JLe belle notizie vanno diffuse.
La settimana scorsa gli eurodeputati della Commissione Affari Costituzionali hanno votato a larga maggioranza la proposta di emendamento alla legge elettorale europea che consentirà (finalmente) alle eurodeputate incinte o che hanno appena partorito il diritto di “voto per delega”.
L’idea è partita dal gruppo dei socialisti e democratici.
Oggi, 13 novembre, questa proposta legislativa è passata in plenaria quasi all’unanimità (un solo contrario).
Il Parlamento europeo prova così a riscrivere le regole, partendo da quelle interne, sperando che possano essere d’esempio in molti altri ambiti per quello che è un problema culturale diffuso.
Le donne in politica, quando restano incinte, o diventano neomamme, devono rinunciare a lavori, sedute e partecipazione attova, con tutte le ripercussioni del caso: perdita del loro diritto/dovere di votare e intervenire, riduzione del numero legale del proprio gruppo e quindi compagni politiche con meno voti a disposizione.
Quindi, per conciliare vita e lavoro, maternità e professione, da oggi il voto per procura è un passo più avanti sulla via della piena concretizzazione.
La commissione Affari costituzionali del Parlamento europeo ha proposto, e ottenuto, di riconoscere alle donne votanti, da tre mesi prima della data attesa del parto e fino a sei mesi dopo la nascita, il diritto di esprimere il proprio voto anche quando vita familiare e cure genitoriali non lo rendono possibile.
L’iniziativa và a modificare l’Atto europeo per l’elezione degli europarlamentari, che è un trattato internazionale che richiederà tempi più lunghi, poiché dopo le dovute approvazioni in Parlamento ora e in Consiglio poi, serviranno le ratifiche di tutti i Parlamenti nazionali.
Si sta provando a stabilire il voto per procura riservato alle donne in tempo per le prossime elezioni europee del 2029.

Intanto Juan Fernando López Aguilar (S&D), relatore del testo, dice:
“L’introduzione del voto per delega per i deputati europei in congedo di maternità rafforza la rappresentanza democratica e garantisce che la voce degli elettori continui a essere ascoltata nei mesi precedenti e successivi al parto. Nessun rappresentante eletto dovrebbe mai dover scegliere tra il proprio voto e il proprio figlio”, e aggiunge, convinto:
“questa iniziativa sostiene il nostro obiettivo più ampio di promuovere la parità di genere e l’equilibrio tra lavoro e vita privata, incoraggiando i genitori a partecipare pienamente alla vita politica”.
Intanto una molto soddisfatta presidente dell’Eurocamera, Roberta Metsola, ha scritto: “Sarà un passo da gigante nella modernizzazione del Parlamento europeo nel rendere più facile per le madri la partecipazione alla politica</strong>”

