Fin dalla sua nascita il Partito socialista, oltre all’iniziativa politica, dedicò grande attenzione al coinvolgimento associativo popolare, dando vita a iniziative collettive di svago e di divertimento in grado di creare socialità e rafforzare la fiducia dei presenti negli ideali del socialismo. I circoli e le associazioni di volontariato proposero nelle giornate di festività iniziative di svago e di convivialità a imitazione di quanto già fatto dai circoli borghesi.
Ai dirigenti di partito apparve subito chiaro, infatti, che il consenso politico non dovesse essere ricercato solo grazie ai comizi, le manifestazioni e le riunioni di sezione, ma anche rispondendo al bisogno di serenità e di momentanea estraneazione dagli assillanti problemi quotidiani legati alla povertà, al lavoro e all’incertezza del domani.
Le feste laiche per definizione durante le quali i socialisti diedero il meglio di sé stessi furono il I° maggio e il periodo di Carnevale. Quei due appuntamenti, come vedremo, furono vissuti con passione e grande impegno politico-organizzativo. Il momento clou era rappresentato dal pranzo sociale con caratteriste sue proprie rispetto a quelli in uso nei circoli borghesi e, specie nei centri minori, nelle festività di natura religiosa.
Il banchetto socialista a differenza di quello borghese, infatti, non previde mai inviti mirati, ma mantenne sempre un carattere profondamente democratico, consentendo l’accesso a tutti gli appartenenti ai sodalizi politici ed economici del movimento operaio e comunque a chiunque intendesse parteciparvi.
I circoli socialisti proposero in effetti un diverso messaggio etico e morale, non rinunciando mai a politicizzare i loro eventi pubblici.
Oltre a rafforzare i vincoli comunitari, le loro iniziative assunsero, infatti, anche la funzione di verifica dello sviluppo raggiunto dalla organizzazione politica ed economica del partito. Nell’approntare il programma delle feste nulla veniva tralasciato. Le “veglie danzanti” e i “veglioni rossi” divennero momenti ripetuti della socialità socialista, specie nelle zone rurali prive di teatri e altri luoghi di svago, intercettando le attese di anziani e giovani.
Nelle feste organizzate dai vari circoli non mancarono poi altri passatempi come lotterie, bande locali, canti corali, fuochi artificiali, cene sociali con lo scopo anche di raccogliere fondi per la stampa socialista.
La tipologia delle pratiche festive con lo trascorrere degli anni andò affinandosi prevedendo inaugurazioni di sedi di partito e Case del popolo, l’organizzazione di gite sociali, recite dialettali, gare di ballo, corse al sacco e alberi della cuccagna.
Oltre alla ricorrenza importantissima per i socialisti del 1° maggio, l’altra festa laica molto partecipata fu indubbiamente quella in occasione del Carnevale. Il suo carattere allegro, dissacrante e ironico verso tutti, specialmente i potenti, i ricchi, i nobili e gli avversari politici, ne fece un appuntamento attesissimo dal popolo, desideroso di manifestare pubblicamente, seppur in modo divertente e ironico, la sua opinione sugli uomini che per un intero anno lo avevano sfruttato e vessato. Grande attenzione fu riservata al sostegno e alla diffusione della stampa socialista, l’altra gamba portante del partito.
A Reggio Emilia, ad esempio, la giornata del 29 gennaio, anniversario del giornale La Giustizia, fu ricordata, fin dal 1889, con una festa comprendente il pranzo sociale e discorsi dei più apprezzati dirigenti di partito. Il grande banchetto organizzato nel 1901, presso il Politeama Ariosto, in occasione del XV anniversario de La Giustizia, rimase nella memoria popolare per molti anni e fu immortalato da una splendida foto-ricordo.
Ogni regione, ogni città, ogni paese si sforzò di arricchire il programma delle feste con riti, giochi, intrattenimenti e balli tipici della sua tradizione. La popolarità delle fanfare, come è noto, riguardò soprattutto la Romagna. L’Avanti! arrivò a definire quella passione come “l’espressione musicale delle passioni politiche”.
Anche la presenza delle donne e dei fanciulli andò via via aumentando, tanto da rendere indispensabile la loro presenza e il loro lavoro volontario per assicurare la buona riuscita delle feste.
Nonostante le perplessità, se non la dichiarata contrarietà, dei socialisti per le competizioni sportive, diverse feste proposero gare di scherma, di esercizi atletici e ginnici, di corsa o di calcio con significativi premi finali. Come dire che la realtà a volte finì per superare l’ideologia.
La Prima guerra mondiale segnò comprensibilmente un arresto di ogni attività ricreativa, che prevedibilmente riprese nel dopoguerra con rinnovato entusiasmo.
A quel punto però tutto sembrò essere irrimediabilmente cambiato.
I riti tradizionali seguiti e ripetuti per anni, le stesse iniziative votate al rafforzamento della socialità, non intercettarono più i desideri e le aspettative di un popolo uscito dalla guerra. Si determinò un solco sempre più profondo tra le generazioni, tra la tradizione e il desiderio di cambiamento espresso dalle associazioni e dai circoli giovanili.
Purtroppo le lotte sindacali del “biennio rosso” e la successiva affermazione del fascismo rimandarono a tempi migliori la possibilità di promuovere e vivere momenti politici associativi, oltre che di svago e di sano divertimento.

