C’è una magia, nella politica italiana, che nemmeno Houdini avrebbe saputo immaginare: far sparire le statistiche quando dicono una cosa, e farle riapparire, ingrandite e con i baffi, quando ne dicono un’altra.
E in questo trucco di prestigio, la destra, con Roberto Vannacci in prima fila, ha trovato il suo numero migliore: usare la “sicurezza” come leva per chiedere più remigrazione, più rimpatri, più “italiani prima di tutto”, salvo poi dimenticarsi dei numeri quando questi raccontano una storia leggermente diversa.
Secondo il dossier del Viminale sul primo semestre 2026, i reati in Italia sono calati del 10% rispetto allo stesso periodo del 2025: meno omicidi (−15,3%), meno furti (−11,4%), meno rapine (−12,3%), meno violenze sessuali (−7,1%).
Gli sbarchi via mare, nel frattempo, si sono più che dimezzati: da 30.060 persone nei primi sei mesi del 2025 a 14.388 nel 2026 (−52,1%). I rimpatri, invece, sono aumentati del 34,3%.
Eppure, nonostante questi numeri, il racconto pubblico è un altro: “invasione”, “insicurezza”, “criminalità alle stelle”.
Come se il calo dei reati fosse un dettaglio noioso, e l’aumento dei rimpatri una prova non che la situazione è sotto controllo, ma che bisogna fare ancora di più, più in fretta, più duramente.
È qui che entra in scena la “remigrazione”: l’idea che la sicurezza passi per il rimpatrio massiccio di migranti, irregolari e non, e che ogni crimine commesso da uno straniero sia la prova che ce ne sono “troppi”.
Peccato che, quando si guardano i dati nel loro insieme, il quadro sia meno drammatico di quanto urlato nei comizi: se alcuni reati “ad alta visibilità” coinvolgono una quota significativa di stranieri in alcune grandi città, il trend generale della loro partecipazione alla criminalità è in calo, e gli stessi sbarchi, spesso usati come termometro dell’“invasione”, sono crollati.
Roberto Vannacci, da parte sua, ha fatto della sicurezza il perno di un programma che mescola esercito nelle città, educazione militare a scuola, legittima difesa estesa e una narrazione in cui la principale minaccia viene da “invasioni di popoli esotici” e dalla “distruzione del sistema sociale occidentale”.
In questo schema, la remigrazione non è una policy tra le altre: è il cuore di una visione in cui la sicurezza si ottiene riducendo la presenza straniera, indipendentemente da cosa dicano le statistiche sulla criminalità complessiva.
Il paradosso è che, mentre si invoca la sicurezza per giustificare più rimpatri e più “remigrazione”, i dati del Ministero dell’Interno e della Giustizia raccontano un paese in cui i reati diminuiscono, gli sbarchi crollano e i rimpatri aumentano.
Alla fine, la “sicurezza” invocata da Vannacci e da una parte della destra assomiglia sempre di più a uno specchio rotto: ci si guarda dentro e si vede solo quello che si vuole vedere.
Ovviamente così si distoglie l’attenzione della opinione pubblica da altri temi, ben più essenziali alla qualità della vita nel nostro paese, ma sui quali Vannacci non solo non sa dare risposte ma non ne conosce neanche l’esistenza.
Ma forse il punto è proprio questo: la sicurezza non è un obiettivo, è un racconto. E in quel racconto, la remigrazione non serve a rendere l’Italia più sicura, ma a tenere in piedi una storia in cui c’è sempre un nemico da cacciare, un confine da presidiare, un “noi” contro un “loro”. E finché questa storia vende, i numeri potranno anche dire un’altra cosa: tanto, chi ha paura, non legge le note a piè di pagina.


2 commenti
Il generale fa comodo. E’ a chi fa comodo che lo spinge.
Più che se ne parla, più si fa il suo gioco e di quelli che lo hanno creato.
Come si legge sul finale di queste righe, può in effetti essere che “chi ha paura, non legge le note a piè di pagina”, ma di fronte ai dati che deporrebbero per un quadro “meno drammatico di quanto urlato nei comizi”, non escluderei un’altra lettura, diversa e distinta dalla “suggestione” in tema di sicurezza, ossia quella che il ricorso a misure più rigide arriva a produrre un qualche effetto, e davanti a siffatto risultato possono esservi elettori orientati a simpatizzare per figure che, a loro giudizio, interpreterebbero maggiormente una tale “fermezza”, anche perché gli anti-meloniani non perdono occasione per insistere sul fallimento dell’attuale Governo in materia di sicurezza (il che può spingere detti elettori a spostarsi verso una destra avvertita come “più destra”).
Paolo Bolognesi 17.09.2026