Lo ha sentenziato Trump. La guerra é finita. Alt ai missili da entrambe le parti. Il nucleare iraniano é stato smantellato. Detto da uno che in 24 ore avrebbe fatto finire la guerra all’Ucraina e che doveva prendersi due settimane per decidere se bombardare i siti iraniani e poi li ha bombardati dopo due giorni, c’é da dubitarne. Eppure oggi é stata una giornata tranquilla. Israele ha sparato ancora a Gaza uccidendo una quarantina di civili, ma i cieli che congiungono Tel Aviv e Teheran non sono stati segnati da strisce di aerei da combattimento e da missili proiettati da una base militare. Oggi é il giorno del silenzio. La guerra dei 12 giorni abbassa il sipario. Tutto risolto dunque? Quando le armi tacciono é un bel giorno per il medio-oriente, per l’Europa e il mondo. Quando le popolazioni possono riprendere la vita normale, fatta di uffici e fabbriche, di bar e ristoranti, di scuole e università, si deve tirare un sospiro di sollievo. Ma che si possa tirare un rigo e parlare, come é solito fare Trump, di questioni risolte, ce ne passa. Domanda numero uno. I bombardamenti ai tre siti nucleari iraniani, nonché l’eliminazione di capi militari e scienziati, scongiurano una ripresa in tempi brevi dell’arricchimento dell’uranio che, secondo le notizie pubblicate, avrebbe debordato di molto il limite fissato per il suo uso civile? Anche su questo ci sono opinioni non uniformi. Si parla di anni, ma qualcuno addirittura di pochi mesi. Se quest’ultima previsione fosse esatta i bombardamenti israeliani e americani non sarebbero serviti a molto se non a distruggere macchinari e uccidere persone. Per Trump la superbomba americana che avrebbe trafitto e distrutto il sito di Fordow che, scavato in profondità, non avrebbe potuto essere colpito, é da paragonare alle due bombe atomiche lanciate su Hiroshima e Nagasaki che hanno messo fine al secondo conflitto bellico, paragone che fa venire i brividi tanto sia stata crudele e umanamente atroce quella decisione. Gli Usa sono tuttavia in condizione di stoppare l’iniziativa bellica israeliana e Netanyahu sa benissimo che non può inimicarsi Trump anche per l’apporto da quest’ultimo dato alla guerra dei 12 giorni. Quindi può essere che la tregua duri, anche se i risultati della guerra paiono al momento decisamente scarsi e contraddittori. Anche il secondo obiettivo, più israeliano che americano, quello del regime change, si allontana. Le bombe israeliane avevano colpito il feroce carcere di Evin a nord di Teheran dove vengono rinchiusi e torturati i dissidenti politici e spesso anche impiccati. Un curioso precedente. Anche sui campi di sterminio nazisti dove gli ebrei venivano gasati c’era chi chiedeva bombardamenti per permettere fughe. Qualche morto valeva bene la salvezza di altre vite anch’esse destinate a finire nel vento, come recita la bella canzone. Ma al carcere di Evin pare non sia successo nulla. Non una massa di dissidenti che grazie al bombardamento fuggono e si dirigono nelle piazza inneggiando alla rivoluzione. Il sentimento prevalente pare sia stato quello della paura, unito a quell’altro dell’appartenenza, Se così fosse l’attacco israelo americano avrebbe prodotto l’opposto. Non la fine del criminale regime degli ayatollah ma il suo consolidamento. Vedremo cosa accadrà nelle prossime giornate. A oggi il piano israeliano, appoggiato dagli Usa, non mi pare proprio abbia avuto un gran successo. Trump canta vittoria, gli israeliani, meno enfatici, no.
- Associazione socialista liberale
- Cose di provincia
- Dai teatri e altro
- Dal mondo
- Economia e Lavoro
- Il Mondo è Bello perché è Avariato
- Giustizia
- Il Corriere della Pera
- In evidenza
- Istituzioni e territorio
- L’editoriale
- L’occhiodelbue
- Non menare il can che dorme
- Parliamo di noi
- Pillole di cultura
- Politica
- Politique d’abord
- Prampoliniana
- Prima pagina
- Redazione
- Route El Fawari
- Sanita
- Sport in pillole
- Storia socialista
- Suffrangetta
Direttore. Nasce a Reggio Emilia nel 1951, laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna nel 1980, dal 1975 al 1993 é consigliere comunale di Reggio, nel 1977 é segretario provinciale del Psi, nel febbraio del 1987 è vice sindaco con le deleghe alla cultura e allo sport, e nel giugno dello stesso anno viene eletto deputato. Confermato con le elezioni del 1992, dal 1994 si dedica ad un’intensa attività editoriale (alla fine saranno una ventina i libri scritti). Nel 2005 viene nominato sottosegretario alle Infrastrutture per il Nuovo Psi nel governo Berlusconi. Nel 2006 viene rieletto deputato nel Nuovo PSI. Nel 2007 aderisce alla Costituente socialista nel centro-sinistra. Nel 2009 é assessore allo sport e poi all’ambiente nel comune di Reggio. Dal 2013 al 2022 dirige l’Avanti online.


2 commenti
Trump “faso tuto mi” ha messo da parte il “Deep State” USA, quello che studiava e preparava le cose da fare che, una volta pronte l’ “establishment” annunciava e dava il via all’azione. Non sembrerebbe possibile. C’è materia da studiare (ma “in segreto”).
Ho talora l’impressione che non abbia mai ad interrompersi la tenace ed imperterrita “linea continua” degli ipercritici verso l’attuale Presidente USA, i quali contestano con puntuale sistematicità qualsivoglia sua azione o affermazione, ossia, da quanto almeno pare, una sorta di opposizione totale, e a prescindere, logica che mi sembra di ritrovare pari pari nei confronti della nostra Presidente del Consiglio, da parte degli avversari politici, e che ha un po’ dell’inverosimile, anche sul piano statistico, essendo piuttosto improbabile che chicchessia abbia sempre e comunque torto, e per contro sempre ragione i suoi antagonisti.
A mò di esempio, proprio in questi giorni abbiamo visto contestare alla Premier la sua adesione al proposito UE di aumentare le spese per la difesa, disapprovazione motivata dagli oppositori col fatto che si dovrebbe puntare ad uno strumento di difesa su scala europea, invece che a livello nazionale, come se nel primo caso, cioè l’ombrello europeo, si trattasse di un traguardo raggiungibile senza alcun ulteriore impegno economico, una tesi a mio vedere abbastanza irrealistica, e fors’anche contraddittoria, e credo difficilmente sostenibile, il cui scopo sembra essere sostanzialmente quello di voler contrastare ad ogni costo la Premier.
Ognuno di noi è ovviamente libero di non condividere l’agire politico della Premier, il quale alla fine potrebbe semmai risultare anche sbagliato, ma un po’ di coerenza non guasterebbe, posto che nel recente passato le veniva “imputato” un eccessivo bilateralismo Italia-USA, a scapito delle interrelazioni europee, e oggi la “imputazione” pare capovolgersi perché, circa il vertice Aja di questi giorni, si “rimprovera” alla UE (Italia inclusa) di essersi arresa alle posizioni del Presidente USA, nonostante la sua presenza all’Aja possa significare un riavvicinamento (forse non sconveniente) tra le due sponde dell’Atlantico.
Paolo Bolognesi 26.06.20925