di Alessandro Perelli.
L’ argomento era stato un po’ sottaciuto da Xi Jimoing durante l’ultimo congresso del partito comunista cinese, che lo aveva rieletto praticamente a vita alla guida del Paese, se non indirettamente collegato alla volontà di espansione politica e strategica della Cina. La scelta di basare sulla energia nucleare il futuro sia dal punto di vista civile che militare e’ invece nei fatti e rappresenta uno dei fondamenti dell’iniziativa politica del leader comunista. Se ne era parlato ampiamente invece durante l’ultimo recente incontro a Mosca tra Putin e Xi Jimoing anche se volutamente nascosto dalla propaganda del piano di pace cinese per risolvere la questione della guerra in Ucraina. In realtà la compagnia nucleare russa Rosatom e la China National Nuclear Corporation hanno approfondito la loro partnership e deciso di elaborare un programma di produzione dei cosiddetti reattori a neutroni veloci per i prossimi anni. Una collaborazione bilaterale che potenzierà ulteriormente la capacità di Pechino in questo settore energetico. A margine dell’ incontro di Mosca sono state considerate invece del tutto risibili le dichiarazioni congiunte di preoccupazione per il programma di cooperazione sottomarina a propulsione nucleare tra Stati Uniti, Regno Unito e Australia e per il piano del Giappone di scaricare in mare l’acqua contaminata dall’incidente della centrale nucleare di Fukushima. Due Paesi che stringono intese per la proliferazione dell’atomo, che si lamentano per le azione difensive degli altri in questo settore e fanno le pulci al nucleare altrui non sono francamente molto credibili. In realtà sono ormai evidenti le mosse della Cina che sta rapidamente espandendo il suo arsenale atomico e sta aumentando non solo le testate nucleari ma anche i suoi sistemi di erogazione e migliorando la loro efficacia. Secondo un rapporto del Pentagono il regime comunista avra’ entro il 2030 mille armi nucleari e 200 missili terrestre in gradi di colpire gli Stati Uniti. Alla faccia delle poco credibili preoccupazioni espresse da Xi Jimoing sulla proliferazione incontrollata. Ma lo sviluppo in questo settore energetico non e’ solo pericoloso per gli Usa ma sta avendo un effetto negativo sulla sicurezza globale aumentando l’imprevedibilità strategica. Xi Jimoing inoltre sta lavorando per contrastare le sanzioni internazionali contro l’Iran e la Corea del Nord impegnati a sviluppare il loro programma nucleare, fornendo probabilmente a questi Stati preziosa assistenza. La scelta decisamente atomica di Pechino riguarda anche la crescita economica del Paese. Si vuole trasformare l’energia nucleare in un mercato da 1000 miliardi di dollari entro il 2025. La Cina superera’ presto la Francia diventando la nazione con il maggior numero di reattori nucleari dietro gli Stati Uniti. L’utilizzo di essi è ormai esteso anche per usi medici, industriali e di protezione ambientale. Questa fonte svolge un ruolo fondamentale nella strategia energetica di Pechino soprattutto nelle zone costiere, dove l’economia si sta sviluppando rapidamente e ove le centrali nucleari possono essere costruite vicino al centri di domanda. C’e’ però ancora un punto interrogativo da sciogliere che potrebbe costituire il tallone d’Achille di questa strategia. Questo consiste nel ricorso a fornitori stranieri per i materiali necessari come accade per l’approvvigionamento di uranio. Proprio per fare fronte a questa carenza si stanno intensificando le ricerche di questo componente essenziale nel sottosuolo da parte dei geologi cinesi che recentemente ne sono riusciti a scoprire grosse quantità a grandi profondità della superficie terrestre. Un’estrazione che non sara’ facile ma sulla quale si stanno perfezionando le tecniche e gli studi. Anche per questo motivo il trattato New Start che a livello internazionale fissava, alcuni anni fa, a 1550 il numero massimo delle testate atomiche operative, sta ormai dimostrando la sua inefficacia e gli Stati Uniti hanno proposto a Cina e Russia una riscrittura.

