di Alessandro Palumbo
Nel 1963, in pieno boom economico usci un film di grande valore sociale “le mani sulla città” di Francesco Rosi. In una delle scene più iconiche del film il protagonista, un costruttore cinico e senza scrupoli, interpretato da un bravissimo Rod Steiger, ha un incontro/scontro con il consigliere comunale di opposizione e gli lancia l’accusa di essere contro lo sviluppo, la modernità, di voler lasciare tutto come è.
Questa scena, mutatis mutandis, può rappresentare il dibattito sulle vicende urbanistiche milanesi.
Milano negli ultimi anni ha avuto una crescita esponenziale della trasformazione urbanistica ed edilizia, interi quartieri popolari, come l’Isola, sono diventati residenza per super ricchi e luna park per la gente comune, che li si reca per vedere svettare i palazzi e i grattacieli della nuova Milano.
Anche la zona della vecchia Fiera Campionaria è stata trasformata in grattacieli per uffici e zona commerciale per gente comune (peccato che i negozi comincino a chiudere).
Insomma la trasformazione è radicale con fortissimi investimenti esteri che ora si rivolgono verso la zona di San Siro con l’ipotesi di demolizione dello storico stadio Meazza e verso la popolare zona di viale Monza che ora con provincialismo è stata rinominata NoLo (north of loreto sic.)
Indubbiamente la capacità di attrarre capitali stranieri e di intervenire sulla pianificazione territoriale è un fatto positivo, ma quello che è negativo e incomprensibile è che questo avvenga senza che i cittadini, le rappresentanze intermedie, il consiglio comunale abbia partecipato ad un dibattito serio sulle linee di sviluppo della città e soprattutto sotto il motto “chi contesta è contro il progresso”.
Non è un caso che le indagini della magistratura che hanno portato ad un blocco dei cantieri hanno preso le mosse da denunce di comitati di cittadini che si sono visti costruire all’interno di cortili dei palazzoni, al posto di case a due piani grattacieli.
Quando la magistratura è intervenuta si è sentito il bisogno di intervenire con una legge interpretativa che sanasse il tutto, un cosiddetto salva Milano, come se la necessità di una attenta riflessione su procedure e su linee di sviluppo fosse la volontà di bloccare un progresso benefico.
La realtà è che le scelte urbanistiche ed edilizie hanno finito per creare una città luccicante , una sorta di Disneyland per turisti espellendo la classe media che ora cerca rifugio nell’hinterland milanese, e lo chiamo hinterland appositamente perché la città metropolitana, strumento questo si indispensabile per una corretta pianificazione, è inesistente.
Cosi abbiamo sulla carta una città metropolitana che dovrebbe avere una pianificazione urbanistica, di servizi, di mobilità integrata ed unica, che è invece totalmente assente.
La piccola città di Milano municipale vede lo sviluppo nei grattacieli a 14000 euro a mq (quotazione media ) e gli affitti a 24 euro a mq ( bilocale di circa 60mq 1500 euro mensili) e il resto dell’hinterland che si attrezza per ricevere cittadini che poi andranno a intasare la mobilità per andare al lavoro, a teatro negli ospedali etc.
La mancanza di discussione, di visione di sviluppo, di accelerazione, di mancata integrazione con la città metropolitana, di gentrificazione con l’espulsione dei ceti medi e un contemporaneo degrado di parte del patrimonio edilizio popolare, la crescita di una città di aperitivi a basso costo, di studenti che non trovano soluzioni abitative non si chiama sviluppo.
Anche l’argomento che questi problemi sono comuni a tutte le grandi metropoli è una arma spuntata proprio perché a Milano manca la pianificazione di servizi e urbanistica della Grande Milano (area metropolitana) unica che può trasformare la crescita in sviluppo.
Si è detto che la magistratura sta intervenendo in compiti della politica, la verità è che la classe politica milanese è stata completamente assente lasciando agli investitori privati il compito di disegnare la città e anche gli ultimi sviluppi giudiziari con le dimissioni dell’assessore alla partita ci confermano l’idea di una politica assente e senza idee.
La città metropolitana deve essere la protagonista, bisogna dotarla di poteri e di un Sindaco eletto direttamente dai cittadini, deve tornare a disegnare linee di sviluppo di edilizia convenzionata, di spazi verdi, di aree
ludiche, di servizi integrati con la mobilità, di uffici coerenti con lo sviluppo dello smart working, di coworking pubblici, la città non può più essere quella municipale e della ztl.
Il progetto della smart city per tutti deve uscire dai convegni e entrare nella realtà, la politica torni a programmare, avere idee, ascoltare, ora o mai più.
“di una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che da a una tua domanda“.
Italo Calvino

