Non è quello del film “Un amore così grande”, ma è quello che siede in quel gran palazzo ricco di cupole e guglie che si affaccia sulla Piazza Rossa e che è chiamato Cremlino.
E già perché il Vladimir di cui parliamo, non è romantico come il ragazzo italo-russo protagonista del film di De Mattheis, e non parla mai a caso specie quando pronuncia parole di fuoco.
Non si è capito se è stata una boutade propagandistica in vista delle elezioni presidenziali della Russia (da domani a domenica) o se si è trattato di una alzata di toni dovuta all’esito “blindato” delle elezioni (nonostante la morte di Alexei Navalny) che lo ha reso particolarmente “spavaldo”.
Quel che resta è che Vladimir Putin ci va giù duro.
Ha ricordato che Mosca dispone di armi nucleari, che sono più avanzate di quelle made in Usa e che, se necessario, dal punto di vista tecnico-militare “siamo pronti” ad usarle.
È come quando lo sceriffo John Wayne scostava la giacca per liberare la fondina nel faccia a faccia con il bandito, sull’arena davanti il saloon: di lì al fuoco solo un paio di secondi.
Più che avvertimento sanno proprio di minaccia le parole dello Zar Vladimir pronunciate ieri durante una intervista alla tv di Stato.
E sono ancora più sinistre le frasi con le quali ha illustrato le regole di ingaggio di Mosca che consentono di fare ricorso a tali armamenti solo in risposta a minacce alla “sovranità e indipendenza dello Stato”.
Poi la spalmata di miele.
Putin ha precisato di non averci mai minimamente pensato di utilizzare armi nucleari tattiche, tanto meno nel 2022 in Ucraina. E allora qual’è il senso di quella intervista?
Tra qualche mese si vota in America e gli scenari internazionali saranno ben diversi a seconda di chi vincerà tra Biden e Trump.
L’ex presidente dal capello giallo, pronto a tornare in corsa, pronuncia parole che sono sono un sasso nello stagno.
Un segnale fortissimo quando dice, a proposito della Nato, che darebbe in pasto alla Russia gli stati membri che non pagano le spese per la difesa.
E guarda caso proprio sulla corsa alla Casa Bianca, Putin ha ripetuto che Mosca “non intende interferire nelle elezioni degli Stati Uniti”.
Sembra una geometria perversa quella che si sta disegnando nel mondo, tra Putin da un lato che finanzia le ultra-destre europee per destabilizzare l’Europa, foraggia l’Iran e di conseguenza Hamas per destabilizzare il versante orientale del Mediterraneo e Trump dall’altro che annuncia disimpegni americani dal versante europeo.
Le affermazioni di Trump non paiono del resto vaghe, ma rivelano un disegno profondo che sembra appartenere a quella parte di America che pensa di appaltare alla Russia la gestione dell’Europa.
Del resto un’Europa forte e coesa è utile a chi pensa che la Russia sia un nemico o un avversario da contrastare. Ma se di Putin voglio diventare amico o addirittura alleato l’Europa non serve più di un fico secco.
Putin l’ha capito e, alle parole sulle armi nucleari, ha fatto seguire decisioni ancor più preoccupanti.
Helsinki (come la Svezia) ha da poco ratificato il via libera all’ingresso nell’Alleanza atlantica.
E la Russia ha deciso di schierare ingenti truppe al confine con la Finlandia.
“Non avevamo nemmeno delle truppe schierate lì” ha spiegato Putin, “perché hanno aderito alla Nato?” ha aggiunto, “questo è un passo assolutamente insensato per la tutela degli interessi nazionali. Noi non avevamo truppe lì, adesso le schiereremo”.
La risposta di Helsinki non si è fatta attendere, “la guerra in Ucraina è stato un campanello d’allarme,” ha detto il premier finlandese Petteri Orpo, alla plenaria del Parlamento europeo, “non dobbiamo mai più dipendere da altri per la nostra energia e per la sicurezza. Il potenziamento della nostra difesa e il rafforzamento dei confini sono pilastri fondamentali”.
“Abbiamo chiuso il nostro confine orientale e stiamo preparando delle norme ad hoc, lo facciamo per difendere l’intera Ue” ha aggiunto Orpo.
Ma Putin frattanto schiera le armate.
La scusa è sempre quella di difendersi, ma le intenzioni potrebbero essere quelle di attaccare.
Del resto lo fece Hitler con la Polonia.
Era il 1 settembre 1939 e con l’invasione della Polonia si aprì la seconda guerra mondiale.
Tra Trump e Putin l’Europa rischia di finire in una tenaglia mortale.
Caposaldo di libertà e democrazia è sotto lo scacco di chi di democrazia e libertà non piace sentir parlare.
E poi sarebbe un colosso di meno nel mondo.
E la Cina è ferma a guardare.

