Aveva 56 anni quando ritirò commossa e fiera il premio Nobel per la pace. Oggi ne ha 78 anni Shirin Ebadi, che parla in persiano, e sembra una ragazzina. E parla con umiltà incredibile, fino a correggere volentieri ciò che dice con impeto in prima battuta. Usa pause lunghe mentre parla, guarda il pubblico con sguardo acuto, lucido, composto, ma pieno di forza.
Avvocata, magistrata, ha compiuto sforzi pionieristici per la democrazia e i diritti umani, in particolare i diritti delle donne, dei bambini e dei rifugiati. È la prima persona del suo Paese e la prima donna musulmana a ottenere il Nobel per la pace.
Durante il convegno organizzato al Politecnico di Torino dall’associazione Women & the city, la Ebadi è stata intervistata da Andrea Malaguti, direttore de La Stampa. Le domande sono le sue. Le risposte non potrebbero non essere quelle di Shirin. Inconfondibili.
Quando sarà libero l’iran?
La situazione in Iran è un vulcano che sta per esplodere. Ogni cinque ore c’è un’esecuzione capitale, anche se il popolo ne è assolutamente contrario. Il regime vuole creare terrore così. La guerra dei dodici giorni ha mostrato al mondo che l’iran è solo una tigre di carta e ogni attimo potrebbe nascere un nuovo movimento capace di ribaltare il regime, ma il destino degli iraniani deve cambiare per mano degli iraniani stessi.
In Iran la parità dei sessi è finalmente accettata, considerando che l’età media degli uomini iraniani è di 40 anni?
Le femministe iraniane sono le più potenti del Medio Oriente: hanno 100 anni di attività alle loro spalle; le donne iraniane hanno avuto diritto di voto prima delle donne svizzere, e dal 1979 che hanno perso tutto. Gli uomini iraniani sanno che la democrazia in Iran arriverà grazie alle donne, e potrà passare solo dalla porta delle donne.
Dopo essere riuscite a togliersi il velo, le donne ora devono scendere in piazza. Prima della rivoluzione del ’79 c’era Rheza Palavi: fu lui a concedere il diritto di voto alle donne, ma per volontà delli donne, e non certo per puro volere suo… Era un re che, tra l’altro, aveva studiato in Svizzera! Oggi il regime è irriformabile perché le sue leggi costituzionali sono inaffondabili, ed esiste un regime religioso sciita che impone la Sharia, ma il regime si sta indebolendo perché il popolo è affamato. Perciò arriverà un nuovo movimento che riuscirà a rovesciare il regime. E questo succederà presto.

Quanto sono importanti i Mass media in questa lotta?
Sono fondamentali, ma bisogna stare attenti alle fake news, soprattutto ora che l’intelligenza artificiale complica di più le cose.
Che ruolo possono avere gli attivisti iraniani oggi in giro per il mondo?
Giornalisti e attivisti devono far capire al mondo cosa accade davvero in Iran: il regime iraniano fa propaganda. Non è vero che il suo presidente è riformista. Allora anche i giovani iraniani fuori dalla loro Patria devono dire che questo regime non è riformabile, è una dittatura religiosa.
Cosa significa come lei ha scritto più volte “convivere con la paura”?
Il mio nemico vuole farmi paura, così vorrebbe che io restassi ferma e muta. Questo mi dà la forza perché non avere paura. Significa continuare a lottare contro il mio nemico: se io avessi paura farei vincere il mio nemico.
Ci sarà mai una pace vera in Palestina?
In Palestina serve una pace vera perché questo aiuterà anche gli iraniani. La Repubblica islamica del ’79 si fonda su due pilastri di politica estera: il primo è eliminare Israele; il secondo è allontanare gli americani dall’area. Il regime vuole un impero sciita in tutto il Medioriente, e tutte le risorse iraniane sono servite finora a finanziare i terroristi. 37 anni fa Hezbollah in Libano fu fondata grazie alle risorse iraniane, pagate dall’Iran, come è successo per gli Houti. E pure in Iraq molti fenomeni paramilitari caotici sono pagati dalle casse dell’Iran, che controlla anche la Siria. Perciò la pace in Palestina serve a togliere ogni scusa all’Iran per continuare a finanziare i gruppi terroristici, ovunque essi siano.
Secondo lei la comunità internazionale ha fatto abbastanza finora per la Palestina?
Per il popolo palestinese no. E nemmeno il popolo iraniano è stato sostenuto. Anzi, i popoli occidentali tutti hanno aiutato il regime attuale iraniano a restare al potere. Anche i governi europei spesso aiutano il regime. Ad esempio, quando vengono rapiti turisti svedesi, la Svezia pur di riaverli indietro danno in cambio terroristi detenuti nelle loro prigioni. Così il regime pensa di poter continuare impunito a trattare in questo modo, arricchendosi anche di terroristi che tornano in patria. Questo per me significa rovinare la vostra stessa democrazia.

Cos’è Hamas per lei?
È un gruppo terroristico, ma dopo il 7 ottobre 60mila palestinesi sono morti, e quindi anche gli stessi palestinesi oggi odiano Hamas.
I palestinesi hanno appoggio dagli altri popoli musulmani o no?
I paesi musulmani purtroppo non hanno nessuna solidarietà per i palestinesi, come quando in Myanmar nessun musulmano è intervenuto a favore dei disperati attaccati. Nonostante siano molto ricchi, nessun paese musulmano ha accolto i profughi fuggiti dalla Siria. Bahrain, Kuwait e Arabia Saudita: tutti fermi.
Israele può ancora attaccare Gaza?
Sì, la guerra può ricominciare sempre.
Trump merita il Nobel per la pace?
(scoppiano risate fragorose tra il pubblico, e ride anche Shirin)
Come può Trump anche solo pensare di meritare una cosa del genere? A decidere in merito, comunque, è solo la fondazione Nobel, che mi sembra avergli già risposto bene…
Cosa pensa del nostro governo e del suo ruolo per Gaza e in Medio Oriente? Pensa che Meloni possa essere ideale come incaricata internazionale per dirimere le controversie in Medio Oriente?
Non penso che potrete avere alcun ruolo di mediazione in questa zona, e men che meno può averne Giorgia Meloni.
C’è ancora antisemitismo nel mondo?
Purtroppo nella storia ci sono ondate di odio contro certe categorie di Popoli. Ci fu anche molto anti-islamismo dopo l’undici settembre. molti ebrei oggi protestano per le strade contro il governo di Netanyahu, quindi la colpa di tutto ciò che accade è del governo di Israele, e non di tutti gli ebrei.
Cosa pensa dello stato di salute attuale della democrazia americana?
Oggi sia in America che in altri paesi europei sono stati fatti molti passi indietro su questo campo. L’uguaglianza: questo è il perno centrale della democrazia. In America non esiste più uguaglianza di genere; in Europa l’estrema destra raccoglie molti voti. Quindi avete sbagliato a credere che la democrazia sia imbattibile: è falso.
Qual è il sentimento che lei prova più spesso?
Sento che il mondo sta per prendere una decisione epocale: vogliamo cambiare o vogliamo continuare a bruciare tutti i diritti finora acquisiti? Vogliamo continuare a regredire oppure vogliamo prendere una decisione seria per tutelare la democrazia finora conquistata?

Secondo lei qualcuno in Europa è ancora favorevole a Putin?
Spesso i governi non dichiarano le loro vere decisioni: dobbiamo chiedere loro se davvero vogliono ancora avere a che fare con Putin, già dichiarato criminale di guerra.
Nel novembre 2009 la polizia di Teheran ha fatto irruzione nel suo appartamento picchiando il marito e sequestrando il premio Nobel per la pace conferitole nel 2003. Lei non si è abbattuta neanche di fronte a questo.
Conclude l’evento a Torino dicendo: “Solo l’unione ci porterà alla Vittoria. il destino dell’Iran deve essere messo nelle mani degli iraniani in un referendum chiamato a gran voce dal popolo“.


2 commenti
Grazie per questo bel reportage.
Grazie a te!