“Dalla osservazione della irriducibilità delle credenze ultime ho tratto la più grande lezione della mia vita. Ho imparato a rispettare le idee altrui, ad arrestarmi davanti al segreto di ogni coscienza, a capire prima di discutere prima di condannare”, questa è l’epigrafe della mia tesi di giornalismo di inchiesta, del grande Norberto Bobbio. Fu uno schiaffo in faccia, ero partita con un’idea finii io stessa per sconvolgerla, dopo mesi a parlare con ex militanti e condannati di quella che viene sbrigativamente chiamata lotta armata.
Toni Negri è morto, di lui si parlerà appena, qualche stagista nelle redazioni verrà piazzato lì a fare i copia-incolla da Wikipedia. Il mio grande rammarico sarà questo, di quell’Italia, di quella potenza delle idee, nessuno ricorderà nulla.
Quella gioventù perduta fu la prima a fare del pensiero critico il fondamento di movimenti, giornali e organizzazioni, tanto da mettersi di traverso proprio al Pci e a tutta una Sinistra di maniera, la stessa che non siamo riusciti a sconfiggere e che ci ritroviamo oggi arroccata a quattro assiomi e a qualche circolino di maniera. Quella ‘sinistra carina’ che ripete gli slogan e si fa portavoce di qualche campagna ‘corretta’ che non dia fastidio a nessuno.
Toni Negri, additato come uno dei ‘cattivi maestri’ lo disse apertamente, bisognava smetterla con l’ipocrisia borghese contro la violenza. Certo esprimere delle opinioni così forti in un periodo in cui si veniva gambizzati per nulla non era cosa da poco, ma lui pagò anche per questo.
Le sue opinioni divennero reato, ci fu così il famoso processo 7 aprile, un vero e proprio ‘processo alle intenzioni’, il teorema Calogero, la Dottrina Mitterand e un Paese che ad oggi non ricorda nulla di tutto questo.
Siamo punto e a capo, ma senza giovani che vogliono cambiare il mondo. Anzi nel caso del nostro Paese proprio senza giovani. Abbiamo carceri e processi da America Latina, ma senza la samba. Nessuno si azzarda più solo neanche a pensare di poter riformare il potere giudiziario nel Paese che fece accapponare la pelle ai francesi per le leggi speciali e il carcere preventivo.
Scorrendo i giornali addirittura tra i pochi che ricordano di quella ‘malagiustizia’ la stampa di orientamento di destra, a sinistra Toni Negri viene acclamato dagli stessi che restano fedeli al giustizialismo.
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Teresa Olivieri
Autrice. Laureata in Storia alla Sapienza dove successivamente si specializza in Giornalismo di inchiesta. Cronista Parlamentare fino al 2013, per quasi dieci anni è Caporedattore di un giornale politico. Attualmente lavora per L'Enm contro la violenza economica di genere. Eclettica, curiosa, idealista. Sempre dalla stessa parte, rimuovere gli ostacoli per "portare avanti chi è nato indietro".

