Giovanni Fuochi, così si chiama il colonnello dell’aeronautica in pensione che torna a dare spettacolo con evidenti segnali di malattia fascista.
Il 25 luglio ha pubblicato su Facebook la sua foto cn indosso la divisa delle SS. «Sono fascista e ne sono orgoglioso», ha scritto nel post. Il novello Vannacci ha anche aggiunto, con sfida: “Sinistrorsi vi aspetto“.
L’attempato aviatore ha anche risposto a quanti, molti, lo hanno acclamato nei commenti alla foto, con fare molto compiaciuto: “Devi vedere l’intera uniforme: stivali e pistola Luger L8 compresa». E ancora: “Se mi dessero un po’ di spazio vedresti come spariscono gli Lgbt e coglioni vari“. E continua: “Sono fascista e ne sono orgoglioso, chi si professa democratico è di gran lunga più intollerante di me“.
Il quotidiano Libertà di Piacenza è subito corso a chiedergli spiegazioni, e lui ha risposto: “Colleziono uniformi e volevo dire sveglia, un po’ come Vannacci“.
Ora, che l’esempio dell’ormai europarlamentare leghista non sarebbe passato sotto silenzio lo avevamo già capito da parecchio. Che però altri ufficiali delle nostre forze armate osassero venire allo scoperto come topi dalle fogne, non era poi così scontato.
Di solito i topi scappano dalle loro buie dimore in due casi: incendio o allagamento. Ma quelli sono topi e questi sono uomini. O sedicenti tali. Vengono allo scoperto per cosa? In cerca di fama? Sono vittime della modificazione massmediatica così tanto di moda oggi? Troppo semplice. Il guaio è più grosso.
Siamo lontani anni luce da ben altre figure di Ufficiali: il generale Dalla Rovere e il generale Dalla Chiesa si staranno ribaltando nella tomba. Poveretti. Come se ciò che gli hanno fatto in vita non fosse bastato.
Ma noi, “sinistrorsi“, davvero dobbiamo restarcene muti a guardare? Che nelle forze armate ci siano moltissimi fanatici del duce e altrettanti accaniti sostenitori dell’attuale governo è cosa nota. Che, però, noialtri si debba contemplare immobili questo show insano e strafottente, è un altro paio di maniche.
Quando la società non riesce a correggersi da sola, allora dovrebbero intervenire le istituzioni. Esiste un reato di vilipendio alla bandiera, ed esistono delle disposizioni che puniscono l’esaltazione del fascismo. Ma qualcosa di più rigido contro chi, avendo rappresentando o tutt’ora rappresentando le istituzioni stesse, si erge a redivivo fascista, potremmo anche pretenderlo. O no? Cos’altro dovremmo aspettare?
Certo, stando così le cose è pressoché impensabile che l’attuale legislatore intervenga a reprimere simili rigurgiti di violenza garantita. Allora tocca a noi non solo indignarci, ma combattere contro chiunque continui a negare il male fascista. Contro chiunque si permetta di farsi beffa delle migliaia e milioni di vittime che ci furono allora, e che rischiano di esserci adesso, che i tempi sembrano rotolare verso un nuovo abisso antidemocratico e assolutista.
Svegliamoci. E tu, Giovanni Fuochi, tornatene a nanna. Possibilmente in pigiama e non in divisa.


7 commenti
Lucia Abbatantuomo grazie per il tuo apprezzatissimo intervento in risposta a quel tal Giovanni Fuochi emulo di quel tal Vannucchi.
Siamo veramente al ridicolo e, al riguardo, coerente e bellissima la conclusione ove lo mandi a dormire…con il pigiama.
Un caro saluto Giorgio ANTONIAZZI
E’ più che comprensibile l’essere fortemente critici, e pure indignati, verso quanti esprimono simpatie “nostalgiche”, e controbattere le loro tesi, ma il volerli zittire, come più d’uno vorrebbe fare, da quanto mi capita di sentire in giro, incontra a mio modesto avviso due scogli, o controindicazioni, sul piano normativo e anche politico.
Riguardo al primo, pur da inesperto qual sono di materie giuridiche, mi pare che l’art. 21 della nostra Costituzione garantisca a ciascuno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, il che rappresenta già di per sé una “pietra miliare” per la libertà di opinione.
Per i liberalsocialisti, e chi si professa tale, dovrebbe poi valere la vecchia massima attribuita al celebre illuminista francese, ovvero il proporsi di difendere tenacemente il diritto altrui a poter dire anche quanto noi disapproviamo, e ci si dovrebbe altresì opporre a tendenze o tentazioni volte ad introdurre i cosiddetti “reati d’opinione”.
Circa gli aspetti politici, a me pare legittimo l’essere “accaniti sostenitori dell’attuale governo”, alla pari di chi tifa per Esecutivi di opposto segno, e soppeserei bene il voler togliere la parola a chi espone idee a noi sgradite, perché le idee prima o poi riemergono anche attraverso le urne, come ha comprovato il recente voto europeo.
Paolo Bolognesi 28.07.2024
Paolo Bolognesi, mi meraviglia che tu non sappia che proprio la Carta Costizionale, se da un lato sancisce la libertà di espressione del pensiero, con la XII disposizione transitoria ha vietato la ricostituzione del partito fascista e con la legge Scelba è stata vietata e punita qualunque manifestazione di apologia al fascismo (e al nazismo).
Riguardo all’art. XII delle disposizioni transitorie e finali, la nostra Costituzione, da quanto ne capisco, si limita a vietare la riorganizzazione del disciolto partito fascista, e a sospendere per non oltre un quinquennio il diritto di voto ed eleggibilità ai capi responsabili del regime fascista, e se la lingua italiana ha un senso il dichiararsi .nostalgici del Ventennio può meritare tutta la nostra disapprovazione ma non credo possa configurarsi come riorganizzazione del partito fascista (che deve sostanziarsi, a mio vedere almeno, con atti materiali e non opinioni, le quali afferiscono semmai all’art.21 della Carta).
Non mi sembra poi che, trascorso il predetto quinquennio, agli ex-gerarchi intenzionati a candidarsi per qualche carica politico-istituzionale fosse richiesto, per disposto costituzionale, di dover abiurare al fascismo, e così ad altri che avessero ricoperto ruoli politici dirigenziali durante il Ventennio, e altrettanto chiaro e lapidario pare essere l’art. 21, primo comma, della nostra Carta, che garantisce a tutti di poter manifestare liberamente il proprio pensiero nel modo che ciascuno ritiene, senza alcun rinvio a leggi ordinarie (e per quel che ne so i disposti costituzionali sono all’apice della gerarchia delle norme).
Ancorché nella fattispecie il mio punto di vista si differenzi da quello di Massimo Carugno, lo ringrazio comunque per essere intervenuto in questo scambio e confronto di idee, che LA GIUSTIZIA online ci rende possibile, dandoci altresì modo di capire quali siano stati, e lo siano oggi, gli orientamenti politici di chi ha appartenuto al PSI pre-Tangentoli, o ne è stato simpatizzante. A me capita non infrequentemente di non trovarmi d’accordo, in tutto o in parte, con le posizioni espresse nell’uno o altro articolo, ma lo considero quale aspetto di normale dialettica, salvo il risultare invece importuno (del che prenderei atto).
Paolo Bolognesi 30.07.2024
Paolo Bolognesi…ha dimenticato la legge Scelba che vieta qualunque atto o dichiarazione apolegetica al fascismo (e al nazismo) e comunque uno che si mette la divisa delle SS e si mette in bella mostra su Facebook non merita nessuna giustificazione neanche in nome della libertà di pensiero…specie da chi viene dalla tradizione socialista…
Riguardo all’apologia di fascismo, mi pare che la Cassazione, qualche mese fa, si sia espressa col ritenere punibile il saluto romano solo quando la sua esplicitazione configuri un concreto pericolo di ricostituzione del partito fascista, e mi sembra altresì di aver letto che, all’epoca, ossia quando fu concepita la legge n. 645/1952, non mancarono i dubbi circa la sua legittimità, al punto di domandarsi se potesse costituire atto di revisione costituzionale, e dunque non determinabile con legge ordinaria
Sempre dalle notizie che è dato apprendere, risulterebbe pure che non vi fosse un pensiero concorde ed unanime circa il sanzionare gli orientamenti politico ideologici, ma al di là delle questioni giuridiche, di competenza degli esperti della materia e di chi vi è preposto, la mia idea di liberalsocialismo, ovviamente confutabile, è quella del non doversi limitare la libera circolazione delle opinioni, anche quando sono lontane dalle nostre (ma forse vi sono due o più versioni del liberalsocialismo).
Paolo Bolognesi 30.07.2024
Una volta le famiglie del “regime” tenevano il fez del babbo o dello zio, nel cassone in soffitta. Ora l’hanno rispolverato. Ci sono anche tante “sorprese”.