di Marika Forense.
Dal Guatemala al Venezuela, gli attacchi americani in Sud America dalla Guerra Fredda all’arresto di Nicolas Maduro. Nel 1954 mercenari addestrati da Washington hanno deposto il Colonnello Jacobo Arbenz Guzman, eletto democraticamente tre anni prima, colpevole di aver attuato una politica agraria sfavorevole e minacciosa nei confronti degli Stati Uniti, più precisamente di una potente società statunitense ossia la United Fruit Corporation, successivamente la Chiquita Brands. Tutto ciò portò all’instaurazione di una feroce dittatura militare guidata da Carlos Castillo Armas. Nel 2003 l’America ha riconosciuto ufficialmente il ruolo della CIA e nel nome della lotta al comunismo. Nel 1961, militanti anti-castristi addestrati e finanziati sempre dalla CIA, tentarono di rovesciare il regime comunista di Fidel Castro, fallendo nel tentativo che sfociò poi nella successiva crisi dei missili di Cuba nel 1962, ricordando quando l’URSS installò missili nucleari a Cuba rischiando di dar vita ad una guerra atomica mondiale. Nel 1965 gli USA inviarono i corpi speciali dei Marines a Santo Domingo per togliere di mezzo il Presidente di sinistra Juan Bosh. Nel 1973 Washington sostenne un governo dittatoriale, quello cileno guidato da Augusto Pinochet contro il Presidente Salvador Allende, anch’esso eletto nel 1970. Negli anni 70 e 80, sei regimi dittatoriali unirono le forze per eliminare gli oppositori di sinistra nell’ambito dell’operazione “Condor”, sempre con il tacito sostegno degli Stati Uniti. Nel 1972 il Presidente statunitense Ronald Reagan autorizzò segretamente la CIA a fornire circa 20 milioni di dollari di aiuti a favore dei Contras, i controrivoluzionari nicaraguensi, sempre il Presidente Reagan inviò una serie di consiglieri militari a El Salvador per eliminare e schiacciare la ribellione del Fronte Farabundo Martì. Un’altra elezione contestata da parte degli statunitensi è quella del 1989, il Presidente George W. Bush ordinò un intervento militare a Panama che portò alla resa del generale Manuel Noriega, ex collaboratore dell’intelligence americana. Ai giorni nostri (gennaio 2026), invece, Donald Trump decide di sequestrare il Presidente venezuelano Nicolas Maduro sottoponendolo alla giustizia americana in un tribunale di New York insieme a sua moglie, accusati di terrorismo e narcotraffico e vari crimini contro gli Stati Uniti. I paesi latini hanno sempre fatto gola ai Presidenti americani, forse perché il Sud America è un grosso giacimento petrolifero posto proprio sotto “casa loro”? L’Argentina, terza economia del sud America, detiene riserve petrolifere pari a 2,48 miliardi di barili di greggio, il Messico detiene circa 5,8 miliardi di barili di riserve accertate di greggio, l’Equador ha delle riserve di barili stimate a circa 8,3 miliardi, il Brasile circa 12,7 miliardi e infine il Venezuela con riserve petrolifere comprovate per un totale di 303,5 miliardi di barili di petrolio. Tra gli altri paesi detentori di riserve petrolifere spiccano Arabia Saudita, Iran e Africa, puntualmente prese di mira dalla follia e mania di occupazione illegittima americana. Adesso Trump ha messo gli occhi sulla Groenlandia che detiene grossi giacimenti di petrolio e gas, si stima che l’isola abbia il 13% delle risorse mondiali di greggio e il 30% delle risorse mondiali di gas, inoltre nel Paese sono presenti numerosi giacimenti di rubini, oro, diamanti e zinco. Il Tycoon asserisce che la Groenlandia sia di fondamentale importanza per la sicurezza USA, ma in fondo questa scusa non regge più. Gli Stati Uniti hanno sempre cercato di mettere le mani nei paesi ricchi di risorse naturali, come il petrolio, i diamanti e il gas, per impossessarsene indebitamente con la solita scusa del teatrino dell’esportazione della democrazia.

