di Aldo Repeti
Nell’analizzare il voto delle recenti amministrative occorre fare una netta distinzione fra quelli che sono i risultati espressi in % ed i voti assoluti.
I primi, tenendo conto del rapporto fra voti espressi e votanti, possono dare interpretazioni differenti proprio in virtù di una diminuzione dei votanti. Interpretazioni differenti che possono esplicitare vittorie o sconfitte su spostamenti percentuali. Spostamenti che però non rispecchiano sempre e matematicamente gli spostamenti del voto assoluto. Ovvero dei voti espressi dai cittadini.
In effetti, se noi analizziamo i voti assoluti ci accorgiamo di una serie di situazioni che aprono inevitabilmente riflessioni di carattere politico.
Il confronto fra le elezioni amministrative del 2018 e quelle del 2023 per i comuni capoluogo ci consegna una situazione riassumibile, in punta di puro calcolo matematico, come di seguito espressa:
1) il centrodestra registra in modo piuttosto omogeneo un incremento di voti assoluti. Su 13 comuni capoluoghi il centrodestra risulta fortemente attrattivo rispetto al 2023 in 9 comuni, attrattivo ma non significativamente in 2 comuni, decisamente non attrattivo in 1 comune. L’attrattività è calcolata sull’incremento di voti assoluti tra il 2018 ed il 2023. Questo quadro testimonia dunque una crescita significativa del centrodestra e ciò, paradossalmente, in un contesto in cui l’astensione rispetto al 2018 è aumentata;
2) il centrosinistra fa molta fatica a recuperare i voti del 2018 che, laddove si presenta col M5S che nel 2018 era da solo, assume un carattere ancora più marcato. Il centrosinistra risulta fortemente attrattivo in 2 comuni, stabile in 2 comuni ed affatto attrattivo in 9 comuni. Il centrosinistra non incrementa i voti assoluti e si accompagna ad una diffusa perdita di consenso dello stesso PD;
3) notevole impatto hanno, come logico, le aggregazioni civiche, presenti in entrambi gli schieramenti. Ma anche qui vale che mentre per il centrodestra queste realtà civiche hanno il potenziale di incrementare ulteriormente il proprio eventuale consenso, nel centrosinistra non impattano significativamente al più consentendo una quasi parità tra 2018 e 2023.
4) questa analisi pone in risalto, dunque, il tema di quale proposta politica creare per attrarre elettorato verso il centrosinistra e ciò risulta dirimente a prescindere dalle vittorie percentuali che si registrano e se si vuol inquadrare in una lettura di politica nazionale;
5) Volutamente non si è analizzato il voto del terzo polo o altre realtà a sinistra che, sicuramente ed a prescindere dall’andamento, costituiscono un bacino che potrebbe/dovrebbe essere aggredibile dal centrosinistra in un quadro di proposta politica ma non di una proposta all’insegna del “tutti contro la destra”;
5) Il discorso sul PSI merita un focus. Su 79 comuni non capoluogo, sopra i 15.000 abitanti il PSI non presenta il simbolo in 70 comuni. Si presenta in 7 comuni del centrosud col solo simbolo, in due comuni del centronord si presenta con IV/Azione e con civici. Su 13 comuni capoluogo presenta il simbolo in due soli comuni ma non da solo: con IV/Azione a Pisa con i Verdi a Terni;
6) Il PSI dunque laddove il voto esce dal piccolo paese per orientarsi ad essere un voto più politico rivela una grossa difficoltà se non proprio una netta incapacità a presentare una propria lista.
Questi elementi a loro volta sono utili a comprendere che il centrodestra ha capacità di allargare il proprio consenso elettorale grazie ad una efficace piattaforma politica che fa breccia in modo più o meno omogeneo in varie parti di Italia. Di contro, il PD, con la piattaforma del “tutti insieme contro la destra” può raggiungere la vittoria percentuale di qualche comune ma non si concretizza in un incremento di voti assoluti. Quindi il “tutti contro”, il pericolo del “ritorno del fascismo” non sono elementi appetibili per l’elettorato.
Per incrementare i voti il centrosinistra necessita di una politica che non radicalizzi la propria identità né tantomeno faccia affidamento sul pericolo “fascista”, ma deve mettere in campo iniziative che consentano a larghe fette di elettorato attratte dal centrodestra di “credere” in una posizione politica alternativa in termini di visione del Paese.
Quindi in termini di voti assoluti l’alleanza fra PD e M5S non è una proposta espansiva non riuscendo a conquistare parte dell’elettorato indeciso o spostato nel voto al centrodestra.
Questa analisi è confermata dall’esito dei ballottaggi che hanno testimoniato anche la forza dei candidati a sindaco scelti a favore del centrodestra. L’unica realtà conquistata dal centrosinistra è Vicenza dove il candidato Sindaco ha voluto caratterizzare e significativamente, la competizione non su temi nazionali ma su temi cittadini, tanto da non invitare rappresentanti nazionali di PD e M5S.
Ultimo focus di analisi sul PSI. Il partito, da anni ormai, testimonia una netta impossibilità a presentare proprie liste anche in realtà amministrative, come i comuni, che in teoria ed in applicazione di principi validi un tempo, dovrebbero essere più congeniali grazie al radicamento territoriale. Da qui si pone come dirimente comprendere la validità, oltre il velleitarismo, di lanciare il mantra del “presentiamo liste PSI alle Europee” quando su tutto il territorio dovranno essere raccolte le firme. E ricordiamo che le firme da raccogliere saranno tra 30.000 e 35.000 di cui almeno il 10% raccolte in ognuna delle regioni di ogni circoscrizione.
Ed in merito proprio alle elezioni europee si pone una prima riflessione interessante.
Mentre è chiaro il disegno che sta emergendo in tutta Europa, dove l’avanzata delle varie formazioni di centrodestra è un dato di fatto, ovvero quello di una proposta di alleanza fra conservatori e popolari per la guida del prossimo parlamento europeo, all’insegna di valori e principi tipici del conservatorismo in ogni ambito (diritti, famiglia, sovranità, confini, immigrazioni), emerge come assordante la proposta politica del PSE, anche qui sufficientemente attrattiva, che superi l’esclusivo richiamo ideologico a valori e principi costitutivi della sinistra europea.
A fronte di una “richiesta” sempre maggiore che emerge dalle comunità europee indirizzata verso principi di “protezione” (dal diverso, dalle crisi sociali ed economiche, dall’impatto della guerra, ecc.) sussiste il solo richiamo ai valori fondanti dell’Europa, la riproposizione di “schemi e ricette” che hanno caratterizzato la crescita civile, politica ed economica del continente europeo, ma pesa l’assenza di una “visione” di futuro che sappia coniugare le richieste di “protezione” con il rispetto di tali principi. E’ come se si facesse affidamento alla sola adesione fideistica a ciò che la sinistra ha rappresentato senza confidare in risposte ai problemi dell’oggi.
I socialisti, nel caso mi riferisco a quelli italiani, da sempre hanno incarnato la capacità di leggere i fenomeni e proporsi come “innovativi” su vari fronti. Oggi possono arroccarsi sulla difesa dello status quo immolandosi ideologicamente su quanto fatto e proporre le stesse ricette per un mondo profondamente cambiato e profondamente in cambiamento? E’ sufficiente affidarsi all’appartenenza al PSE per caratterizzarsi politicamente senza che questa caratterizzazione si concretizzi con una proposta politica? Anche in Europa, così come in Italia, il voto fidelizzato legato alla storia, sta sempre più scemando facendo i conti con nuovi temi dall’ambiente all’emersione delle tematiche legate al progresso tecnologico. Vogliamo continuare ad essere difensori di un portato storico oppure comprendiamo che dobbiamo renderlo applicabile ed impiegabile nella nuova realtà? Se la risposta giusta è la seconda, come reputo, allora bisogna comprendere che dobbiamo guardare ad un mondo che non si riconosce esclusivamente nella nostra storia, ad un mondo che reputa condivisibili quei valori del portato storico e che vuol tutelarli e proiettarli nel futuro. Occorre contaminarci con esperienze “altre” presenti nel tessuto politico e culturale italiano ed europeo al fine di consentire che questi principi e valori oltre alla declamata attualità, siano anche vissuti come una esigenza cogente per il futuro.

