La Scuola è sempre stato il solo modo per prendere l’ascensore sociale in questo Paese, c’è stato un tempo in cui addirittura si pensava all’istruzione di tutti e a pensarci era proprio lo Stato. Consuetudini come il grembiulino, visti oggi come qualcosa di formale da debellare, servivano a nascondere le differenze di classe, in una società in cui ancora non esisteva la “Scuola per i ricchi”. Quella che oggi, con l’arrivo dell’estate, viene vista come l’ennesima fonte di stress, la chiusura della Scuola per tre mesi, era in realtà un modo per mettere alla pari i figli dei contadini con gli altri, perché questi di solito andavano ad aiutare nei campi la mietitura e quindi finivano per ‘perdere la scuola’. La Riforma del 1977 fu un vero balzo in avanti per il Welfare State, forse non ne abbiamo più visti così. Forse.
Oggi, con due stipendi, quattro nonni e un figlio unico, non si sa come affrontare quest’altra spesa, ma a parte qualche lamentela nessuno sembra voler rimettere alla pari l’ennesima spaccatura sociale dove da un lato i figli dei ricchi e benestanti passano questi tre mesi tra seconde case al mare, tate e scuole di lingua, dall’altro i figli della classe media e povera, i cui genitori sono costretti a rinunciare alle loro vacanze o a stringere ancora di più la cinghia per pagare i costosissimi centri estivi. Quando va bene.
E la Sinistra che fa? I nostri intellettuali e le nostre intellettuali ci insegnano che abbiamo il diritto di non avere figli, come se non lo sapessimo o come se le nostre nonne femministe avessero combattuto per l’aborto perché si annoiavano a cucire l’orlo dei pantaloni. Cosa accade? Non sanno cosa rispondere alla zia alla cena di Natale che ha smesso di chiedere della laurea e adesso chiede del nipotino? Restano pietrificati dalle domande della portiera sul fare famiglia? Eppure siamo adulti, meno broncio e più risposte tranchant. Tra l’altro mentre loro sono distratti da piccole querelle su festival e libri sui bei ricordi della loro infanzia, la Destra al Governo sta mettendo mano alla legge 194.
Nel frattempo mentre impazzano su programmi, riviste e giornali grandi spiegazioni su come conciliare vita lavorativa e familiare (per le donne, of course), nessuno spiega come si fa a vivere se per caso hai deciso di avere o hai un figlio, se non hai un compagno e se non hai nonni che ti lasciano case in cui vivere o rendite con cui mantenerti.
Io ad esempio ho scoperto che per lo Stato esisti come madre single solo se sei veramente povera, o sei stata abusata. Una mamma single che decide di rimanere da sola senza aver un compagno maltrattante non esiste, non è contemplata, e se prova a rivolgersi allo Stato per un aiuto economico rischia di ritrovarsi i servizi sociali alla porta e il minore sotto osservazione.
Ma d’altronde come per le vacanze di tre mesi, si è sempre fatto così.

