di Francesco Di Lorenzi
Da sempre il tema delle alleanze appassiona e divide la nostra comunità politica, suscitando passioni, lacerazioni e strappi che, ai più, risultano incomprensibili o, quanto meno, esagerati, per una questione che dovrebbe riguardare la tattica e non la sostanza dell’azione politica. Ci si accapiglia da oltre centrotrenta anni di storia socialista in due gruppi principali, con all’interno un numero incalcolabile di sottogruppi, sfumature e distinguo. Da un lato quelli che potremmo chiamare i “frontisti”, ultras dell’unità a sinistra ad ogni costo, contrari a qualsiasi contaminazione esterna, disposti ad allearsi, ed eventualmente a governare, solamente con altre realtà progressiste. Dall’altro chi crede che i socialisti esprimano il meglio del loro riformismo in collaborazione con le forze moderate di centro, in nome di quel pragmatismo e di quella politica del fare tanto cara alla tradizione turatiana del partito.
Ovviamente chi scrive e la storia di questo giornale hanno opinioni abbastanza chiare in merito, così come i governi di centro-sinistra degli anni sessanta sull’asse Moro-Nenni e quelli degli anni ottanta intorno alla figura di Bettino Craxi, ci consegnano una risposta storica sufficientemente chiara su quali siano state le stagioni politiche più fruttuose della nostra lunga e travagliata storia, ma non è questo l’intento di questo articolo. L’obbiettivo non è assolutamente quello di alimentare ulteriori e sterili polemiche, ancora più sgradevoli se associate all’attuale peso politico delle nostre poche e disperse forze, bensì quello di alzare lo sguardo da un dibattito che, troppo spesso, soffre di tutto il carico divisorio del provincialismo italiano, cercando di osservare in maniera analitica e distaccata casa avviene nel resto del continente ora, anno del Signore 2024, non negli anni trenta del novecento.
A giugno del duemilaventiquattro, su 27 paesi dell’Unione Europea, i partiti di ispirazione socialista/socialdemocratica/laburista governano da soli, o con altre forze di sinistra, in sole tre nazioni: Spagna, Malta e Slovenia; esclusa l’importante esperienza del compagno Sanchez, non esattamente i paesi fondatori o guida dell’UE. In ben dieci Paesi i suddetti partiti sono al governo in coalizione con forze di centro o di centro-destra: dalla Germania del Cancelliere Scholz(alleato con il partito liberaldemocratico) alla Danimarca della leader socialdemocratica Mette Frederiksen(alleata con il movimento di centrodestra Venstre), dai baltici Estonia e Lettonia(governi di coalizione centrodestra-centrosinistra) al governo di Donald Tusk in Polonia(una coalizione di partiti centrodestra, centro e centrosinistra), dalla Romania dove Marcel Ciolacu, leader del Partito Social Democratico di centrosinistra, guida un governo formato da un’ampia coalizione, con all’interno il Partito Nazionale Liberale di centrodestra, a Cipro(colazione centrodestra-centrosinistra). Omettiamo di citare il caso della Francia dove l’ipotesi di un governo frontista sembra definitivamente tramontato nonostante l’esito delle elezioni.
Tutto ciò per ribadire, ancora una volta, che chi auspica per i socialisti una posizione terzopolista o, comunque, delle alleanze diverse e distanti dalle ammucchiate in stile campo largo, non è un socialfascista, un traditore del partito o altre amenità del genere, bensì un compagno che si muove, legittimamente, sulla stessa linea di molti partiti socialisti/socialdemocratici europei, nella convinzione che una collaborazione con le forze moderate, popolari e liberali europee possa contribuire ad affrontare meglio le grandi sfide del presente e del futuro dell’Unione, isolando le formazioni più estremiste e demagogiche e ragionando in termini di concretezza e pragmatismo(con risultati sicuramente non sempre soddisfacenti, ma questo è un altro discorso). Beninteso che è altrettanto legittima la posizione di chi auspica e lavora per governi di sinistra-sinistra(minoritari in Europa e assai improbabili in Italia), ci mancherebbe; ciò che ha stancato è la presunzione, tutta italiana, di dare patenti di legittimità a questa o a quella scelta, distogliendo completamente lo sguardo da ciò che avviene intorno a noi. Non c’è il minimo dubbio che l’attuale oscena legge elettorale ingarbugli ulteriormente la situazione, costringendo partiti e movimenti ad alleanze fittizie, in nome di un bipolarismo falso quanto superato. Per questo occorre superare ogni divisione per lavorare, con il più ampio fronte possibile, ad una legge elettorale interamente proporzionale e con le preferenze, per rimettere al centro dell’agone politico le storie, le culture, le tante diversità e sfumature che hanno contribuito a fare l’Italia una, libera e democratica. Noi ci saremo.
Francesco Di Lorenzi


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Bravo!