L’ultimo sondaggio pubblicato ieri dal New York Times/Siena registra un nuovo record negativo del tasso di popolarità del presidente Trump, con il 59% degli americani che disapprova il suo operato e solo il 37% che l’approva.
Ma soprattutro questo nuovo sondaggio boccia non solo Donald Trump ma segnatamente la sua guerra contro l’Iran. Per la maggioranza degli elettori americani, il 64%, il presidente degli Stati Uniti ha sbagliato a decidere di attaccare.
Il tasso di disapprovazione di Trump sale ancora se si considera la sua politica nell’affrontare il costo della vita: fino al 69% dei delusi, cosa che del resto è fortemente legata alle conseguenze del conflitto con l’Iran. La crisi ha provocato l’aumento dei prezzi della benzina, e a cascata quello di molti altri prodotti.
Anche l’elemento principe della politica interna trumpiana, la campagna di deportazione di massa, vede un bilancio in negativo per il tycoon, bocciato dal 56% degli elettori in materia di immigrazione, e promosso solo dal 41%. Sono numeri destinati ad aumentare la preoccupazione dei repubblicani in vista delle elezioni di midterm fissate al prossimo novembre, nella quali tradizionalmente gioca il fattore del voto di protesta contro il partito del presidente impopolare.
Questo appare tanto più vero considerando che il 44% degli elettori ritiene di essere danneggiato personalmente dalle politiche sbagliate dell’amministrazione, marcando quasi 10 punti in più rispetto allo scorso autunno, quando il 36% esprimeva questa medesima opinione.
Inoltre, altro segnale importante in vista del voto di novembre, tra gli elettori indipendenti (cioè non iscritti come democratici o repubblicani) il tasso di disapprovazione di Trump sale al 69%, con un 47% che si dice direttamente danneggiato dalle sue politiche.
Ma il sondaggio descrive una situazione non certo rosea anche per il partito democratico: appena il 26% si dice soddisfatto dalla linea che sta seguendo, con un 44% di elettori democratici che si dice insoddisfatto del partito, mentre solo il 23% dei repubblicani afferma la stessa cosa dei propri rappresentanti.

Il vento sta cambiando per Donald Trump? A pochi mesi dalle significative rlezioni di midterm, il presidente americano si trova ad affrontare uno dei momenti più difficili del suo mandato. E a nulla sembrano valere le sue continue manifestazioni di forza contro gli iraniani, né le sue strette di mano al leader cinese.
Il trend generale conferma una perdita di consenso costante. La media aggregata dei sondaggi nazionali mostra, infatti, un progressivo deterioramento dell’indice di gradimento presidenziale fin dai primi mesi successivi all’insediamento.
E cosa stanno pensando di fare gli esperti curatori dell’immagine di Trump?
Sembra che stiano valutando una serie di strategie per tentare di influire sulla non buona situazione: dal ridisegno dei collegi in chiave favorevole ai repubblicani fino a modifiche delle regole sull’accesso al voto. Tra le ipotesi più controverse va sottolineata anche un maggiore dispiegamento di agenti dell’Ice nelle aree elettorali più sensibili.
Si tratta di una misura che, secondo i critici, potrebbe scoraggiare parte dell’elettorato delle minoranze dal recarsi ai seggi per timore di controlli o retate. Al vaglio anche possibili interventi sui sistemi elettronici di voto nei collegi considerati “decisivi”.
Insomma, cercano di mettere alcune pezze ad un canotto bucato.
Chissà se gli americani saranno ancora tanto mansueti da accettare l’ennesima presa per i fondelli antidemocratica.

