La gradita occasione di colloquiare con la dott.ssa Maria Grazia Serra, oculista responsabile della sede tarantina dell’associazione Medici per l’ Ambiente – ISDE Italia e con il prof. Alessandro Marescotti presidente dell’ Associazione Peacelink, mi consente di affermare che il prossimo confronto fra Governo e Sindacati non va ritenuto esaustivo per i cittadini, rispetto alla soluzione da adottare per il caso ex-ILVA: sarebbe doveroso che gli attori politici si confrontassero con i cittadini non solo attraverso incontri con i Sindacati ma anche attraverso gli esponenti delle Associazioni e precipuamente con i rappresentanti del presidio medico ISDE, che opera scientificamente a tutela della salute dei cittadini da molti anni con particolare attenzione alle gravissime patologie infantili connesse ai fattori inquinanti.
Ottanta medici tarantini, non consultati riguardo alle scelte relative al destino dello stabilimento, rivolgendosi alla Presidente Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni e al Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, hanno lanciato il loro ennesimo grido d’allarme, per dire che ci sono ancora e che lottano ancora per difendere i diritti fondamentali alla vita e alla salute.
Riporto, di seguito, il testo della loro istanza del 16 gennaio 2024.
“Noi Medici Tarantini chiediamo che non venga sprecata questa ennesima opportunità di affrontare la gravissima crisi dell’ex-ILVA oltre che dal punto di vista socio-economico, anche da quello della SALUTE dei cittadini di Taranto. Abbiamo alle spalle sessanta anni di convivenza con una fabbrica che lascia dietro di sé una scia di morti a causa dell’inquinamento di suolo, aria ed acqua del territorio in cui viviamo. Inutile richiamare gli innumerevoli studi scientifici che dimostrano come le sostanze inquinanti di questa industria siano causa di malattie sia per i lavoratori impiegati nella fabbrica, sia per i semplici cittadini. Si stima un aumento di tumori respiratori, di accidenti cardiocircolatori, di tumori della tiroide o della vescica, di tumori dell’apparato emopoietico (Studio Sentieri con il suo ultimo aggiornamento, studio Forastiere del 2019), di infertilità, di endometriosi… L’ultimo studio dell’ISS del 2021 descrive l’allarmante riduzione del QI (quoziente intellettivo) del bambini nati e/o residenti vicini alla fabbrica. Ancora sempre in età pediatrica si osservano: aumento di malformazioni nei nati a termine, aumento degli aborti spontanei, tumori cerebrali, leucemie e linfomi, per non parlare delle malattie del neuro-sviluppo e delle sindromi metaboliche drasticamente in aumento nella nostra città. Sono stati violati tutti i diritti della popolazione tarantina circa la tutela della salute! Anche la Corte Europea dei Diritti Umani ha condannato nel 2019 l’Italia per la violazione degli articoli n.8 e n. 13. Ad oggi nessun appello è stato ascoltato! Noi medici siamo parte in causa: ci prendiamo carico e affrontiamo le conseguenze dei danni prodotti da questa fabbrica sui nostri pazienti. Vogliamo allora rivolgere un accorato appello affinché questa volta sia in primis la tutela della salute a guidare le scelte politiche. Nel 2005 venne chiusa l’area a caldo dell’ILVA di Genova. Evidentemente la politica locale e nazionale decise di gestire diversamente il destino della salute dei cittadini Genovesi! Il tanto citato articolo 32 della Costituzione è troppo spesso violato per gli abitanti di Taranto: una popolazione non può pagare un prezzo così a lungo e così alto in termini di salute e di vita a salvaguardia di un lavoro che inquina. Uno Stato che investe sul futuro si prende cura dei bambini assicurando che possano nascere e crescere sani nel proprio territorio e quindi attuando tutte le misure di PREVENZIONE e PRECAUZIONE…anche a Taranto.”
Quanto vale una vita?
Quante vite ci vogliono per evitare di dipendere dal mercato asiatico per l’acciaio?
I Medici dicono no all’industria, si alla bonifica del sito e dello stesso indirizzo sono le Associazioni.
Il prof. Alessandro Marescotti, all’esito della partecipata manifestazione pubblica che ha riunito ieri, 16 gennaio, a Taranto cittadini, lavoratori, ambientalisti e associazioni (come l’Associazione genitori tarantini e l’ Associazione Veraleaks -organo multimediale di giornalismo indipendente) per chiedere l’eliminazione delle fonti inquinanti e l’immediata bonifica, esortato tutti ad avere unità d’intenti, evidenzia che “…la prospettiva non è difendere un’industria inquinata e in perdita ma chiedere che i fondi pubblici siano utilizzati per il bene comune: riconversione delle attività, bonifiche ambientali e un’economia sostenibile”.
Aggiunge il prof. Marescotti: “La Commissaria UE della Coesione e riforme Elisa Ferreira, in visita a Taranto nell’ ottobre 2023, ha annunciato l’intervento, già in atto, che prevede l’ impiego di circa 795 milioni di euro per riconvertire i lavoratori in sovrannumero, a seguito della crisi ILVA, e per la rigenerazione urbana ed ecologica, attraverso la sovvenzione di progetti ai quali, come cittadini, purtroppo, non ci sentiamo partecipi. La mia espressa richiesta di partecipazione della società civile alla progettazione della transizione giusta non ha mai avuto seguito e, allo stato attuale, risulta palese che tali fondi non siano stati utilizzati per affrontare efficacemente la crisi industriale ma che sono stati utilizzati come se non si avesse piena contezza della gravità della crisi: a Taranto non si muore per il profitto ma per un industria che funziona in perdita e per i suoi debiti. Ha preso parte alla mobilitazione anche l’attore e regista tarantino Michele Riondino che ha richiamato il il cosiddetto “Piano B”, elaborato dalle associazioni cittadine per la riconversione green dell’impianto da almeno dieci anni, che non è stato mai preso in considerazione ma che è assolutamente attuale alla luce dei 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile dell’ Agenda ONU 2030.”
Nell’ambito del Convegno “L’acciaio oltre il carbone” di Legambiente di Taranto, lo scorso 17 novembre, l’ ing. Chiara Di Mambro, responsabile delle politiche di decarbonizzazione di ECCO Climate – think tank italiano per la transizione energetica e il cambiamento climatico, ha spiegato che in Europa ci sono già almeno quattro impianti a tecnologia DRI H2 based (direct redution iron – preridotto) e ad arco elettrico, impianti in costruzione che funzioneranno ad idrogeno oppure a gas; si tratta di impianti che consumano molta energia e che, dunque, prevedono l’impiego di energie rinnovabili; la medesima ha auspicato, sulla base di uno studio di ECCO sull’ acciaieria di Taranto, che l’ ex-ILVA possa avere un forno a riduzione diretta alimentato ad idrogeno entro il 2026.
Per quale ragione i fondi del PNRR non sono stati usati anche per la decarbonizzazione degli impianti? Sarebbe il caso di chiedere chiarimenti al Ministro agli Affari europei e al PNRR – Raffaele Fitto.


2 commenti
Chiunque passi da Taranto non si capacita come sia stato possibile costruire un tale gigantesco impianto di industria pesante praticamente dentro una splendida città storica, snaturandone completamente il territorio urbano e marittimo. Si rimane allibiti come di fronte ad una violenza immane, che ha sacrificato la qualità di milioni di anni di vita della popolazione, anticipandone anche la fine, a favore dell’ interesse di pochissimi. L’ inganno insito nelle false promesse di uno sviluppo del sud nell’ industria pesante si svela qui in modo clamoroso. Non è mai troppo tardi per ravvedersi, e se non si comincia non si arriva mai.
Sono i cittadini di Taranto, nelle loro rappresentanze più libere e responsabili, che vanno ascoltati e che devono essere favoriti nel loro desiderio di riscatto.
Grazie infinite per questo ottimo articolo che riaccende i riflettori su una situazione da troppo tempo volutamente ignorata. La Stampa può e deve essere volano per informare e sollecitare.