Carlo incassa il primo sì.
La riforma della Giustizia di Nordio ha ottenuto l’approvazione del Senato, dopo sei mesi di scontri e ostruzionismo, anche con il voto favorevole di Azione e Italia Viva.
Ora dovrà affrontare il passaggio alla Camera, per l’approvazione definitiva.
E così la ventata garantista dell’ex Pubblico Ministero introduce una serie di importanti modifiche al sistema della giustizia penale.
L’abolizione dell’abuso d’ufficio, uno dei reati più astratti che siano mai esistiti e che hanno permesso, assieme a quella autentica nefandezza della legge Severino, di decapitare a c…o di cane decine e decine di comuni; il nodo sulla divulgazione delle intercettazioni che hanno messo alla berlina centinaia di persone, violentate nel privato, per conversazioni che non c’entravano un fico secco con le indagini o il processo; maggiori garanzie per la applicazione della custodia cautelare sono i punti salienti della riforma.
Ma vediamo nel dettaglio di cosa si tratta del resto del provvedimento legislativo.
Si riduce la portata del traffico di influenze illecite limitato a condotte particolarmente gravi; si ampliano i divieti per i giornalisti in materia di intercettazioni; si punta a una maggiore tutela della privacy e viene introdotto il divieto di ascolto dei colloqui tra indagato o imputato e il suo difensore. Inoltre il pubblico ministero non potrà più impugnare le sentenze di assoluzione (a meno che non si tratti di reati particolarmente gravi); sulla richiesta di custodia cautelare in carcere si dovrà pronunciare un giudice collegiale e prima della decisione l’indagato dovrà essere interrogato dal giudice, pena la nullità della misura, anche se bisognava limare maggiormente i presupposti e l’elenco dei reati per i quali è ammissibile; infine un ordine del giorno impegna il governo ad aprire un Tavolo di lavoro per modificare la legge Severino per un riordino dei reati contro la pubblica amministrazione.
Sono tutti interventi che una spolverata alla macchina del processo penale e una ripulita dalle odiose ragnatele del giustizialismo gliela danno.
“La presunzione di innocenza per noi è un sintomo di civiltà. “ha dichiarato soddisfatto il ministro della Giustizia, “e questo, finché io sarò ministro, è un principio non negoziabile e il provvedimento di oggi va in questa seconda direzione”.
Da parte della maggioranza i commenti arrivano dai Forzisti, “è solo il primo passo” dice Licia Ronzulli, “e ci attendono nuove sfide, quella della separazione delle carriere”.
Maria Stella Gemini per Azione ne loda “l’approccio liberale”, pur ammettendo che “non è una riforma epocale.” Ivan Scalfarotto spiega che il sostegno di Italia Viva si deve alla “visione garantista della Giustizia”.
Sul fronte opposto si registrano posizioni giustizialiste forever.
Dai 5Stelle Roberto Scarpinato (e chi altro poteva essere sennò?) attacca “un impianto antidemocratico, anti egualitario e classista”, mentre Ilaria Cucchi di Avs parla di “un insulto alla democrazia” e per la dem Anna Rossomando “viene affermata una cultura illiberale che lascia i cittadini senza protezione”.
Manca la ciliegina sulla torta, quella sulla quale lo scontro sarà feroce ma è fondamentale per dare una ventata potente liberale e garantista alla giustizia penale.
Si tratta del progetto della separazione delle carriere, fondamentale perché finché un Pubblico Ministero continuerà ad essere un magistrato sarà sempre visto, da chi giudica, come un collega con una conclamata differenza di trattamento tra accusa e difesa specie nella gestione quotidiana del processo.
Senza questo provvedimento la riforma è monca e manca della sua essenza primaria, come un antipasto senza pranzo, una spiaggia senza mare o una Ferrari senza motore.
Ma sarà il momento in cui l’ala giustizialista del parlamento quella dei 5Stelle, con i suoi magistrati in panca, cui si appecorona il bolso PD, tenderanno gli agguati e gli attacchi più feroci unendo le loro forze a quelle dell’Associazione Nazionale Magistrati.
Vedremo cosa succederà. La maggioranza vede la timidezza di qualche frangia di Fratelli d’Italia e della Lega che non hanno evidentemente dimenticato le loro origini manettare e quel passaggio, se arriverà, sarà il banco di prova anche per loro.
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Vice Direttore. Nato nel 1956, studi classici e poi laurea in giurisprudenza, oggi è avvocato nella sua città, patria di Ovidio e Capograssi: Sulmona. Da bambino, al seguito del padre ingegnere, ha vissuto, dall’età di 6 sino ai 12 anni, in Africa, tra Senegal, Congo, Ruanda, Burundi, rimanendo anche coinvolto nelle drammatiche vicende della rivolta del Kivu del 1967. Da pochissimi anni ha iniziato a cimentarsi nell’arte della letteratura e ha già pubblicato quattro romanzi: “La Foglia d’autunno”, “L’ombra dell’ultimo manto” "I leoni siamo noi" (a quattro mani con la giornalista Francesca Di Giuseppe) e "Virgilia". Quest'ultimo vincitore del premio letterario internazionale Ovidio edizione del 2024. Giornalista pubblicista è anche opinionista del Riformista, di Mondoperaio, del Nuovo Giornale Nazionale. Impegnato in politica è attualmente membro del movimento Socialista Liberale.

