Tra aprile e maggio di svolgeranno le prossime elezioni politiche in India, il settimo Stato al mondo per superficie e quello più popolato con un miliardo e quattrocento milioni di abitanti nel 2023. Basterebbero questi due dati per sottolineare limportanza di questo appuntamento ai quali però si aggiungono ragioni geopolitiche che lo rendono particolarmente interessante. Della rilevanza dell’ India nel quadro politico internazionale è stata ben conscia la nostra Premier Giorgia Meloni che ha svolto una delle sue prime missioni all’estero a Nuova Delhi per incontrare il Primo Ministro Narendra Modi che con il suo partito, il Bjp (Bharatiya Janata Party) dopo aver vinto le ultime elezioni legislative e aver riportato vari successi in quelle amministrative, si propone di incrementare ulteriormente la propria supremazia e acquisire un potere quasi assoluto. La Meloni, forte anche del fatto della chiusura definitiva della vicenda dei due marò italiani imprigionati per ordine della magistratura indiana e dopo un lungo periodo di carcerazione liberati e poi assolti dall’accusa di omicidio per aver ucciso due pescatori, ha affrontato vari temi della collaborazione bilaterale. tra cui la transizione energetica, la digitalizzazione e la difesa. Per noi, come per gran parte del mondo occidentale, l’India rimane un interlocutore di primario livello in quanto pur confermando relazioni di buon vicinato con Cina e Russia mantiene una sua posizione autonoma e, viste le sue dimensioni e potenzialità, gioca un ruolo estremamente importante nella scacchiera mondiale. Da qui la consapevolezza che il prossimo appuntamento elettorale segnerà pesantemente i futuri assetti di un’area ormai guardata come fondamentale per i riflessi economici e sociali sul resto del pianeta. Le ultime mosse di Modi ci fanno capire quale sia il suo obiettivo finale. Il suo recente omaggio al dio induista Rama e le parole da lui pronunciare nell’occasione, davanti al tempio in costruzione Ayodyha, nello regione del nord Uttar Pradesh, sono state non solo la conferma della sua scelta di voler costruire uno stato etico ma anche la sua volontà di trasformare l’ India in una nazione in cui l’induismo sia l’unica religione tollerata mettendo fine al multiculturalismo. Ormai, a fronte di una democrazia sempre dichiarata, si stanno applicando metodi che con il sistema democratico non hanno nulla in comune. Molti esponenti della opposizione sono perseguitati o penalizzati all’ interno delle istituzioni, vi e’ una progressiva centralizzazione del potere, le forze dell’ordine, lo stesso esercito sono ormai sotto il totale controllo del Bjp, inoltre la libertà di stampa, piu’ volte dichiarata, è una pura illusione visto che i giornali non asserviti al regime sono intimiditi con denunce di diffamazione e con accuse di brogli fiscali per danneggiarne il ruolo e l’attività. Modi vuole tutto il territorio indiano sotto il suo controllo e la Corte Suprema, non più indipendente ma a lui sostanzialmente asservita lo ha coadiuvato con una serie di sentenze sempre in favore del Governo e che, tra l’altro, hanno eliminato le forme di autonomia amministrativa presenti in alcuni Stati del Paese. Ai cittadini il Primo Ministro si presenta ormai quasi come un idolo da venerare e in effetti il suo carisma sta salendo progressivamente. Ultimamente si fa vedere spesso in compagnia di esponenti dell’estrema destra induista e della sua organizzazione paramilitare. La stessa che ha attaccato, dopo le parole di Modi davanti al costruendo tempio di Rama, alcune chiese cattoliche e comunità cristiane. La libertà di culto è in forte pericolo nel Paese: il cristianesimo ma anche la religione islamica sono dipinte come estranee al sentimento religioso e imposte dall’esterno. Le forze di opposizione sono in forte difficoltà. Lo stesso Partito del Congresso che governava l’India prima di Modi sembra in inarrestabile declino e non riesce a coagulare in modo significativo le altre forze politiche non alleate del Bjp. E’ facile attendersi il trionfo definitivo di Narendra Modi. al prossimo appuntamento elettorale. L’unica vera “grana” per lui rimane quella degli agricoltori infuriati perché i loro prodotti non ricevono adeguata remunerazione. Ma Modi ha pensato di agire contro le loro richieste confermando la sua indole autoritaria e li ha minacciati del ritiro nei loro passaporti e dei visti.

