Trattati come terroristi, ammanettati dietro la schiena, obbligati a stare proni a terra, con un ministro che si aggira tra di loro minacciandoli e deridendoli.
Sono i componenti degli equipaggi della Flotilla, tra cui numerosi italiani, catturati in acque internazionali e al largo di Gaza.
La rabbia nel vedere queste scene va tenuta a bada perché provoca delle reazioni, dei sentimenti, delle parole, che rischierebbero di generalizzare ed essere ingiuste.
Abbiamo sempre distinto il popolo israeliano e la nazione di Israele, verso la quale nutriamo il massimo rispetto, dalla canea feroce, nazista, che governa quel popolo e quella nazione.
Purtroppo questa saggia distinzione non tutti l’hanno applicata, specie tra quelli che, nell’orrore delle nefandezze di Hamas, hanno confuso i terroristi con il popolo dei palestinesi.
Sulla vicenda ne abbiamo sentite di cotte e di crude.
“È una guerra del bene (Netanyahu e c.) contro il male (i palestinesi)”; “speriamo che a Gaza finiscano il lavoretto”.
Per non parlare di quel periodo in cui era di moda quella disgustosa querelle semantica sulla parola genocidio come se un morto in più o uno in meno annullasse le stragi che ci sono state.
Un periodo in cui chi si schierava per la pace in Palestina, e la fine delle stragi dei palestinesi, era un complice morale del terrorismo fosse anche il Papa o il Segretario Generale dell’Onu.
La destra italiana ha dato, su questo tema, il peggio di sé.
La sinistra nei suoi rigurgiti di altrettanto disgustoso antisemitismo pure.
Ma tornando a oggi le immagini che sono scorse nel video parlano chiaro.
Al di là della tradizione democratica della nazione israeliana, ci sono membri del governo di Tel Aviv, cui Netanyahu è totalmente prono e complice, che hanno nella testa solo la totale estinzione del popolo palestinese, almeno dal territorio israeliano, e la violenta repressione nei confronti di chi fiancheggia quel popolo anche se solo pacificamente, anche se solo in maniera simbolica ed umanitaria.
In Italia questa volta, a parte i soliti noti come Bocchino, Sechi e Capezzone, c’è stato nei confronti della Flotilla un atteggiamento meno fazioso e soprattutto meno irridente.
Diversi Ministri, Meloni in testa, hanno manifestato la loro riprovazione e la loro protesta.
Ma abbiamo ancora nelle orecchie chi si scandalizzava per la condanna inflitta a Netanyahu dal Tribunale Penale Internazionale e diceva che, a dispetto di quella condanna, il premier israeliano, in Italia, era sempre il benvenuto.
Le proteste ora non bastano più.
Il distacco dei paesi civili dal governo di Netanyahu deve essere evidente e fatto al pari di quello riservato alla Russia.
Non possono più essere evitate sanzioni economiche e commerciali al pari di quelle adottate con Mosca.
Bisogna decretare in maniera ufficiale che Netanyahu, Ben Gvir, Modrich, non sono persone gradite in Italia e si spera in tutta l’Europa.
Bisogna a questo punto avere il coraggio di compiere una operazione di verità e dire apertamente che quei membri del governo di Israele sono dei criminali.
E non bisognava arrivare a oggi e a questo punto per accorgersene.
Perché il disastro e Gaza è stato compiuto, ci sono città che non esistono più, c’è un popolo fatto anche di anziani, donne e bambini affamato che vive nelle macerie e continua a morire per fame o per le pallottole dei militari israeliani.
È ora di agire per porre fine a questo scempio, per portare aiuti e non solo per le, pur lodevoli, manifestazioni simboliche di protesta come la Flotilla.
