Tensione al vertice Nato dell’Aja. Motivo? La soglia del 5% del Pil da destinare alle spese militari. Alcuni Paesi, Italia compresa, hanno accettato la corsa al riarmo voluta dagli Usa per l’Alleanza atlantica. In particolare, è sull’intesa tra Madrid e Nato che si sta consumando lo scontro. Le fonti interne della NATO ripetono “Nessuna deroga”. Ma la pensa diversamente il premier Pedro Sanchez, per cui il suo Paese spenderà meno delle percentuali fissate nell’accordo. Anche la Slovacchia si è allineata a Madrid.
A far saltare le carte in tavola è stato proprio Sánchez, pubblicando sui social la lettera ricevuta dal segretario generale della Nato, Mark Rutte, in cui si parla di “flessibilità” e di un “percorso sovrano” con cui la Spagna potrà “centrare gli obiettivi condivisi”. Parole che Sánchez interpreta come un riconoscimento formale della propria linea: pieno impegno, ma senza adesione alle percentuali imposte da Trump.
Anche la Slovacchia vuole “riservarsi il diritto sovrano di decidere a quale ritmo e in quale struttura è disposta ad aumentare il bilancio del ministero della Difesa” per “raggiungere il piano della Nato entro il 2035“: lo dice il premier slovacco Robert Fico precisando che
“in un periodo di risanamento delle finanze pubbliche e di recupero del tenore di vita medio nell’Ue, la Repubblica Slovacca ha altre priorità rispetto agli armamenti”.
Ma le fonti apicali dell’Alleanza insistono: “L’accordo non prevede deroghe”. Il livello di spesa dovrà comunque salire, secondo lo schema già noto: 3,5% per difesa convenzionale, più 1,5% per sicurezza, cyber e infrastrutture.
La Spagna firmerà la dichiarazione finale del vertice Nato per il target del 5% del Pil in spese per la difesa, ma punterà alla flessibilità
“per determinare il proprio percorso sovrano nel raggiungere gli obiettivi di capacità“.
Intanto, dagli Stati Uniti il messaggio è netto. “Donald Trump insisterà al vertice per il raggiungimento del 5% da parte di tutti i Paesi membri”, ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt. La pressione su governi restii ad accettare un tale salto – Spagna e Slovacchia, ma anche Canada e altri Paesi dell’est Europa – aumenterà.
Nella conferenza pre-vertice il segretario generale Rutte ha illustrato la posta in gioco. Il vertice dell’Aja, ha detto,
“segnerà un punto di svolta storico, con l’approvazione di un piano di investimenti ambizioso che stabilisce il 5% come nuovo parametro di riferimento per la valutazione difensiva”.
Questa è la narrazione che giustifica la corsa al riarmo, anche a costo di sacrificare welfare, sanità e istruzione. Si prepara una battaglia diplomatica.
E tensioni sono previste anche in tutta l’Aja, sede del summit NATO. Sono previste decine di manifestazioni contro il vertice, ma a causa delle rigide regole imposte dal comune dell’Aja, non saranno così imponenti come quelle già svoltesi a Bruxelles e a Madrid. Il comune ha designato solo due aree di manifestazione per un centinaio di manifestanti.
La città non ha richiesto ai manifestanti di registrare la manifestazione. Anzi, l’ha incoraggiata. Il comune ha ricevuto decine di registrazioni nelle ultime settimane, compresi alcuni gruppi che affermano di riunione migliaia di persone.


1 commento
Grazie. Informazioni molto precise e chiare. Pb