Non è uno slogan, ma la base della nascita della socialdemocrazia. Per quasi un secolo la socialdemocrazia è partita dall’analisi marxista per giungere successivamente ad una equilibrata sintesi con i principi fondanti del liberalismo. È l’ircocervo di Einaudi. Ma Marx non è né l’inventore né la punta di diamante della socialdemocrazia. Io penso che muovere i primi passi dall’analisi della società sulla base delle considerazioni di Karl Popper consenta una riflessione basata sulla realtà storica , quella dei fatti cioè ciò.Credo che così facendo si possa contribuire a dare risposte più utili , non certezze, per conseguire non solo la libertà ma l’uguaglianza anche attraverso il mercato e i suoi attori : cittadini, consumatori, lavoratori, imprenditori.
Il caro e compianto amico, Lorenzo Infantino, ci ha fornito con la sua indagine sul marginalismo austriaco e sulle opere di Schumpeter, Bernstein e Talcott Parsons, elementi critici su cui vale la pena soffermarci e ragionare . Non è tabù una società che si autoregola, se al suo interno opera una forza socialdemocratica impegnata a creare un clima di cooperazione volontaria e produttiva dove l’incontro tra le persone, le idee, i sentimenti, i prodotti , le transazioni economiche e sociali producono un gioco a somma positiva. La lotta ai monopoli affidata esclusivamente allo Stato può mettere a serio rischio tutte le prerogative sociali e civili, vale a dire la loro progressiva cancellazione, man mano che le forze conservatrici e regressive prendono piede.
Al contrario, una socialdemocrazia attiva, vitale, che organizza lavoratori, imprese, consumatori con spirito mutualistico non solo equilibra il mercato, ma può offrire finalmente una possibilità concreta al contrasto di povertà e disagi sociali.
Scuola, sanità, trasporti, comunicazioni, difesa e giustizia, come il fisco, sono funzioni tipicamente statali. Ma tutte funzionano nello Stato se esiste una forza socialdemocratica che faccia pressione costante per standard di qualità elevati e controllo dei costi adeguato.
Il nostro obiettivo non è uno Stato etico. Il nostro obiettivo è uno Stato correttamente dimensionato che non soffochi i propri cittadini in nome dello spreco. Una economia solidale di mercato quindi, in cui sia garantito il principio di libertà individuale e di uguaglianza nelle opportunità. Su questi temi ed altro, e mi scuso per incompletezza, ci si deve impegnare per realizzare un confronto serio, costruttivo, teso anche a una convergenza di programma e di prospettive con i partiti, associazioni, fondazioni, di ispirazione liberale, liberalsocialista, repubblicana e con il mondo del civismo cattolico e laico. Il sinistrismo chiassoso ,urlante di certi partiti del denominato “campo largo” che trasforma in duello ordalico il confronto politico è a noi di SD antitetico. Il 14% che ha votato No ai recenti quesiti referendari non ha seguito le indicazioni né del centro destra né del centro sinistra. Mi domando allora, è sbagliato pensare che in quella percentuale ci sia uno spazio programmatico e di visione che ispirato a una cultura non estremista, laica e riformista e che vede nel bipolarismo la malcelata volontà di annichilire le minoranze? Sono convinto di no. Non so se il termine terzaforzismo sia appropriato ad una aggregazione che voglia ribellarsi a questa paralisi istituzionale e politica ma so che è necessario e urgente traghettare il paese fuori dalla “ Morta Gora” e condurlo in acque chiare per mezzo di una vera novità, solida storicamente e culturalmente, il terzaforzismo appunto, da proporre agli italiani in grado di concepire un progetto radicalmente riformatore della struttura paese e di guardare oltre il riformismo come per altro già Giuseppe Saragat immaginava circa mezzo secolo fa.
Socialdemocrazia è anche Europa, con un continente finalmente capace di divenire forza equilibratrice del mondo, autonoma, sovrana, rappresentativa dei cittadini europei che siano finalmente cittadini nell’accezione del termine come fu inteso nella Costituzione Francese del 1791! Il Parlamento europeo è co- legislatore con i governi, la Commissione, il Consiglio. Di fatto una democrazia limitata che oggi costringe tutti a ‘cedere’ parti importanti di sovranità. Gli Stati Uniti d’Europa devono invece restituire la sovranità a tutti i cittadini. Anche questo è socialdemocrazia.
Umberto Costi
Segretario Nazionale di Socialdemocrazia SD


1 commento
La socialdemcrazia non nasce né con Popper, né con Einaudi. Ma nasce anche con Marx. Piaccia o meno. I primi partiti socialdemocratici furono marxisti e tutti i leader dell’epoca ebbero fitti rapporti epistolari con Engels (dopo la scomparsa di Marx), Turati in primis.
Il marxismo va osservato nella sua prospettiva umanitaria (come scrisse l’ex segretario del PSDI Pietro Longo, dimenticato da tutti i cosiddetti socialdemocratici di oggi), arricchito dei contributi mazziniani, garibaldini, anarchici della Prima Internazionale dei lavoratori.
Quanto al resto il comparto pubblico di cui leggo in questo articolo è stato smantellato da un liberal capitalismo strisciante che ha sede a Washington e Bruxelles (si leggano gli scritti di Bettino Craxi). Il sinistrismo borghese postcomunista si è alleato al fondamentalismo liberal capitalista postfascista, producendo un immenso campo largo di letame che va dal PD ai Fratelli Meloni, passando per Conte, la Bonino, Calenda, Renzi e i vari pseudo verdi e Fratoianni.
È così in tutta Europa e se non si comprende che il nemico principale del Socialismo democratico è il liberal capitalismo, non si va da nessuna parte. Ma si cade nell’ equivoco o nell’ imbroglio semantico e ideologico.
Quanto allo spazio politico, non c’è più. Non ci sono Liberalsocialisti né repubblicani. Salvo qualche sfigato come me, che ancora studia, scrive e parla al vento.