Il secondo mandato di Trump non è solo un evento epocale per la democrazia americana: lo è anche per la lotta al cambiamento climatico. Da sempre il biondo reazionario nega la scienza del clima, e con molta probabilità annullerà gli sforzi climatici condotti finora dagli Stati Uniti sia in patria che all’estero.
La speranza che il mondo raddoppi gli sforzi per rispettare gli Accordi di Parigi e limitare il riscaldamento terrestre sotto i 2°C è ferma nello specchietto retrovisore.
Le aziende e gli investitori sapranno guardare oltre i movimenti quotidiani della nuova amministrazione Trump? Di certo dovranno comprendere le tendenze a lungo termine, e dovranno pianificare tenendo d’occhio la traiettoria. Non sarà facile, ma darà i suoi frutti sia in termini climatici che in termini finanziari. Parimenti, i politici dovranno rimanere connessi ai governi locali e statali, e gli attivisti dovranno trovare nuovi modi per raggiungere una più ampia fascia di pubblico. Non certo una passeggiata, insomma.
Il primo test climatico della seconda presidenza Trump arriverà subito. Molti tagli fiscali adottati nel 2017 scadranno l’anno prossimo: significa che la politica fiscale sarà al centro della scena a Washington, e l’Inflation Reduction Act (IRA), la storica legge sul clima di Joe Biden, prenderà la ribalta.
Alcuni repubblicani cercheranno di eliminarlo, e utilizzeranno il denaro per finanziare i tagli fiscali. Altri adotteranno un approccio più variegato, affossando magari gli incentivi che non gradiscono, e mantenendo quelli che apprezzano. Va pure detto che molte aree repubblicane non immaginano neanche un’abrogazione totale dell’IRA. Ma possiamo aspettarci che l’amministrazione Trump modificherà il modo in cui viene implementata la legge, rendendola più favorevole alle sue aziende e ai suoi settori preferiti.
Di certo per Trump sarà più facile prendere di mira le norme e i regolamenti emanati nell’era Biden. L’Environmental Protection Agency, ad esempio, ha normato su tutto: dalle centrali elettriche ai veicoli passeggeri per accelerare la transizione energetica. Annullare queste decisioni richiede tempo, ma è probabile un’agenda di ampia deregolamentazione.
E qui il ruolo di Elon Musk resta una questione aperta. Il fondatore di Tesla beneficia di numerosi incentivi IRA, e il tempo dirà cosa vuole e quale ruolo giocherà. Sulla scena globale c’è poi da aspettarsi che gli Stati Uniti tirino del tutto i remi in barca sul clima: Trump ha già ritirato una volta gli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi, e facilmente lo farà ancora. I tagli di Trump aggiungerebbero 4 miliardi di tonnellate di emissioni di anidride carbonica entro il 2030: un valore pari alle emissioni annuali del Giappone e dell’Unione Europea messe insieme.
Le previsioni fanno supporre che il movimento per il clima negli Stati Uniti stia per arrestarsi bruscamente. Ma la verità è che, sebbene Trump possa rallentare la decarbonizzazione, non potrà fermarla del tutto. Una ricerca del MIT ha calcolato lo stanziamento totale di ben 493 miliardi di dollari in investimenti per le tecnologie pulite subito dopo l’approvazione dell’IRA, in aumento del 71% rispetto agli anni precedenti.
Le aziende potrebbero bloccare alcuni di questi investimenti in risposta al nuovo clima politico, ma molti investimenti green hanno già messo radici. In molti casi la produzione di pannelli solari, veicoli elettrici e altre tecnologie è già stata avviata. Pensiamo alla California, che se fosse un paese autonomo sarebbe la quinta economia più grande del mondo: ha le sue regole sul clima. Quindi non importa dove abbiano sede: le grandi aziende dovranno conformarsi a tali standard. E alla fine lo faranno anche le imprese più piccole, perché coinvolte nelle catene di fornitura.
Le aziende e gli investitori che decideranno un approccio favorevole a Trump e abbandoneranno le priorità di decarbonizzazione andranno incontro a grandi rischi per le operazioni globali e per le prospettive di crescita a lungo termine.
Inoltre, pensare che l’opinione pubblica rimarrà indifferente ai cambiamenti climatici in futuro sarebbe estremamente miope, e di certo negligente. Ad esempio, i mercati assicurativi iniziano a crollare sotto la pressione dei ripetuti disastri naturali. È solo questione di tempo prima che gli elettori – e i clienti – avvertano questi costi nel loro portafoglio, e i politici li avvertano nella cabina elettorale.
L’attenzione alle preoccupazioni ESG (acronimo di ambientale, sociale e di governance) è diventata tossica. E le aziende sono caute nel far arrabbiare i consumatori pro-Trump, per non parlare dello stesso Trump, noto per attaccare apertamente le aziende sui social media.
Gli imprenditori dovranno dedicare meno tempo a parlare dell’imperativo morale del cambiamento climatico e più degli obblighi finanziari per le proprie aziende.
Gli sforzi di decarbonizzazione spesso riducono i costi. I prodotti sostenibili incontrano il favore di molti consumatori. E gli sforzi di adattamento aiutano a preparare le aziende ad affrontare eventi meteorologici estremi. Per mantenere lo slancio sul clima, è utile ricordare alle parti interessate aziendali che l’azione per il clima è un mezzo per raggiungere un fine, e non un fine a se stesso.
Per i sostenitori del clima, questo momento rappresenta una sfida e un’opportunità. Mentre alcuni elettori rimangono attivati dai messaggi che i sostenitori del clima hanno lanciato negli ultimi anni, altri restano chiaramente non convinti. Capire come raggiungere una fascia più ampia della popolazione aiuterà a rendere sostenibile la politica climatica.
Che Trump lo voglia o no.

