Decine di aerei da guerra statunitensi sono parcheggiati nel maggiore aeroporto civile israeliano. Significa che è in corso un rafforzamento della presenza militare statunitense in area, nonostante il cessate il fuoco tra Israele e USA da una parte e l’Iran dall’altra.
Il Financial Times ha analizzato le immagini satellitari dell’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Queste mostrano almeno 50 aerei cisterna militari parcheggiati sulla pista. Il numero di aerei militari nell’aeroporto, che è il principale collegamento civile di Israele col mondo esterno, è aumentato costantemente a partire dal periodo precedente agli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran, a fine febbraio.
All’inizio di marzo, sempre secondo le immagini satellitari, 36 aerei cisterna erano già parcheggiati in aeroporto. Durante il cessate il fuoco il numero è salito a 47. Questa settimana il Financial Times ha contato ben 52 aerei militari.
Gli Stati Uniti utilizzano aerei cisterna per rifornire in volo i caccia. Questo permette alle loro forze di colpire in profondità il territorio iraniano.
La presenza di questi velivoli era stata inizialmente tenuta segreta, e un dipendente dell’aeroporto è stato perfino multato per averne pubblicato una foto su WhatsApp. Ma la pista è diventata così affollata di aerei grigi dell’aeronautica statunitense, per lo più aerei cisterna per il rifornimento in volo, che ormai sono chiaramente visibili anche ai passeggeri civili in transito, e persino dagli automobilisti sull’autostrada vicina.
L’aeroporto Ben Gurion, dove in un solo mese transitano quasi 1,5 milioni di passeggeri, è stato chiuso alla maggior parte del traffico aereo straniero durante l’ultima guerra contro l’Iran, per riaprire appena entrato in vigore il cessate il fuoco.
Sulla situazione l’esercito israeliano non ha risposto alle richieste di commento. Nemmeno il portavoce del Ministero dei Trasporti ha risposto. E nemmeno il Comando Centrale degli Stati Uniti.
Un pilota della compagnia di bandiera israeliana ha detto che adesso i protocolli di sicurezza prevedono la collaborazione con i militari per coordinare gli orari operativi e le procedure di decollo e atterraggio. Il pilota, che in passato aveva pilotato aerei da guerra per l’aeronautica israeliana, ha dichiarato:
“Il rischio è elevato, non solo per i missili, ma anche per la congestione dello spazio aereo”.
Shmuel Zakay, direttore generale dell’Autorità per l’aviazione civile ed ex generale delle Forze di difesa israeliane, si è lamentato del fatto che la conversione dell’aeroporto Ben Gurion in un “aeroporto militare statunitense” danneggia le operazioni commerciali delle compagnie aeree israeliane, spesso costrette a parcheggiare i propri aerei addirittura fuori dal paese.
Eppure Israele ha molti aeroporti militari, tra cui la grande base aerea di Nevatim, nel sud del paese. Non si capisce perché questo sito non sia utilizzato per il rifornimento in volo degli aerei cisterna.
Anche il ben più piccolo aeroporto civile di Ramon, all’estremità meridionale del paese, è stato utilizzato per parcheggiare aerei militari: dall’inizio del cessate il fuoco di aprile sono stati avvistati almeno 10 aerei cisterna sulla sua pista.
Finorr l’Iran ha danneggiato o abbattuto almeno 42 velivoli dell’aeronautica statunitense, tra cui cinque KC-135 Stratotanker e un aereo da ricognizione E-3 Sentry, parcheggiati nella base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita. Altri due Stratotanker sono stati danneggiati in un incidente di fuoco amico, uccidendo sei militari.
Marko Milanović, professore di diritto internazionale pubblico all’Università di Reading, afferma che la conversione di alcune parti dell’aeroporto Ben Gurion in base aerea militare rischia di trasformare la struttura in un obiettivo bellico.
E ricorda che il governo di Israele è tenuto, in base alla Convenzione di Ginevra, a compiere ogni sforzo possibile per “evitare di collocare obiettivi militari all’interno o in prossimità di aree densamente popolate“.
Cosa che, obiettivamente, non sta facendo.
Ma si sa, le norme del diritto internazionale non sono poi così importanti per Tel Aviv. E forse nemmeno la vita dei suoi cittadini lo è.

