Quando Trump fu eletto fece, tra le tante, due sparate delle quali, come si dice dalle mie parti, si improfumò particolarmente come un giovane pavoncello.
Dichiarò che nello spazio di un mese avrebbe risolto le due crisi internazionali: quella Ucraina e quella mediorientale.
Sull’Ucraina oggi si smentisce: “Si odiano così tanto che la pace mi appare impossibile”.
Sul medioriente viene smentito dal suo amichetto Netanyahu: “Ora siamo alla vigilia di un’invasione massiccia a Gaza”.
Auguri.
Non è la prima volta che il presidente americano si smentisce da solo, o le sue sparate vengono clamorosamente smentite dai fatti, ma c’è da star certi che l’acuirsi delle due crisi internazionali non sono di poco conto.
Richiamo la catastrofe internazionale.
Queste robe non è che ci debbano lasciare indifferenti solo perché avvengono a qualche migliaio di chilometri di distanza.
Un inasprimento dei conflitti potrebbe portare a conseguenze inimmaginabili.
Non ci scordiamo di Danzica e dell’invasione della Polonia da parte di Hitler.
Tutto il mondo pensava che fosse un bisticcio tra paesi confinanti e finì in 5 anni di guerra.
Sia in Ucraina che dalle parti di Gaza alla fine l’intervento di paesi terzi potrebbe essere inevitabile.
E, per quanto riguarda l’Ucraina, darebbe a Putin il pretesto o la scusa per puntare i missili altrove.
Da quelle parti non ragionano come noi, all’occidentale, e cioè che prima di sparare un colpo di fucile ci ripensiamo mille volte.
La valigetta nucleare di Putin ha la sicura aperta e il ditino con cui digitare i codici è sempre pronto.
L’ha detto più volte e, in maniera ancor più esplicita l’ha detto Medvedev che un po’ bocca aperta ci è.
Sul mediterraneo orientale, dopo aver capito che la riviera di Gaza favoleggiata da Trump restava appunto una favola, Netanyahu sta per lanciare l’offensiva contro il popolo palestinese, non contro Hamas, si badi bene.
La striscia di Gaza conta migliaia di morti tra i civili ma conta anche un assetto urbano interamente raso al suolo.
Provate voi a pensare di far crescere i vostri figli in mezzo a un deserto di macerie.
Impossibile.
Si sta avverando il suo disegno che ormai vede ostili, per fortuna, anche moltissimi israeliani.
Indurre il popolo palestinese ad abbandonare Israele.
E così la questione due popoli e due stati è bella che risolta.
Di fronte a una cosa del genere inevitabilmente ci sarebbe una vasta reazione internazionale.
Il tutto condito con un ruolo degli Usa che non è più quello di mediare e risolvere. Anzi, il contrario.
Con buona pace di Travaglio, di Salvini, di Orsini e di tutta quella manica di commentatori che si sforzano quotidianamente di dare ragione al trio Trump, Putin, Netanyahu.
In Italia la Meloni cerca di barcamenarsi tra il suo ruolo di leader, inserita nel contesto europeo e quindi concorde con la politica dell’europa occidentale della Von der Layen, di Macron, di Sanchez, di Starmer, da un lato e dall’altro dalle coccole sovraniste di Trump che la considera “la prediletta”.
Certo il Presidente americano, con le sue boutade di pessimo gusto come quella che lo ritrae vestito da Papa, non l’aiuta.
Ma non l’aiutano neanche in Italia e in famiglia, tra le fesserie quotidiane di Salvini e un cognato che, invitato a commentare il vatican look di Trump, ha detto: “Abbiamo visto leader di tante nazioni, dalla Cina, all’India, all’Africa che vestono in tanti modi, non condividiamo le loro scelte di abbigliamento ma ragioniamo di cose concrete”.
Capiamo che un ministro della repubblica non può esprimersi liberamente su una autentica schifezza di un presidente di uno stato alleato, anche se a ruota libera e a sproposito tra Trump e Musk ne hanno dette di tutti i colori, ma a fronte di una dichiarazione del genere un laconico no commeni sarebbe stato migliore.

