No, non è un fotomontaggio e neanche una foto creata con l’intelligenza artificiale.
È una immagine vera.
Siamo a Debel, nel Libano meridionale, un villaggio i cui abitanti cristiani sono in gran parte rimasti nelle loro case nonostante l’offensiva militare israeliana.
La statua si trovava in un piccolo santuario situato nel giardino di una famiglia locale, come spiegato dal parroco del luogo, Fadi Falfel.
L’autore della profanazione è un soldato israeliano.
Il fatto è stato riconosciuto e ammesso dagli alti comandi delle forze di invasione israeliane ed è stato annunciato un procedimento disciplinare contro il soldato che si è reso autore di quel gesto.
Noi non siamo scemi e neanche fanatici.
Non sarà il gesto di un isolato a farci scadere in momenti di isteria e a farci prendere da manifestazioni di condanne estremiste ed esaltate.
Non ci faremo prendere da rigurgiti di antisemitismo come è successo in passato per altri.
Così come non ci siamo fatti trascinare nelle feroci contestazioni contro gli ebrei e il popolo israeliano quando ci sono stati i numerosi eccidi perpetrati in danno dei civili palestinesi, bambini, donne, anziani.
Il nostro avversario politico è sempre stato Netanyahu, sono sempre stati i suoi feroci ministri Ben Gvir e Modrich e quelle frange di esaltati estremisti che li seguono, che sparano ai palestinesi nella Cisgiordania per cacciarli dalle terre, che sputano addosso ai sacerdoti o alle suore cristiane quando le incontrano lungo le strade di Gerusalemme.
Mai il nostro nemico politico è stato il popolo israeliano ed ebraico, con il quale condividiamo ancora e convintamente le sofferenze per la tragedia degli anni quaranta.
Non siamo antisemiti, siamo antifascisti e antinazisti.
Sappiamo distinguere.
Come sappiamo distinguere quando guardiamo dall’altro lato e scorgiamo un islamismo radicale, terrorista ed assassino ma sappiamo anche che ci sono musulmani, che vivono ormai da tutte le parti del mondo, che non condividono le guerre di religione e vivono pacificamente con le persone di altre religioni.
Una domanda però ce la facciamo.
Cosa sarebbe successo se la immagine che stiamo commentando fosse quella di un palestinese, di un hezbollah, di un soldato iraniano, di miliziano siriano.
Avremmo visto insorgere un esercito di scandalizzati, da Vannacci a Salvini, da La Russa a Giuli, e poi Donzelli, Bignami, Bocchino, Capezzone, Sechi, Belpietro, il Sindaco di Sesto San Giovanni Roby Di Stefano e compagnia bella, inveire contro tutto il mondo musulmano, invocando la remigrazione a tappeto in difesa dei valori dell’occidente, della nostra cultura tradizionale, della nostra religione cristiana.
E ora dove sono? Perché il loro silenzio. Perché tacciono di fronte ad una profanazione che desta uguale scandalo.
Ecco questo è il frutto di un approccio estremista ed esaltato alle questioni di politica italiana e ai temi di politica internazionale.
Faziosità, partigianeria, strumentalizzazione dei problemi, scandalismo, arroganza e violenza verbale e fisica.
Pari pari con chi, a sinistra, aizzava e alimentava i cortei antisemiti per tutta Italia di fronte alle stragi di Netanyahu.
Uguali sono.
E noi diversi da tutti loro.
Poi uno dice il bipolarismo, il peggior nemico della nostra democrazia, un sistema da abbattere e demolire senza arretrare di un millimetro.


1 commento
Remigrazione? Per neofascisti e neonazisti.