Di Alessandro Perelli
Il cosiddetto Piano Mattei per l’ Africa costantemente menzionato da Giorgia Meloni per giustificare gli accordi con Algeria , Libia e altri Paesi africani allo scopo senz’ altro condivisibile di costituire un hub energetico che possa rappresentare per l’ Italia e per l’ Europa una concreta alternativa al gas russo e’ stato citato anche nella recente intesa con la Tunisia e con il suo Presidente della Repubblica Kais Saied.
Con lui perché in un Paese trasformato da Saied in una Repubblica presidenziale ( ma forse sarebbe meglio definire dittatura) il Governo e il Parlamento (svuotati delle funzioni che esercitano in democrazia) non hanno più alcun reale potere. Così non ha sorpreso nessuno quanto avvenuto pochi giorni fa’ e cioe’ il licenziamento , da parte di Saied, della Premier Najla Bouden, la prima donna in Tunisia a svolgere questo ruolo, avvenuto senza un voto del Parlamento. Così come senza consultazioni , usuali in un Paese democratico, e’ avvenuta la nomina di Ahmed Hachani come nuovo Primo Ministro.
Avvocato ex direttore della Banca centrale e naturalmente fedelissimo del Presidente Hachani avra’ il compito di risollevare le sorti economiche del Paese ormai vicino al default la cui colpa e’ stata attribuita alla povera Bouden diventata capro espiatorio di comodo quando, come e’ ampiamente noto , in Tunisia tutto si muoveva solo per volontà di Saied . Sono soprattutto i soldi ancora bloccati del Fondo monetario internazionale a generare il pericolo di un ulteriore tracollo economico.
Un prestito che e’ ormai essenziale per il Paese dove il costo della vita sta toccando vertici mai riscontrati , dove nei negozi mancano i beni di prima necessità, dove cominciano a non essere reperibili molti medicinali, dove la disoccupazione continua ad aumentare come il malcontento nella popolazione. Lo sblocco del finanziamento di 1,9 miliardi di dollari e’ legato a delle riforme che Saied si rifiuta di intraprendere sostenendo di non accettare imposizioni esterne . Il Presidente tunisino gioca in maniera spregiudicata la carta delle migrazioni clandestine che si verificano, in numero sempre più massiccio, sulle coste soprattutto italiane.
Di qui il recente accordo alla presenza della nostra Premier Meloni e della Presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen . Un’ ‘ intesa conveniente per noi e per l’Unione Europea ma anche per lo stesso Saied che rinforza la sua credibilità internazionale e gli consente mano libera sul piano interno con la copertura sostanziale delle sue azioni antidemocratico e illiberali e del trattamento inumano nei suoi campi di raccolta dei clandestini subsahariani presenti. Tra l’ altro il colpo di stato in Niger , con la conseguenza del salto di un importante tappo per arrestare gli sbarchi clandestini ,rende ancora più indispensabile la Tunisia per evitare il caos nel Mediterraneo.
Quindi paradossalmente, a livello europeo ne intero, la figura di Saied risulta rafforzata. Infine l’ interessamento recente di Tunisi verso i Brics e’ un altro campanello di allarme sulla vocazione filo occidentale del Paese che sembrava di confermata dalla rivoluzione dei gelsomini del 2011. Ognuno sembra marciare solo pensando ai propri interessi. Ma dovra’ necessariamente fare i conti con il popolo tunisino che , come confermano i dati della partecipazione alle ultime elezioni ( circa il 10% degli aventi diritto al voto) e’ sempre più demotivato e deluso e pare non piu’ disposto a firmare cambiali in bianco a chicchessia.

