È stato un terremoto, peggio di quelli devastanti ricostruiti nel film 2012.
La finanza mondiale è stata scossa violentemente con ribassi spaventosi rispetto alle altre crisi finanziarie che hanno impietrito il mondo come quella del ’29.
Il bullo, il bandito, il gangster che occupa la Casa Bianca si è pavoneggiato, ha mostrato i muscoli, ha provato a rassicurare gli americani: “stringete i denti, che su di noi pioveranno fiumi di denari ”.
E, mentre in Europa c’è sempre chi crede di essere più furbo degli altri e spera, facendo il tifoso da stadio, di ottenere qualche vantaggio indossando il cappellino con la scritta W Trump, il grande drago che sonnecchia a Pechino ha risposto per le rime e ha messo subito i controdazi.
“Penso che la Cina farà un accordo ad un certo punto”, ha detto Donald Trump intervenendo alla cena di gala del National Republican Congressional Committee a Washington.
La tecnica è la stessa di quando faceva lo spietato speculatore immobiliare.
Se gli interessava un fondo, un sito, o un immobile che riteneva molto appetibile commercialmente indeboliva finanziariamente i proprietari, li accerchiava, sino a prenderli per la gola per comprare a quattro soldi.
Infatti la risposta del presidente americano non si è fatta attendere: controdazi sui controdazi e con i cinesi siamo al 102%.
Ma la differenza che la Cina è grande, è popolosa e soprattutto ormai produce tutto.
Anche le componentistiche della Tesla.
Infatti Musk si sta cominciando a dissociare.
Mentre prima insultava chiunque osasse attraversare il cammino di Trump, e provare a ostacolare i suoi disegni, ora i destinatari degli insulti sono i consiglieri economici del presidente.
Ieri il cosiddetto “ministro plenipotenziario” del tycoon ha attaccato Peter Navarro, il consigliere al commercio di Trump, definendolo “idiota come i mattoni”.
L’affondo del miliardario è stato provocato dalle parole di Navarro a Cnbc:“Alla Casa Bianca lo capiamo tutti, e lo capiscono anche gli americani, che Musk è un produttore di auto. Anzi è un assemblatore di auto”, visto che “buona parte delle batterie delle vetture di Tesla arriva dal Giappone e dalla Cina”.
Insomma siamo allo scambio di “cortesie”.
L’Europa delle istituzioni temporeggia e la Meloni il 17 va in America per provare a parlare con Trump: missione “dazi zero per zero” tra Ue e Usa.
Le notizie che escludono per ora da parte europea una reazione violenta contro i prodotti USA fanno respirare l’economia europea.
Le Borse recuperano, ma solo in parte, dopo tre giorni di panico
E il governo, dopo il vertice con le categorie produttive, propone dal Pnrr aiuti alle imprese più colpite.
Un rimbalzo era atteso, dopo i quasi diecimila miliardi di capitalizzazione bruciati in pochi giorni. Dopo tre giorni di vendite fuori controllo, in Europa le piazze finanziarie hanno trovato la spinta di banche e titoli della difesa. Londra ha chiuso in rialzo del 2,7%, Parigi del 2,5%, Francoforte del 2,48%, Milano del 2,4%, dopo le perdite record. Wall Street ha ridotto i guadagni a metà seduta dopo un balzo iniziale, prima dell’annuncio della Casa Bianca sui super-dazi alla Cina, per poi chiudere in netto calo.
In Italia c’è ancora molta gente che parla a vanvera anzi, pensa a vanvera, e c’è sempre lo scemo del villaggio che, per fare la voce fuori dal coro, prova a convincerci che i dazi sull’Europa diventeranno un vantaggio per il nostro paese.
Siamo alle comiche.
Qualcuno però lo spiega con molta chiarezza che le cose non stanno così:


1 commento
Prima di ogni altra cosa, la Cina può placidamente mettersi sulla sponda del fiume ad attendere il passaggio del cadavere yankee perché detiene in portafoglio il 9% circa del debito americano.
Se al prossimo rinnovo di titoli Fed Pechino decidesse di investire altrove, sì che al Gra-dazio di Washington verrebbero i sudori freddi.
Quanto all’appeasement da mendicanti sostenuto da Gioggia, il 17 vedremo se il catenaccio italiano per tornare a casa con lo 0-0 (testuale) reggerà, o se il Tizzone d’inferno (cit. Tex Willer) riuscirà a segnare un perfido golletto in pieno recupero svergognando la se-dicente mediatrice.