Come ogni anno i giornalisti d’inchiesta di Info.Nodes hanno reso pubblico l’insieme dei dati raccolti sulle disparità socioeconomiche tra donne e uomini. Il report si chiama “Sesso è Potere”, un nome che è una bandiera, e di anno in anno osserva le diverse opportunità di accesso ai ruoli di comando per gli uomini e le donne.
“Non vogliamo analizzare se le donne siano più o meno brave degli uomini a comandare“, dicono i titolari dello studio in questione, ma “quali siano le reali dinamiche di potere che governano la nostra società“.
La risposta al momento è molto semplice: il potere è stabilmente in mano agli uomini. Dicono, e scrivono.
Considerata la rilevanza del tema, siamo andati a leggere pagina per pagina i dati snocciolati in questo report, che potete raggiungere in autonomia a questo link: Giustizia sociale
Interessante l’incipit: anche se la riforma del diritto di famiglia del 1975 ha cambiato lo statuto giuridico che metteva legalmente le donne in posizione di inferiorità rispetto agli uomini, il predominio maschile su quello femminile nelle posizioni di potere è rimasto invariato negli anni. Nel 2025 viviamo ancora in una maschiocrazia, in tutti gli ambiti. Secondo l’Istat, meno di un imprenditore su tre è donna. Nelle 50 aziende a maggiore capitalizzazione, quotate alla borsa di Milano, solo 2 donne ricoprono la carica di CEO o amministratrici delegate: Giuseppina di Foggia, Amministratrice Delegata e Direttrice Generale di Terna, e Tatiana Rizzante, Amministratrice Delegata di Reply. Insomma: abbiamo voluto il potere e ci hanno dato responsabilità, ma senza davvero farci sedere ai tavoli decisionali.
Vogliamo partire dalla politica? Avere un presidente del Consiglio donna non basta. E non solo perché non dobbiamo chiamarla presidentessa. In Italia, a livello politico sono soprattutto gli uomini a governare e ad amministrare il paese e le città. Su un totale di 126.922 cittadini e cittadine che ricoprono un ruolo elettivo a livello comunale o regionale gli uomini sono il 65% del totale, a fronte del misero 35% delle donne. La carica di sindaco è ricoperta da una donna soltanto nel 15% dei casi, contro lo schiacciante 85% degli uomini. I dati sulla presidenza delle venti regioni italiane si allineano: solo due donne al vertice, Stefania Proietti in Umbria e Alessandra Todde in Sardegna. Desolante.
A livello centrale, dei 24 Ministeri di cui è composto il governo, 18 sono amministrati da uomini e soltanto 6 da donne. Alla Camera siedono 132 donne su 400 seggi totali, e al Senato sono 75 su 205. La situazione peggiora se ci spostiamo alla Farnesina: delle 177 ambasciate che l’Italia disloca in tutto il mondo, solo 24 sono presiedute da donne, mentre le restanti 153 sono affidate agli uomini. Passando poi ad analizzare le 34 società controllate o partecipate dal MEF, soltanto 6 hanno un’amministratrice delegata o CEO donna. E di queste, nelle sei società quotate (Banca Monte dei Paschi di Siena, Enav, Enel, Eni, Leonardo e Poste Italiane), tutti gli amministratori delegati o CEO sono assolutamente uomini. E le cose non cambiano se ci spostiamo nel settore dei Mass Media e telecomunicazioni.
Dal report ‘Women and leadership in the news media’ che il Reuters Institute pubblica ogni anno, emerge che nel 2024 solo il 24% dei ruoli editoriali al vertice è stato ricoperto da giornaliste. Il medesimo studio stigmatizza che, considerando il ritmo in cui finora è aumentato l’accesso delle donne a ruoli al vertice nel mondo dell’editoria, arriveremo alla parità reale solo intorno al 2074. Sempre che la crescita si mantenga lineare. E questo non è affatto. scontato. Insomma, scrivono i ricercatori di Info.Nodes: “se in Italia dovessimo apparecchiare la tavola per una cena tra direttori di testate giornalistiche top, alle direttrici basterebbero 2 posti“.
La situazione non cambia nemmeno nell’ambito della governance di autorità indipendenti, enti di ricerca pubblici e università. I dati mostrano un’inequivocabile maggioranza di uomini al potere anche in questo settore tanto cruciale per il Paese: le donne sono escluse dallo sviluppo delle competenze, dalla ricerca e dalla supervisione delle istituzioni, almeno nei ruoli apicali. Università? Solo 1 ateneo su 5 è retto da una donna. Assurdo, considerando che l’81,5% degli insegnanti nelle scuole statali è donna; Il 99% delle maestre di ruolo nella scuola dell’Infanzia è donna. Il 96% delle insegnanti nella scuola Primaria è donna. Il 75% delle docenti di ruolo è donna.
In particolare, nell’ambito delle materie STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics) le donne sono in numero minore, ma sono più brave degli uomini: hanno voto medio di laurea più alto (104,7 su 110, rispetto al 102,8 degli uomini) e una migliore regolarità negli studi (il 58,6% delle donne conclude gli studi nei tempi previsti, rispetto al 54,2% degli uomini). Eppure nonostante performance universitarie migliori, le donne restano penalizzate anche nel mondo del lavoro STEM.
Il Report dimostra chiaramente che per avere una visione globale sul fenomeno dello squilibrio di genere nel nostro paese è indispensabile avere a disposizione dati aperti, accessibili e facilmente reperibili. Solo dopo si potrà ragionare su cosa fare, attraverso la divulgazione pubblica, il monitoraggio costante delle problematiche e la scelta degli interventi per giungere ad una nuova coscienza collettiva. Intanto, complimenti a Info.Nodes: per favore, continuate così.


1 commento
Esistono statistiche che paiono le medie del pollo, il rapporto tra potere e genere andrebbe incrociato anche con l’età, la gerontocrazia italiana e le effettive disponibilità a comparire e ottenere risultati. La famiglia Berlusconi ad esempio ha due figli manager di alto livello ed altri manager con meno visibilità, i due principali partiti politici italiani sono in mano a due donne ed una delle due non è così rilevante, la UE ha riconfermato Ursula che non ha fatto benissimo al primo giro. Concludo sostenendo che le statistiche mostrano anche dinamiche come eravamo e come saremo e non sempre ci prendono sul come potremmo essere. Saluti