Siamo di fronte al peggiore scenario mondiale del dopoguerra. A capo del più importante paese del mondo c’è un personaggio da commedia (ma “la commedia finì in tragedia”, scandisce il libretto di “Un ballo in maschera” di Verdi) che minaccia, offende, promette e poi smentisce, e lo fa con un linguaggio volgare da bettola di periferia. Quello di ieri in cui Trump invitava i suoi interlocutori a baciargli il deretano non è che l’ultima uscita di una serie di imprecazioni, di sbruffaggini e di stolte invocazioni contro il mondo intero. D’altronde il linguaggio triviale è di moda alla Casa bianca e nel governo. Musk oggi ha definito “cretino” e “somaro” il consigliere commerciale di Trump Peter Navarro. E che dire dell’incontro nello studio ovale tra Trump e Zelensky e del linguaggio usato dal primo? Ma il massimo del narcisismo idiota, dopo la riviera di Gaza, è costituita da quella gold card col volto di Trump che costa 5milioni di dollari, il prezzo per ottenere in cambio la cittadinanza americana. L’obbrobrio di scambiare i diritti e di comprarli o negarli in base al reddito è una vera e propria infamia. D’altronde credo che a Trump resti solo il linguaggio. Cioè la forma del suo governare. Una forma che unisce egocentrismo, supponenza e discriminazione. I suoi contenuti stanno subito vacillando. Ha dovuto sospendere per novanta giorni i dazi perchè si è accorto che il solo enunciarli ha messo in crisi le borse di tutto il mondo. Ha aperto una guerra commerciale con la Cina senza accorgersi che Pechino detiene (o deteneva) ben 300 miliardi di dollari del debito americano, secondo solo al Giappone con 671 miliardi, e che averli messi in vendita è costato un generale rimbalzo negativo agli altri titoli. La mano pesante di Trump aveva addirittura elevato al 120% i dazi alla Cina. Una provocatoria follia a cui Pechino aveva reagito imponendo ai prodotti americani un 80% di tariffe aggiuntive. Insomma, consapevole dei disastri provocati, ma assolutamente fiero di averli provocati, Trump ha fatto marcia indietro. Solo una tregua? Non penso, visto che il passo indietro ha provocato solidi e immediati rialzi di borsa. Trump aveva anche promesso in poche ore di mettere fine alla guerra in Ucraina. Ma si è reso conto che Putin non è disponibile nemmeno a un cessate il fuoco, accolto immediatamente invece da Zelensky. Anzi Mosca continua a bombardare e ieri nove bambini sono stati uccisi nelle vicinanze di Kiev. In Palestina sono ripresi i bombardamenti israeliani, altro che spiaggia per ricchi signori e sdraie al sole e aperitivi per lui e Natanyahu, mentre la trattativa sul nucleare con l’Iran non riesce a cavare un ragno dal buco. Ma in generale seminando odio e sfide a mezzo mondo, producendo minacce e offese, Trump aggiunge volgarità a tragedie. Gradasso ed esaltato si atteggia a risolutore quando risulta invece provocatore di effetti negativi o di colossali rodomontate. Per dirla con una frase abusata Trump appare sempre più la malattia e non la medicina per gli Stati uniti e il mondo. Descrive l’Europa come un covo di parassiti e non come la culla della democrazia. Pare non voglia addirittura trattare con l’Ue ma con i singoli paesi. La Meloni appare consapevole che non può inginocchiarsi e men che meno fare quel che ieri ha suggerito Trump perchè senza l’Europa l’Italia conterebbe nulla. Il tema dell’insensibilità al tema della democrazia e l’indifferenza a quello. della dittatura è oggi il nuovo approdo dell’inquilino della Casa bianca. Anche il suo nemico numero uno, Xi Jin Ping non viene attaccato perchè a capo di una dittatura, ma perché concorrente commerciale e lo stesso Putin non perchè ammazza i dissidenti e perché aggredisce un paese indipendente, ma perchè subalterno a Pechino, mentre Zelensky ha dovuto riconoscere il diritto americano a cibarsi delle terre rare in cambio della sua mediazione. Una nazione, la principale, che ha combattuto il nazi fascismo e il comunisno portando generalmente libertà, con la tragica eccezione dell’America latina, adesso non solo provoca danni economici al mondo intero ma mette in vendita la libertà e l’indipendenza dei popoli. Bè, caro Netanyahu, se non potrai goderti la riviera di Gaza potresti sempre andare a sciare sui ghiacci, divenuti neve, della Groenlandia…


3 commenti
Mi sembra che simil cloni di Trump ne abbiamo da tempo anche in Italia…
La parola volgare di Trump non era forse lo slogan di Grillo…
Arrivato ad oltre il 35%?…
Salvini e compagnia non ne parliamo…
Trump non è tornato indietro perché costretto…
Chi sapeva ha fatto i milioni di dollari in pochi giorni…
Lui o chi per lui tra essi ovviamente…
L’ Europa dovrebbe essere compatta ed unità…
Con gente tipo Orban, Salvini e la stessa Meloni…
Poi tra un po’ arriveranno persone simili in Francia…
E per la Germania al primo stornir di fronde…AFD in arrivo…
Etc.Etc…
Si, siamo fortemente in pericolo ma sembra che siamo addormentati…
E per i giovani è sconcertante che questi governi che decidono…
Vadano bene…
E’ più che legittimo l’essere molto critici nei confronti dell’attuale Presidente USA, ma non andrebbe tuttavia dimenticato che egli esprime la volontà dei suoi elettori, e non vedo cosa c’entrino “Orban, Salvini e la stessa Meloni”, per dirla come Stanghellini, a meno di pensare che i tre medesimi politici abbiano influito sul voto di oltreoceano (il che ha giocoforza dell’inverosimile e dell’incredibile).
Bisognerebbe allora chiedersi le ragioni di tale voto, diversamente l’analisi si ferma a metà strada, non facendoci comprendere appieno lo stato d’animo e lo spirito del popolo dalla bandiera a stelle e strisce, il quale è il primo giudice, fors’anche severo, quanto all’agire del proprio Presidente, e un’analisi monca rende nel contempo più difficile il concepire le “contromisure” da adottare al di qua dell’Atlantico.
E’ ovviamente altrettanto legittima l’ostilità al nostro attuale Governo, ma un pizzico i patriottismo vorrebbe che ci si augurasse un esito fruttuoso (vuoi per il Belpaese che per la UE) riguardo all’ormai prossimo viaggio in USA della nostra Premier, mentre avverto in giro, tra gli oppositori, un forte desiderio che la “traversata” si concluda in un nulla, così da avere ulteriori motivi per alzare il livello delle critiche.
Circa il linguaggio, non andrebbe scordato che, a casa nostra, vi furono anni in cui la “trasgressione” era di moda, anche nell’uso delle parole, il che trovava una qualche “benevolenza” nell’orbita di determinate parti politiche, in nome del libero esprimersi delle rispettive personalità, e mi pare dell’epoca pure il “go home”, salvo poi ricredersi se i destinatari di tale esortazione tornano davvero a casa.
Paolo Bolognesi 11.04.2025
Trump è un po’ “ducesco”. Fa e disfa. A noi può parere “senza senso”. Ma gli USA non sono mai stati senza senso.
Quello che sembrava rispetto all’Ucraina, cioè la fine della guerra ed un accordo sensato, non ha dato finora soluzioni. Anzi, a volte appare anche peggiore di prima. Unica novità il gruppo dei “volenterosi” (a guida UK).
La politica dei dazi appariva un “revanscismo” di potere. Si è fermato, per ora, causa “le boulersement” delle borse mondiali.
La globalizzazione fu voluta dal mondo occidentale (USA & Co). Ora a chi comanda negli USA non serve più.
E’ necessario individuare le linee guida del trumpismo, anche al di là delle mosse che ci paiono “strumpalate”.