Di Alessandro Perelli
Avete mai visto dei militari ,che prendono il potere eliminando gli organi istituzionali, condurre un Paese al ripristino delle regole e libertà democratiche? In Thailandia vi e’ la conferma di questa impossibilità. Nello Stato asiatico posto nel sud est del continente e famoso per le bellissime spiagge tropicali, per le rovine e i templi antichi nonché per un turismo sessuale abbastanza sviluppato, nel 2014, i militari con un colpo di stato installarono un loro Governo con la promessa, presa anche per le pressioni internazionali, di riportare in poco tempo , attraverso libere elezioni , la funzionalità del Parlamento e di lasciar posto ad un Esecutivo di civili.
Poco tempo si fa per dire considerato che le elezioni politiche si sono poi svolte poche settimane fa’, il 14 maggio. Il tutto con grande enfasi da parte del Governo militare uscente il cui Primo Ministro Prayut ha addirittura annunciato il ritiro dalla politica dopo nove anni in cui ha guidato il Paese. Annuncio che definire scontato e’ un eufemismo considerato che il partito che lo sostiene ( Partito unito della nazione thai) ha ottenuto solo 36 seggi dei 500 disponibili.
Prayut, che si e’ dimesso anche dalla guida del partito restera’ Premier fino alla nomina del suo successore. E qui viene il bello a dimostrazione della presa in giro dei militari nei confronti degli elettori. Si perché Prayut e i suoi sodali hanno emanato una nuova Costituzione che prevede un Parlamento ( Camera bassa) di cinquecento rappresentanti eletti dal popolo ma anche affiancati da un Senato di altri 250 scelti dal Governo uscente. In parole povere questo vuol dire un reale controllo dei militari sulle scelte politiche dei cittadini tailandesi.
E così infatti è avvenuto il 13 luglio nel corso della prima seduta della nuova Camera insieme con il nuovo Senato presieduta da Wan Muhammad Noir Mahta, il quale non ha potuto che constatare come Pita Limjaroenrat, 42 anni, leader di Move Forward , il partito che ha stravinto le elezioni con oltre il 62% dei consensi, ha ottenuto solo 324;voti mentre per la maggioranza ne servivano 376, E’evidente che i senatori nominati dai militari hanno ricevuto l’ordine di boicottare la candidatura di Pita Limjaroenrat impedendone l’elezione.
Non c’è che dire: un bellissimo esempio di come si rispetta la volontà popolare . Pita Limjaroenrat e’ un manager poco più che quarantenne progressista e molto carismatico. Il suo programma comprende profonde riforme politiche ed economiche e la riduzione delle grosse diseguaglianze presenti in Thailandia. Ha avuto un successo trasversale ed e’ risultato votato in tutte le regioni del Paese e da quasi tutte le classi sociali.
Dopo le elezioni si è prodigato a costruire una coalizione di otto partiti che però non e’ riuscita ad avere la maggioranza per i motivi sopra enunciati. Si e’ sempre espresso con toni molto duri contro la Giunta militare e la sua elezione a Premier sarebbe un vero affronto per il Governo uscente. Di qui l’esito negativo del voti del 13 luglio con un successivo tentativo che avverrà probabilmente il 19. Difficile però che Prayut e soci cambino opinione anche perché se una parte dei senatori decidesse di appoggiare Pita Limjaroenrat, i militari giocherebbero una seconda carta., quella dell’ineleggibilità.
Infatti il leader del Move Forward è stato anche accusato, oltre a possedere una piccola e gia’ dismessa quota azionaria in una TV privata, di voler rovesciare l’ attuale governo democratico (?) e il re quale capo di stato. Quindi potrebbe essere indiziato di tentativo di golpe e arrestato con il suo partito dichiarato fuorilegge. Speriamo che prevalga la ragione ma in Thailandia siamo ancora ben lungi dall’ auspicato ritorno alle regole democratiche.

