“L’Ue sta monitorando attentamente la situazione in Venezuela. Maduro è privo di legittimità. Sosteniamo una transizione pacifica. I principi del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite devono essere rispettati. Chiediamo moderazione“, ha detto l’Alta rappresentante della politica estera UE, Kaja Kallas. Poi sono arrivate anche le parole della Von der Leyen: “Siamo al fianco del popolo venezuelano e sosteniamo una transizione pacifica e democratica. Qualsiasi soluzione deve rispettare il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite“. Deboli, entrambe. Deboli e inconsistenti.
Come deboli e inconsistenti appaiono gli europei da troppo tempo. E dopo il blitz di Caracas, come se l’Ucraina non bastasse e il film dell’orrore di Gaza neppure, la cosa si fa insostenibile. Ma se così sono gli europei, come si presentano gli americani?
Gli americani. Quelli che al cinema, quando la situazione si fa seria, ridono. E ridono pure quando sullo schermo muore qualcuno. Perché non prendono atto della morte, oppure la considerano un fatto imbarazzante, un pò fastidioso, da scrollarsi di dosso. Perché non hanno cuore? Oppure perché sono stati educati a credere fermamente che le cose si risolveranno bene? Dicono sempre “It will turn out all right“, come in tutti i loro film. Andrà tutto bene…. Gli americani: hanno abolito anche l’autocommiserazione. Se chiedi a un europeo “come stai“, risponderà “non tanto bene“. Oppure “potrebbe andare meglio“. Invece gli americani sopportano malattie e morte come parte integrante della vita. Dicono meccanicamente “I am fine” così come fanno meccanicamente tutto il resto. Hanno sempre pronta una formula “ready made“, per tutto.
Cambiano marito e moglie con la stessa frequenza con cui cambiano casa. Cioè ogni autunno. Ma non è forse più civile divorziare piuttosto che trascinare avanti un matrimonio infelice, solo per salvare le apparenze? Gli americani sono più sinceri di noi, perché hanno un forte tratto infantile. Perché i loro grandi uomini, da Abramo Lincoln a Franklin D. Roosevelt, hanno avuto pensieri non grandi per pessimismo o tortuosità, ma per semplicità e fiducia. La chiamavano democrazia. E non era solo un sistema di governo o un orientamento politico: era un atteggiamento umano, che riguardava la dignità dell’uomo, il loro “way of Life“. E poi? Cosa è successo?
Oggi gli americani sbagliano nel credere che l’Europa sia un continente che ha fatto il suo tempo. È vero: noi siamo diventati vecchi, e loro sono ancora giovani. Noi non abbiamo più bisogno di dimostrare che senza di noi non vi sarebbe stato nulla. Loro devono ancora farlo: devono dimostrare di avere una loro musica, una loro letteratura nazionale, una filosofia americana, e persino un erotismo americano: noi non ne abbiamo più bisogno da 500 anni ormai. Ma a parte questo, l’Europa sta malissimo. E la mancanza di una federazione europea lo dimostra. Come le parole deboli di Ursula e Kaja.
Ma proprio oggi bisogna credere fermamente nel futuro dell’Europa. L’America non potrà mai fare a meno di noi. Gli idealisti non sanno vivere, ma sanno come si dovrebbe vivere. I realisti possiedono solo la prima capacità; gli utopisti nessuna delle due. È il momento di abbandonare le utopie e creare un nuovo idealismo reale. Sia per l’Europa che per l’America.
I padri pellegrini della May Flower e tutti quelli che li hanno seguiti sembrano oggi voler dimenticare di essere stati europei, ma l’America del Nord è un continente reso potente da colonizzatori che disprezzavano le proprie origini, e non comprende quale potere potrebbe ricavare da un nuovo collegamento in grande stile con il continente di origine. Allora sì che gli Stati Uniti d’America diventerebbero quella potenza insuperabile che già credono (e pretendono) di essere. Se si alleassero “nella buona e nella cattiva sorte” con l’Europa, se l’aiutassero a ottenere i risultati da loro già ottenuti, e recuperassero quella caratteristica europea da essi perduta (la venerazione dell’immateriale) allora gli Stati Uniti d’America sarebbero gli Stati Uniti del mondo migliore.
E invece l’opinione imperante oltreoceano, che concorre a giustificare le tendenze isolazionistiche dell’America, è questa: l’Europa ha fatto il suo tempo. Con smisurata coscienza della propria emancipazione e sprezzo del loro tanto ventilato “rule of law”, gli americani offendono gli europei.
L’America ha eliminato l’Europa come voce attiva e l’ha inserita nel saldo a debito. Ma solo dopo aver assorbito dall’Europa ogni elemento positivo. Nessun europeo negherà che il nostro continente oggi non sia altro che un fardello farraginoso amministrato in modo alquanto leggero. Ma questa massa di governanti allo sbaraglio non sono solo europei. Trump stesso dovrà dichiarare bancarotta non appena l’incantesimo dei suoi striminziti profitti si spezzerà. Non può attuare una nuova colonizzazione senza pagare pegno. Allora suo malgrado l’Europa, in qualunque condizione materiale gli americani l’abbiano lasciata, ritroverà il proprio senso. Che è il senso della storia universale, ora patologicamente offuscato, ma che tornerà ad essere ciò di cui l’America (pur non comprendendolo oggi) un giorno avrà bisogno come l’ateo della preghiera.
La nostra epoca ha prodotto due fenomeni deleteri: ha disabituato l’uomo a meravigliarsi e ha cancellato dal vocabolario la parola “impossibile”. A cosa lo dobbiamo? Innanzitutto il progresso, la macchina che supera l’uomo; benvenuta Intelligenza Artificiale. Il sistema delle macchine, e il benessere che ne consegue, sembrano oggi vendicarsi dei propri inventori: gli stregoni si sono avvelenati nella loro stessa cucina.
Viviamo in un mondo che non crede più ai miracoli, perché tenta di realizzare tutto sulla terra attraverso le macchine. Un mondo simile non conosce più la meraviglia; crede al superuomo, ma non a ciò che è sopra l’uomo: figure come Hitler ieri, o Putin e Trump oggi, che riescono a imporre all’umanità cosa inaudite proprio perché la gente non sa più meravigliarsi, ne sono una logica conseguenza.
Ma dobbiamo chiederci: davvero gli americani oggi sottovalutano questo rigurgito dittatoriale che, insieme alla parola impossibile, ha eliminato la capacità di meravigliarsi? Un glaciale spirito ancien regime riporta in auge una falsa concezione dell’uguaglianza, affossa il rispetto e l’umiltà. Contemporaneamente l’America sopravvaluta a dismisura le sue conquiste, ma la nuova età della pietra è sempre più prossima: e sarà l’epoca della pietrificazione interiore, se non si corre ai ripari.
E allora, da dove può provenire un simile aiuto? Da dove, se non dal continente dei vecchi dittatori del degenerato, dilaniato, superato, continente Europa? Sono qui che zampillano le fonti inesauribili, come al suo tempo un nuovo continente aveva succhiato dal vecchio le sue energie vitali per fuggire all’inevitabile pietrificazione interiore. Solo qui in Europa si trova la medicina di cui vi sarà assolutamente bisogno a Chicago, New York, Philadelphia e Washington. Le loro macchine saranno migliori delle nostre, così come i loro prodotti chimici, le medicine, le armi, gli strumenti di precisione… ma ciò nonostante l’America non avrà mai un Mozart, mai un Leopardi, mai un Voltaire.
L’Europa resta la patria del bello non progettato e fabbricato, ma creato e cresciuto. Patria non del bello relativo, di cui è necessario conoscere scopi e premesse per poterlo apprezzare, ma del bello assoluto che si manifesta al primo sguardo, e che sarà il termometro e il filtro con cui distinguere il reale dall’apparenza.
Il bello che sopravvive alle dittature degli assetati di potere, alle dittature delle macchine, del danaro e dell’appiattimento. In questo consiste la missione eterna dell’Europa: sebbene oggi l’America la consideri un rottame da scaricare senza nemmeno riciclare. Ma lo spirito dell’Europa ha nome Platone, Erasmo, Bach. Non Hitler, né Napoleone, né Tito. E poiché la potenza non si abbatte che con un’altra potenza, sarà la potenza dell’Europa a liberare dal suo carattere inumano ciò che la deriva assolutista americana sta portando a livello globale. Sta ai governanti europei ricordare chi sono, di quanto sono responsabili, e di quanta notte devono riuscire a lasciarsi alle spalle.


1 commento
L’Europa, praticamente, non esiste.
Quello che è sopravvissuto alla mancata ratifica della “Costituzione europea” è un’organismo che non ha peso nel mondo. Non a caso Trump ha creato i “volenterosi” dove ci sono alcuni paesi dell’UE, guidati da UK, Canada e Francia.