Di Leonardo Raito
Le due importanti tornate elettorali in Gran Bretagna e Francia stanno facendo esultare il mondo delle sinistre italiane ed europee, ma tuttavia nascondono insidie interpretative che è opportuno fissare onde evitare letture fuorvianti o limitate di quanto è successo. In primis, non possiamo dimenticare che i due paesi andati alle urne hanno forme di stato e forme di governo diverse tra loro e molto diverse da quella italiana, così come diversi sono i sistemi elettorali.
La Francia è una repubblica semipresidenziale, la forma di governo è caratterizzata dall’elezione popolare diretta sia dell’Assemblea nazionale che del Presidente della Repubblica e dalla ripartizione del potere esecutivo tra quest’ultimo e il Primo ministro da lui scelto. L’Assemblea nazionale francese è eletta con un sistema maggioritario a doppio turno, nell’ambito di collegi uninominali.
Il sistema costituzionale britannico, invece, rappresenta un unicum nel panorama internazionale in quanto fondato su una Costituzione non scritta, frutto di una secolare tradizione di natura consuetudinaria (constitutional conventions). Il Regno Unito è il primo Paese in cui si è affermata una forma di governo parlamentare. Lo Stato mantiene tuttora il carattere monarchico, ma la Corona riveste un ruolo prevalentemente simbolico dell’unità nazionale ed i poteri che le sono riconosciuti hanno natura eminentemente formale. La Camera dei Comuni (House of Commons) è l’organo direttamente rappresentativo del popolo del Regno Unito ed è attualmente composta da 650 deputati. Le elezioni si svolgono con sistema maggioritario a turno unico che permette l’attribuzione del seggio al candidato che abbia ottenuto la maggioranza relativa dei voti nel collegio.
Il dato interessante, credo, è che in Francia una larga coalizione di partiti di sinistra è riuscita ad arginare lo spauracchio lepenista. La spinta a stare insieme è stata più forte delle differenze di vedute ma ha tuttavia consentito di lavorare per un obiettivo comune, alla fine centrato. Resta da vedere che tipo di maggioranza si produrrà in parlamento, ma di sicuro se si voleva impedire alla Le Pen e ai suoi sodali di governare, ci si è riusciti.
In Gran Bretagna invece, i laburisti, che sono molto lontani da una sinistra di stampo italiano, hanno saputo, sfruttando il sistema maggioritario, ad ottenere un largo vantaggio in parlamento, guadagnandosi il diritto di governare dopo tantissimi anni.
Segnali da cui trarre lezioni? Si e no. Di certo, che l’unione faccia la forza si sa da sempre e questo potrebbe spingere anche i partiti italiani di centrosinistra a cercare convergenze e a mettere in campo strategie di collaborazione più marcata, se vogliono controbattere a una destra più solida. C’è poi un tema di credibilità e di obiettivi che occorre presentare con chiarezza all’elettorato, per coinvolgerlo su un progetto. Magari riprendere il filo di una collaborazione europea potrebbe aiutare.
Per concludere, i segnali paiono essere interessanti, ma come ho già avuto modo di dire, vincere è un conto e governare un altro. Se da Francia e Gran Bretagna le sinistre riusciranno a dare segnali incoraggianti, forse anche in Italia qualche spazio e qualche entusiasmo si recupererà. Per ora è una speranza. L’auspicio è che diventi una realtà.

