” che usava nei paesi molti decenni fa?
Non c’è la nazionale perché non ci sono più squadre nazionali.