Sono sempre stato filo israeliano contribuendo anche a formare l’Associazione parlamentare amici di Israele. Primo, perché Israele é uno stato legittimo (la decisione dell’Assemblea dell’Onu é del 1947) e sicuramente democratico dove i governi li convalida con la fiducia un parlamento, la Knesset, liberamente eletto col metodo proporzionale da chi possiede la cittadinanza israeliana compresi i palestinesi. Secondo, perché i governi israeliani hanno sempre auspicato la formazione dei due stati, anche di quello palestinese, anch’essa deliberata dall’Onu, e contestata dagli stati arabi, in primis Egitto e Giordania, a cui i territori previsti avrebbero dovuto essere sottratti per soddisfare l’esigenza del nuovo stato. E’ stato l’Egitto di Nasser a scatenare la guerra dei sei giorni del 1967 per la distruzione dello stato di Israele e sono stati i vari movimenti palestinesi a lanciare la parola d’ordine “Dal Giordano al mare”, che significava la messa al bando di Israele. Poi l’Egitto, alleato con la Siria, e col supporto di pressoché tutti gli stati arabi e dell’Urss, ritentò l’impresa nasseriana nel 1973 con la guerra del Kippur (una festa religiosa ebraica in cui iniziò l’attacco) sfociata poi nell’accordo di Camp David del 1978 tra Begin e Sadat nell’ottica della massima “terra in cambio di pace”. Si firmò il primo accordo di uno stato arabo che riconosceva l’esistenza di Israele e Israele riconsegnava all’Egitto le alture tutto il Sinai. Il trattato di pace tra Israele e Giordania risale al 1994 e pone fine allo stato di guerra tra i due paesi risalente al 1948. La Giordania, dopo l’Egitto, riconobbe il diritto all’esistenza di Israele. Il trattato di Oslo del 1993 si pone nella prospettiva di creare due stati, capaci di vivere in pace e Israele si impegnò a sgombrare le colonie a Gaza e sia pur gradualmente quelle in Cisgiordania. Qui il problema era di difficile soluzione e il governo dell’Anp si trovò a governare per anni un territorio a macchie d’Arlecchino, denso di colonie israeliane che rimandavano all’autorità israeliana. Sharon cacciò con le buone e con le cattive i coloni da Gaza ma così uno stato palestinese di fatto non nacque. Gaza e Cisgiordania non sono collegate, a Gaza prese il potere Hamas, dopo lunghi mesi di guerra con Al Fatah, che non riconosceva Israele, in Cisgiordania l’Olp, trasformata in Anp, che lo riconosceva ma che non poteva governare un territorio a macchie di leopardo, venne messo in condizione di.non potere agire. Con Netanyahu e il suo governo, dove spiccano gli oltranzisti Ben Gvir e Bevalel Smotrich, per la prima volta (non ci risulta che mai un governo israeliano lo abbia fatto) persegue decisamente la cancellazione del progetto dei due popoli e due stati. E sbuffa con arroganza che i palestinesi non hanno diritto a una patria. Viene da rimpiangere Ben Gurion, Golda Meier, Simon Peres, Yitzhak Rabin che pagò con la vita il suo coraggio, e perfino il conservatore Ariel Sharon. Mentre si ordina, dopo il macello di Gaza, all’Fdl di invadere questo territorio si approva un progetto di 3400 nuovi insediamenti che divide in due la Cisgiordania impendendo il collegamento tra nord e sud, con evidenti intenti razzisti (visto che si vieta ai palestinesi perfino l’uso di qualche infrastruttura) rendendo così impossibile procedere all’unificazione di questo già accidentato territorio. Una vergogna. E un suicidio. Perché il governo Netanyahu si isola dal mondo occidentale, anche l’Italia lo ha giustamente criticato, e da quel mondo arabo che recentemente aveva aperto alle esigenze di riconoscimento di Israele chiedendo il disarmo di Hamas. Marciare col sangue contro i diritti di un popolo, sia questo quello israeliano o quello palestinese, é contrario alle indicazioni dell’Onu nel 1947, agli accordi di Oslo del 1993 e agli accordi e ai due vertici di Camp David, l’ultimo nel 2000 tra Clinton, Barak e Arafat. Da ricordare che in quest’ultima occasione Barak fece la proposta piu avanzata e conveniente per i palestinesi; tutta la Gisgiordania e Gaza con Gerusalemme est come capitale. Arafat si intestardì nel rivendicare anche il ritorno di tutti i profughi in Israele, che avrebbe cambiato sostanzialmente le proporzioni tra i due popoli, e l’accordo andò in fumo. La posizione di Netanyahu è dunque contraria alla natura dialogante di Israele. Netanyahu apre una pagina nera nella storia luminosa di questo paese. Gli spegne la luce e calano le tenebre, generando così delusione e anche rabbia e frustrazione in chi di Israele é amico e avrebbe volentieri partecipato alla poderosa manifestazione contro il suo governo. Perché questo governo oltranzista di destra é pericoloso per la pace ed é pericoloso per Israele.
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Direttore. Nasce a Reggio Emilia nel 1951, laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna nel 1980, dal 1975 al 1993 é consigliere comunale di Reggio, nel 1977 é segretario provinciale del Psi, nel febbraio del 1987 è vice sindaco con le deleghe alla cultura e allo sport, e nel giugno dello stesso anno viene eletto deputato. Confermato con le elezioni del 1992, dal 1994 si dedica ad un’intensa attività editoriale (alla fine saranno una ventina i libri scritti). Nel 2005 viene nominato sottosegretario alle Infrastrutture per il Nuovo Psi nel governo Berlusconi. Nel 2006 viene rieletto deputato nel Nuovo PSI. Nel 2007 aderisce alla Costituente socialista nel centro-sinistra. Nel 2009 é assessore allo sport e poi all’ambiente nel comune di Reggio. Dal 2013 al 2022 dirige l’Avanti online.


10 commenti
Grazie, Direttore.
Ma sei sicuro di conoscere la storia di Israele e della Palestina almeno dal 1947 ? Secondo me nel tuo articolo dici un sacco di inesattezze, posto che anche io da sempre sostengo il diritto dei palestinesi ad avere una loro patria ( possibilmente non governata da chi vuole la distruzione di Israele ). La prima , e non l’unica, inesattezza riguarda il presunto massacro dei palestinesi la parte dell’IDF. Chi sostiene queste cose ( genocidio, massacro, sterminio per fame, ecc….) lo solo sulla base di “notizie” che provengono da Hamas e dai suoi amici ( ONU , UNRWA, Albanese , Emergency, varie ONG) ma mai, mai da fonti indipendenti. Comunque se vorrai ne parleremo al mio ritorno. Se in seguito alla pressione militare su Gaza City Hamas sarà costretto a liberare gli ostaggi , chiederete scusa ?
Io non capisco dove possa mai arrivare il tuo appoggio non a Israele ma al suo governo di estrema destra composto da due fanatici irresponsabili come Ben Gvir e Smotrich? I due che Calenda e non la Schlein definisce criminali. E se questa posizione non sia sconfessata dagli stessi esponenti di Sinistra per Israele dove militano molti socialisti. Non stai esagerando?
Forse siamo in presenza del “ suicidio “ de LA GIUSTIZIA
Analisi lucida e assolutamente perfetta, che condivido appieno. La penso esattamente come l’On. Mauro del Bue e l’ho scritto in vari articoli ricevendo da taluni il grazioso appellativo di antisemita… 😁 il che mi fa pensare che o la gente ha perso la capacità di comprendere ciò che legge o non sa proprio leggere o è semplicemente in mala fede… non so quale preferire tra le varie ipotesi. Comunque gran bel pezzo
Salvatore Sechi
Non mollare, Mauro. Netanihau sta facendo di tutto perchè Israele venga distrutta.Insieme al terrorismo di Hamas,è il principale nemico del popolo israeliano.Che abbia l’apprezzamento e il sostegno del maggiore alleato di Putin, cioè del presidente degli Stati Uniti, Trump, mi pare quasi naturale.
Gentile signor Del Bue,
eccomi di nuovo qui a commentare un suo scritto, anche perché, in un mio commento ad un suo precedente articolo (La tragedia di Gaza – 25/07/2025), pur condividendo alcune sue affermazioni, le avevo posto alcune domande a cui non è seguita una sua risposta.
Riprovo quindi, commentando questo suo nuovo articolo sulle ultime vicende che riguardano la Palestina, tema a cui tengo molto.
Essere filo israeliani vuol dire abbassare la guardia sulla legalità dell’operato dei governi ebraici negli ultimi 50 anni (espropriazione illegale di Territori palestinesi, distruzione illegale di case, uccisioni indiscriminate di donne e bambini, applicazione sistematica di pulizia etnica, tiro al bersaglio sulla gente affamata che si accalca alla distribuzione di cibo, ecc… Molte di queste criminali azioni risalgono a decenni fa, come lei ben saprà…), significa avallare ogni sistematica bugia che in questi decenni tutti i governi di Israele che si sono succeduti fino ad ora, hanno raccontato per apparire per l’ennesima volta, le vittime e non i carnefici, significa essere collusi con un sistematico piano di annientamento di un popolo, significa giustificare il progetto colonialista e suprematista, messo in atto sin dai primi vagiti dello stato ebraico, significa omettere delle evidenti responsabilità, significa non accorgersi di bugie, menzogne e malefatte, attraverso una efficiente quanto diabolica macchina propagandistica, significa bypassare le regole che dovrebbero essere le fondamenta della cosiddetta civiltà democratica occidentale, tanto bella, rigorosa, etica e rispettosa che spesso, abbiamo l’arroganza di esportarla (con risultati sempre disastrosi per coloro che ricevono questo grande dono).
Ho smesso da tempo di essere amico di Israele, da quando ho visto infrangersi tutte le mie speranze affinché ci potesse essere, oltre che uno stato israeliano, anche uno stato palestinese; e queste speranze sono state spazzate via proprio dal comportamento di ogni singolo governo israeliano che, fedele al richiamo del cancro sionista, un pezzetto per volta affinché l’opinione mondiale non sia così scossa dai vari crimini commessi, che vuole il sistematico, pianificato e mai taciuto progetto di annientamento o deportazione di ogni singolo palestinese.
Non mi dimentico certo che i palestinesi e i loro sgangherati governi hanno certamente commesso anche loro una buona dose di errori ma, secondo me, la regola aurea che vale in ogni contesto è che chi ha più potere, ha sempre più responsabilità.
Ho già scritto troppo e mi fermo qui: lascio però la parola ai protagonisti eccellenti che si sono susseguiti nei vari governi israeliani, perché è bene ricordare che certi fatti che vediamo oggi, hanno un’origine antica:
«Noi dobbiamo espellere gli arabi e prenderci i loro posti». (David Ben Gurion, 1937, Ben Gurion and the Palestine Arabs, Oxford University Press, 1985).
«Dobbiamo usare il terrore, l’assassinio, l’intimidazione, la confisca delle terre e l’eliminazione di ogni servizio sociale per liberare la Galilea dalla sua popolazione araba». (David Ben-Gurion, Maggio 1948, agli ufficiali dello Stato Maggiore. Da: Ben-Gurion, A Biography, by Michael Ben-Zohar, Delacorte, New York 1978).
«Tra di noi non possiamo ignorare la verità… politicamente noi siamo gli aggressori e loro si difendono. Il paese è loro, perché essi lo abitavano, dato che noi siamo voluti venire e stabilirci qui, e dal loro punto di vista ci vogliono cacciare dal loro paese». (David Ben Gurion, riportato a pp 91-2 di Fateful Triangle di Chomsky, che apparve in «Zionism and the Palestinians» pp 141-2 di Simha Flapan che citava un discorso del 1938).
«Non esiste una cosa come il popolo palestinese. Non è che noi siamo venuti e li abbiamo cacciati e preso il loro paese. Essi non esistono». (Golda Meir, dichiarazione al The Sunday Times, 15 giugno 1969).
«Come possiamo restituire i territori occupati? Non c’è nessuno a cui restituirli». (Golda Meir, 8 marzo 1969).
«Questo paese esiste come il compimento della promessa fatta da Dio stesso. Sarebbe ridicolo chiedere conto della sua legittimità». (Golda Meir, Le Monde, 15 ottobre 1971).
«Uscimmo fuori, Ben-Gurion ci accompagnava. Allon rifece la sua domanda: Che cosa si doveva fare con la popolazione palestinese? Ben-Gurion ondeggiò la mano in un gesto che diceva: cacciateli fuori!» (Yitzhak Rabin, versione censurata delle memorie di Rabin, pubblicata sul New York Times, 23 ottobre 1979).
«[Israele vorrà] creare nel corso dei prossimi 10 o 20 anni le condizioni per attrarre naturalmente e volontariamente una migrazione dei rifugiati dalla striscia di Gaza e dalla Cisgiordania verso la Giordania. Per ottenere questo dobbiamo arrivare ad un accordo con Re Hussein e non con Yasser Arafat». (Yitzhak Rabin [un «Principe di Pace» secondo Clinton], spiega il suo metodo di pulizia etnica dei territori occupati senza sollevare scalpore nel mondo).
(Riportato da David Shipler sul The New York Times, 04/04/1983 citando i commenti di Meir Cohen al comitato affari esteri e difesa della Knesset del 16 marzo).
«[I palestinesi] sono bestie che camminano su due gambe». (Discorso alla Knesset di Menachem Begin Primo Ministro israeliano, riportato da Amnon Kapeliouk, «Begin and the ‘Beasts’», su New Statesman, 25 giugno 1982).
«La divisione della Palestina è illegale. Non sarà mai riconosciuta. Gerusalemme è e sarà per sempre la nostra capitale. Eretz Israel verrà ricostruito per il popolo d’Israele. Tutto quanto. E per sempre». (Menachem Begin, il giorno dopo il voto all’ONU sulla divisione della Palestina).
«I vecchi dirigenti del nostro movimento ci hanno lasciato un chiaro messaggio di prendere Eretz Israel dal mare al fiume Giordano per le future generazioni, per un’aliya di massa (=immigrazione ebraica), e per il popolo ebraico, che tutto quanto sarà radunato in questo paese». (Dichiarazione dell’ex primo Ministro Yitzhak Shamir al ricordo funebre dei primi dirigenti del Likud, novembre 1990. Servizio locale di Radio Gerusalemme).
«Determinare la terra d’Israele è l’essenza del sionismo. Senza determinazione, noi non realizziamo il sionismo. È semplice». (Yitzhak Shamir, su Maariv, 02/21/1997).
«(I palestinesi) saranno schiacciati come cavallette… con le teste sfracellate contro i massi e le mura». (Yitzhak Shamir a quel tempo Primo Ministro d’Israele in un discorso ai coloni ebrei, New York Times, 1 aprile 1988).
«Israele avrebbe dovuto approfittare dell’attenzione del mondo sulla repressione delle dimostrazioni in Cina, quando l’attenzione del mondo era focalizzata su quel paese, per portare a termine una massiccia espulsione degli arabi dei territori». (Benjamin Netanyahu, allora vice ministro degli esteri, ex Primo Ministro d’Israele, in un discorso agli studenti della Bar Ilan University, dal giornale israeliano Hotam, 24 novembre 1989).
«Se pensassimo che invece di 200 vittime palestinesi, 2.000 morti metterebbero fine agli scontri in un colpo, dovremmo usare più forza… » (Il Primo Ministro israeliano Ehud Barak, citato dall’Associated Press, 16 novembre 2000).
«Sarei entrato in un’organizzazione terroristica». (Risposta di Ehud Barak a Gideon Levy, giornalista del quotidiano Ha’aretz, quando chiese a Barak che cosa avrebbe fatto se fosse nato palestinese).
«È dovere dei dirigenti d’Israele spiegare all’opinione pubblica, chiaramente e coraggiosamente, un certo numero di fatti che col tempo sono stati dimenticati. Il primo di questi è che non c’è sionismo, colonizzazione, o Stato Ebraico senza lo sradicamento degli arabi e l’espropriazione delle loro terre». (Ariel Sharon, Ministro degli esteri d’Israele, parlando ad una riunione di militanti del partito di estrema destra Tsomet, Agenzia France Presse, 15 novembre 1998).
«Tutti devono muoversi, correre e prendere quante più cime di colline (palestinesi) possibile in modo da allargare gli insediamenti (ebraici) perché tutto quello che prenderemo ora sarà nostro… Tutto quello che non prenderemo andrà a loro». (Ariel Sharon, Ministro degli esteri d’Israele, aprendo un incontro del partito Tsomet Party, Agenzia France Presse, 15 novembre 1998).
«Ogni volta che facciamo qualcosa tu mi dici che l’America farà questo o quello…devo dirti qualcosa molto chiaramente: Non preoccuparti della pressione americana su Israele. Noi, il popolo ebraico, controlliamo l’America, e gli americani lo sanno». (Ariel Sharon, Primo Ministro d’Israele, 31 ottobre 2001, risposta a Shimon Peres, come riportato in un programma della radio Kol Yisrael).
«Israele può avere il diritto di mettere altri sotto processo, ma certamente nessuno ha il diritto di mettere sotto processo il popolo ebraico e lo Stato d’Israele». (Ariel Sharon, Primo Ministro d’Israele, 25 marzo 2001 citato dalla BBC News Online).
«Ci sono stati l’anti-semitismo, i nazisti, Hitler, Auschwitz, ma loro [i palestinesi] in questo cosa centravano? Essi vedono una sola cosa: siamo venuti e abbiamo rubato il loro paese. Perché dovrebbero accettarlo?».
(Riportato da Nahum Goldmann in Le Paraddoxe Juif (The Jewish Paradox), pp. 121-122).
«Le vite degli israeliani hanno più valore di quelle dei palestinesi». (Ehud Olmert)
Rimanendo in tema di citazioni: nel 1967 il leader socialista Pietro Nenni scriveva: «La guerra contro Israele non ha nulla in comune con l’anticolonialismo. A sua volta, lo Stato Israeliano sta portando avanti una esperienza politica e sociale in cui si fondono gli ideali di Democrazia e di Socialismo, e che sono non una minaccia ma, semmai, un esempio».
Oggi difficilmente un onesto sionista di sinistra o amico di Israele sosterrebbe una cosa del genere.
Del resto, citando il Talmud: «Non vediamo le cose come sono ma vediamo le cose come siamo». Se sono socialista, apprezzerò, approverò e farò il tifo per uno stato che si vuole autodeterminare ispirandosi al Socialismo… Visti i risultati, il Socialismo era solo un paravento: la vera ideologia era il sionismo religioso-messianico
Già dagli albori del movimento sionista, il progetto di espulsione, uccisione, attraverso azioni militari, pulizia etnica dei palestinesi era palesemente ostentato.
Netanyahu è solo l’ultimo anello di questa catena insanguinata che, attraverso decenni, ha prodotto terrore, morte e distruzione.
Il genocidio in atto, è solo la conseguenza naturale di questa ideologia suprematista.
Che sia un genocidio, non lo dico solo io che non sono nessuno o la signora Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati che lei si premura sempre di non citare, o i sempre più numerosi, autorevoli ebrei che si sono dissociati e condannano aspramente le azioni criminali del governo Nethanyahu o le migliaia di persone che in tutto il mondo manifestano il loro dissenso ma, addirittura un rinsavito Ehud Olmert:
«Finora avevo sempre respinto pubblicamente le accuse di genocidio e crimini di guerra, ma nelle ultime settimane non ho potuto più farlo. Quello che stiamo facendo a Gaza ora è una guerra di devastazione: uccisioni indiscriminate, illimitate, crudeli e criminali di civili. Non lo stiamo facendo perché abbiamo perso il controllo in un settore specifico, né per la violenza spropositata di alcuni soldati in qualche unità. È piuttosto il risultato di una politica governativa dettata consapevolmente, malvagiamente, maliziosamente, irresponsabilmente. Sì, Israele sta commettendo crimini di guerra». (Haarez – 27 maggio 2025)
Sono molto esigente nella scelta delle amicizie.
No! Lo stato d Israele, da molto tempo non è più mio amico…
Attilio Tripodi
Non dirò che il mio articolo essendo, criticato da destra e da sinistra, sia nel giusto. Rispetto tutte le posizioni. Nella sua vedo un eccesso di contenuti anti israeliani. E un errore politico. Non è vero che sulla questione dello stato palestinese tutti i governi israeliani abbiano assunto identica posizione. Le ricordo gli accordi di Oslo del 1993 firmati da Rabin che pagò con la vita la sua generosità verso ì palestinesi e l’ultima Camp David nel 2000 con Barak che offrì a Arafat la Striscia, tutta la Cisgiordania con Gerusalemme capitale. E con Arafat che si intestardì nel pretendere il ritorno di tutti i profughi in Israele. Cosa che diventava inaccettabile per ovvi motivi di equilibrio per Israele. Dopo Netanyahu e il suoi crimini ci sarà un’altra Israele. Ne sono convinto.
Affermare che Israele è uno stato legittimo o che è un paese democratico… solo perché si vota, mi sembrano due affermazioni molto deboli e zoppicanti.
1° – perché la risoluzione 181 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite è un documento dal titolo “Proposal for a Partition” quindi, a tutti gli effetti, una proposta di partizione, che però, non ha valore vincolante: solo le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza (5 stati [Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Inghilterra] più, a rotazione altri stati), hanno valore effettivo e vincolante. Quindi, se una delle due parti contendenti non accettano, la proposta è inapplicabile.
In quel caso, la Palestina non fu d’accordo perché si sentì vittima di un’ingiustizia, invasa in casa propria, nel territorio che da sempre ha abitato.
Israele, bypassando questa effettiva norma e prassi, si è presa la parte a lei assegnata, aggiungendo arbitrariamente, già che c’era, altri territori non contemplati nella risoluzione, dichiarando unilateralmente lo Stato di Israele, nel ’48.
Infatti, i giuristi dell’epoca (anche quelli attuali e israeliani) dicevano che Israele è uno stato “de facto” e non “de iure”.
Altri giornalisti, della “levatura” di Bocchino, Mentana, Porro, ecc. maestri dei “due pesi, due misure”, hanno usato (a sproposito) questo fatto, per legittimare la formazione dello stato Israele.
2° – perché uno stato è democratico non solo perché ci sono periodiche elezioni o si proclama tale, ma anche quando rispetta in modo sostanziale alcuni principi fondamentali come, ad esempio, il diritto di parola: Ofer Cassif deputato della sinistra, durante un suo recente intervento alla Knesset, ha citato lo scrittore israeliano David Grossman che in un’intervista rilasciata a Repubblica ha dichiarato: “Per anni mi sono rifiutato di usare il termine genocidio, ma ora, dopo le immagini che ho visto e dopo aver parlato con le persone che erano lì, non posso più evitarlo”. Per aver letto quell’articolo, è stato prima disturbato “democraticamente”durante il suo intervento e poi meschinamente allontanato dall’aula, nel luogo che dovrebbe essere la massima espressione della democraticità. Uno stato non si può proclamare democratico quando sottrae illegalmente da 80 anni le terre del popolo palestinese, bypassando il diritto internazionale. Uno stato democratico rispetta le convenzioni legali internazionali (veda le 70 risoluzioni ONU, con valore vincolante emanate dal Consiglio di Sicurezza, ma puntualmente disattese da Israele, e le 104 risoluzioni del Consiglio per i Diritti Umani contro lo stato ebraico). Uno stato democratico non può dirsi tale se il Primo Ministro e l’Ultimo Ministro del suo governo sono stati giudicati Criminali dalla Corte penale internazionale (CPI). Uno stato democratico non spalleggia i coloni, avvallando e giustificando l’appropriazione indebita di territori ma anzi, promuovendo l’istituzione di nuovi insediamenti… Uno stato democratico non uccide deliberatamente più di 60.000 persone e continua in questo criminoso piano, continuando ad uccidere, affamando un intero popolo. Uno stato democratico non uccide deliberatamente 268 giornalisti e operatori dei media per impedire una delle libertà fondamentali quali la libertà di stampa e informazione, non uccide 1320 tra medici e professionisti della sanità perché colpire giornalisti e strutture e personale medico è vietato dal diritto internazionale umanitario. Uno stato non può dirsi democratico se non è inclusivo: Israele ha cambiato la sua Legge Fondamentale definendola “Israele Stato-Nazione del popolo ebraico”, proprio per enfatizzare il carattere esclusivamente ebraico. È vero che in Israele vivono parecchi palestinesi ma forse non lo sa: sono cittadini di serie Z, descritto e riportato anche nei rapporti di Amnesty International.
Tutti i tentativi di dare alla Palestina qualche briciola di speranza di avere infine uno stato (Oslo, Camp David, il ritiro da Gaza) erano tutti finti eventi istituzionali di pubbliche relazioni, orchestrati con grande maestria a favore dei media proprio per allungare i tempi delle speranza palestinesi che, infatti, non hanno portato a niente. Nel frattempo però, Israele arraffava a man bassa i territori della West Bank.
Clinton fu persino minacciato da Israele (che lo aveva spiato) di divulgare la sua segreta relazione extra-coniugale con Monica Lewinsky, qualora avesse portato al successo gli accordi di Oslo.
Di più: i politici israeliani, ai tempi del “disengagment” da Gaza, dissero apertamente che uscire da Gaza era un piano per far marcire nella formaldeide il processo di pace. Le cito le parole esatte pronunciate da Dov Weisglass, consigliere del Primo Ministro di allora, Ariel Sharon:
“Il significato del piano di disimpegno (da Gaza) è il congelamento del processo di pace… E quando si congela questo processo, si impedisce la creazione di uno Stato palestinese e si impedisce una discussione sui rifugiati, sui confini e su Gerusalemme. Di fatto, l’intero pacchetto chiamato Stato palestinese, con tutto ciò che comporta, è stato rimosso dalla nostra agenda a tempo indeterminato.
E tutto questo con autorità e permesso. Il tutto con la benedizione presidenziale e la ratifica di entrambe le Camere del Congresso. È esattamente quello che è successo. Sapete, il termine “processo di pace” è un insieme di concetti e impegni. Il piano di disimpegno da Gaza è in realtà formaldeide, quindi non ci sarà un processo politico con i palestinesi.”
I governi sionisti puntavano proprio all’esasperazione del popolo palestinese, vessando, rubando, mobbizzando e quando poi succedevano reazioni anche violente, avevano la scusa per puntare l’indice verso i palestinesi, accusandoli di essere coloro che non volevano la pace ma solo annientare lo stato di Israele…
La tecnica della vittima funziona alla grande, visto anche il senso di colpa occidentale nell’aver avvallato la Shoah…
E funziona ancora di più ora con il dispiego massiccio di propaganda becera e palesemente menzognera.
Quindi, non mi venga a dire che sono anti-israeliano (meno male che non mi abbia dato dell’anti-semita): confuti semmai i fatti che le ho segnalato, le citazioni di esponenti dei vari governi israeliani, le leggi internazionali, i rapporti e le risoluzioni ONU, i mandati di cattura internazionale per i crimini di guerra, il recente report della relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, Francesca Albanese… e poi caso mai potremmo anche riparlarne.
La Palestina nn fu d’accordo? Ma che dice? Quale Palestina esisteva nel 1947? Il territorio di Israele, già frequentato da non pochi coloni ebrei, era egiziano e giordano. Non esisteva lo stato palestinese. Non a caso la decisione Onu fu quella di crearlo a fianco dello stato di Israele. Cosa che non avvenne per responsabilità primaria degli stati arabi che il giorno dopo la proclamazione di Israele gli dichiararono guerra. Oggi l’Egitto e la Giordania sono in pace con Israele e non chiedono indietro le terre occupate rispettando il suo diritto a esistere. Quanto alla democrazia diciamo che le proteste nelle piazze di Tel Aviv ci sono stare e avranno provocato anche reazioni esagerate della polizia. Ma ha mai sentito parlare di proteste di piazza in Egitto, in Iran, e negli altri stati arabi. Quando qualcuno si tolse il velo a Teheran che fine ha fatto?