Non c’è sicuramente da stupirsi se in Olanda il trionfatore delle ultime elezioni politiche Geert Wilders, a capo di un partito di estrema destra che ha fatto della lotta all’immigrazione il suo caposaldo elettorale, sia riuscito a formare un nuovo Governo nonostante non abbia ottenuto la maggioranza assoluta per il suo partito e sia stato costretto a scendere a patti con altre tre forze politiche che, tra l’altro, hanno preteso che lui non diventasse il nuovo Premier. Anzi, era un po’ nell’ordine delle cose che accadesse in un territorio reduce dalla pluriennale esperienza di governo di Mark Tutte esponente di punta di quel Partito popolare che subito dopo il voto aveva dichiarato di non volersi alleare con Wilders. La politica, nei Paesi bassi come da noi, e’ fatta di compromessi ampiamente usati soprattutto quando si tratta di conservare il potere Stessa cosa si può dire del Movimento degli agricoltori (populista di destra) e del centrista Nuovo Contratto Sociale, gli altri due partiti scesi a patti con il Partito per la libertà di Wilders. Inoltre rimaneva lo spauracchio di nuove elezioni anticipate con nessuno che voleva rischiare una affermazione ancora più massiccia di Wilders e magari per certuni un arretramento che ne avrebbe causato la scomparsa dal Parlamento. Piuttosto c’è da soffermarsi su due elementi: il programma del nuovo Esecutivo e le ripercussioni che potra’ avere sulle prossime elezioni europee di giugno. Non sara’ il nuovo Premier ma Geert Wilders ha saputo imporre la sua impostazione programmatica. Il nuovo piano migratorio olandese sara’ contrassegnato dalla politica di asilo piu’ severa di sempre. La sua incompatibilità con le regole scelte da Bruxelles e’ profonda e la rotta di collisione con l’attuale Commissione Europea e’ evidente. Un altro motivo di contrasto con l’ UE sara’ quello dell’allargamento dei 27 Paesi ora aderenti il nuovo Esecutivo olandese stoppera’ tutte le motivazioni politiche che, soprattutto ultimamente, hanno permesso l’ avvio dei negoziati di adesione e rafforzera” la rigidita’ sulla necessita di completare tutte le riforme richieste ai Paesi che vogliono entrare nell’ Unione Europea. I Balcani occidentali troveranno sicuramente maggiori ostacoli. Non parliamo poi del concetto di “debito comune” tanto caro ad alcuni Paesi, come il nostro ma non solo, per attenuare il problema della rigidita’ dei bilanci e per avere maggiori possibilità di spesa e di crescita che con Rutte aveva avuto delle aperture. Wilders non fara’ sconti ne’ compromessi su questo argomento. Infine , per restare ai punti più rilevanti,, la politica ambientale impostata da Bruxelles fatta di regole anche severe per le questioni climatiche sara’ molto attenuata se non appannata ed eliminata dalla presenza nel governo di quel Movimento degli agricoltori nato proprio in opposizione a queste scelte ambientaliste. Ma cosa ci dice anche dal punto strettamente politico quello che sta succedendo a livello governativo nei Paesi Bassi ? Ci dice che una forza politica come il Partito per la Libertà, che appartiene al gruppo parlamentare europeo di ID (quello di Salvini e della Le Pen) ha trovato un’intesa con un partito aderente al gruppo parlamentare europeo dei popolari, quelli che adesso governano la Commissione con socialisti e liberatl e che hanno come prossimo candidato l’attuale Presidente Ursula von der Layen. Sono ampiamente noti gli approcci, anche se non completamente ricambiati, della stessa alla nostra Giorgia Meloni e al gruppo dei Riformisti e Conservatori europei che la comprende. L’atteggiamento dei popolari olandesi potrebbe essere la dimostrazione che il salto verso ID, dopo le elezioni di giugno, potrebbe essere compatibile in cambio di qualche concessione programmatica e con la esclusione di un rappresentante di ID come nuovo Capo della Commissione. A maggior ragione se anche la Le Pen attutisse i toni come ha fatto negli ultimi giorni magari seguita da Salvini (e da Vannacci). Fantapolitica? Forse, ma Macron e Scholtz sono avvertiti.

