Circa un anno fa Matteo Messina Denaro fu assicurato alla giustizia. La sua cattura accese i riflettori sul ROS, il reparto dell’Arma da cui provengono i grandi capi del Sisde, oggi chiamata Aisi: tranne la parentesi del napoletano Arturo Esposito, i capi dell’Aisi vengono tutti dal ROS. Per inciso, è stato capo del ROS anche il generale Mario Mori, e lo è Mario Parente, l’attuale direttore, il più longevo che i servizi italiani ricordino, nonché tra i fondatori dello stesso ROS. Ecco perché già all’indomani della cattura del super latitante partì la lotteria dei papabili futuri direttori. Mancavano, allora, 16 mesi alla scadenza dell’incarico in corso (programmato per giugno 2024). E si fece il nome del generale ROS Angelosanto, artefice materiale dell’arresto di Messina Denaro, peraltro già pronto con una sua squadra di fedelissimi, compresi il colonnello Lucio Arcidiacono (già a capo del Ros di Palermo) e Antonello Parasiliti (altro uomo ROS).

Ma va bene per i Carabinieri. E la Polizia? La sua tradizione è ancorata alla figura di Franco Gabrielli: da capo del Sisde, nel 2008 fu avvicendato dal governo di centrodestra, aspramente critico nei confronti della sua gestione. E di quel governo faceva già parte Mantovano, che è Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica dal 24 novembre 2022. Pasquale Angelosanto, di cui sopra, è stato al Sisde come direttore del R.O.C. dal 2002 al 2007, proprio mentre Gabrielli ne era a capo. Entrambi possono tornare: Gabrielli come eredità scomoda che il governo Meloni vuole superare; Angelosanto per assicurare il “dopo Parente”.
La cattura di Messina Denaro, quindi, non era “solo” una cattura. Polizia, Carabinieri e servizi potevano finalmente essere ridisegnati da Alfredo Mantovano e Giorgia Meloni. E la vera angoscia del governo (e della destra) oggi non è più trovare il tempo per farlo, ma ricordare la fortuna di vivere proprio un tempo irripetibile.
Quando parliamo di servizi di “sicurezza e informazione” (perchè dire “segreti” non va più di moda) parliamo di strutture complesse che necessitano di gente abile soprattutto nell’arte della pacificazione, e dotata di indubbio avallo politico. Generali e direttori forti sono garanzia di organizzazioni solide, e possono aprire stagioni lunghe. Diciamolo: il governo, e Mantovano, si giocano oggi un’occasione molto ghiotta.
Era marzo 2023, del resto, quando le prime voci di corridoio iniziarono a sostenere che il Governo fosse già impegnato in una riforma generale dell’intelligence. Già lo aveva fatto Conte, quando nel 2020 in piena emergenza Covid pensò bene di inserire giusto 4 righe nella legge del 2007 per garantire ai vertici della nostra intelligence la possibilità di rinnovo dell’incarico per altri 4 anni. Fino ad allora si era sempre considerato inopportuno avere un periodo così lungo di comando. Evidentemente c’è stato un cambio di strategia, visto che si è deciso di procedere in via d’urgenza. La norma fu quindi inserita nel decreto pubblicato il 30 luglio 2020.
Oggi fra le varie ipotesi spunta una sorta di “reductio ad unum“: un unico servizio di sicurezza, cioè, come l’attuale DIS, che accorperebbe AISI e AISE. E c’è poi la soffiata sulla necessaria legge di riforma integrale. E questa riforma andrebbe accodata al termine del mandato di Elisabetta Belloni, prima donna in Italia a ricoprire sia il ruolo di Segretario generale del Ministero degli affari esteri (prima) sia di coordinatrice dei servizi segreti nazionali al DIS (adesso). Una riforma da allegare anche al superamento dell’età pensionabile del Direttore dell’Aisi, il generale Parente. Così, intanto, a luglio 2023 il già capo reparto dell’AISI, Giuseppe Del Deo, sale al vertice e diventa numero due dell’AISI, fortemente sostenuto da Fratelli d’Italia, e inizia a lavorare con Parente. Del Deo, 51 anni, dei quali oltre 30 passati nell’agenzia, e alcuni come Capo del Reparto Economico-Finanziario, subentra così a Vittorio Pisani, nominato intanto Capo della Polizia. Ad agosto 2023 si è anche proceduto alla riconferma del secondo mandato al generale dell’Esercito Giovanni Caravelli come Direttore dell’Aise, lasciando Parente all’Aisi.
Il mese scorso spunta finalmente il candidato del governo all’AISI.
Considerando che a giugno 2024 arriverà la scadenza del mandato di Parente, Giorgia Meloni ha finalmente strada aperta per aumentare il suo controllo sui servizi segreti. Questo, nonostante la legge sulla riforma dell’intelligence, cui Mantovano lavora da tempo, sia finita in chissà quale cestino di Palazzo Chigi. E la dottrina Mantovano, per cui “le due agenzie, Aise e Aisi, hanno un’autonomia fondata su una ripartizione che forse andava bene per il Regno di Sardegna” (leggasi: voglio un’agenzia unica) sembra finita nel dimenticatoio. Si capisce come e perchè aumenta lo stato di agitazione diffusa tra i nostri 007.
Al posto di Parente, Giorgia Meloni vorrebbe al vertice Aisi l’attuale vice direttore Giuseppe Del Deo, ex ufficiale dell’Esercito, e tanto caro pure al presidente della commissione parlamentare Antimafia, la convinta meloniana Chiara Colosimo. Sulla sua nomina si sono però levati molti dissensi: a iniziare da Matteo Salvini, che non ha mai nascosto la sua aperta ostilità, e continuando con Crosetto, che vuole sempre dire la sua. Anche perché, con Del Deo all’Aisi e Giovanni Caravelli all’Aise, le due agenzie si troverebbero con entrambi i vertici affidati a due esponenti dell’Esercito, e sarebbe uno squilibrio che susciterebbe sicuri attriti con Finanza, Carabinieri e Polizia (dice Crosetto).
Per tacitare eventuali polemiche, si vocifera che la strategia di Mantovano sarebbe quella di approfittare della scadenza nel 2024 del mandato di Parente per resettare tutti i vertici dell’intelligence, e sostituire al contempo anche i direttori del Dis (ora nelle mani della Belloni, che comunque lo lascerà nel 2025) e dell’Aise (Caravelli, termine mandato: 2026), nominando al loro posto esponenti a lui fedelissimi.
Questo il quadro generale. Ma adesso la netta opposizione di Salvini e Mantovano a Del Deo è stata data in pasto alla stampa. Insieme all’altra notizia: il loro uomo è Carlo De Donno, l’altro vice di Parente. In più, sembra che Mantovano sia sempre più determinato ad azzerare i vertici di DIS e AISE, e preme per la successione dei Carabinieri al comando. Così, come se i dissidi su provvedimenti economici e candidature a regionali ed europee non bastassero, i due leader affilano i coltelli anche sulle nomine dei prossimi vertici ai Servizi. Con un terzo “incomodo” che non si limita a fare da spettatore: il sottosegretario Alfredo Mantovano, che non solo ha la delega sull’intelligence ma anche idee ben precise. Già qualche settimana fa ha provato a sostituire (in anticipo) Elisabetta Belloni con Bruno Valensise, l’attuale numero due del DIS. Se “l’operazione Belloni” per ora non è riuscita, l’assalto della Destra alle agenzie è solo rimandato.
Quindi a fine aprile scade definitivamente il mandato di Parente al comando dell’Aisi, dopo otto lunghi anni di apprezzamenti trasversali: ricordiamo che Parente fu nominato nell’aprile 2016, dal governo Renzi, e poi riconfermato nel 2020 dal governo Conte, e oggi osannato dalla Destra. Se il suo successore “naturale” era Vittorio Pisani, numero due all’Aisi, la cosa è stata bloccata da Salvini qualche mese fa mettendolo a Capo della Polizia – con un vero e proprio colpo di mano – a sostituire il bravo Lamberto Giannini, ora prefetto di Roma. Così la competizione, se sarà scelta una soluzione “interna” al comparto, è principalmente fra tre nomi: i due attuali vice direttori Carlo De Donno e Giuseppe Del Deo, e Valensise. L’Aisi è il crocevia di interessi enormi, e non solo perchè gestisce le intercettazioni preventive per la pubblica sicurezza. Detiene un potere notevole che permette ai vertici di avere informazioni riservate anche in ambito economico e finanziario. E per questo Del Deo sembra essere il più papabile: per anni ha guidato il nucleo economico-finanziario e la sua recente promozione a vicedirettore sembra confermare questa sfumatura. Meloni ha un rapporto personale con lui, basata su intese forti, tanto che l’ex ufficiale è ricevuto senza nemmeno passare per le stanze di Mantovano. Se dipendesse solo da lei, quindi, la scelta sarebbe già fatta. In questo caso la premier trova pieno appoggio in Guido Crosetto, che considera Del Deo «un fuoriclasse». Inoltre, Del Deo è anche in ottimi rapporti con la Belloni, che darebbe il via libera senza resistenze (qualora fosse interpellata a riguardo). Infine, è garantito anche il placet di Parente, che lo sostiene da anni.
Strano, quindi, l’asse anti-Del Deo levato da Mantovano e Salvini: il sottosegretario lo considera troppo giovane e non gradisce il suo approccio, che definisce «troppo muscolare»; il ministro ha invece una questione aperta con Del Deo. Due anni fa il giornale La Verità pubblicò il contenuto di alcune intercettazioni preventive fatte dall’Aisi sul cellulare di Antonio Capuano, lo sconosciuto consulente che organizzò nel maggio 2022 l’incontro tra il leghista e l’ambasciatore russo Razov, che provocò lo sconcerto non solo del governo Draghi ma anche degli alleati americani. Telefonate e informazioni che «mai» ribadisce ancora oggi Salvini «sarebbero dovute uscire dall’Aisi e finire sui quotidiani». Insomma: il capo del Carroccio vuole che il prossimo numero uno dell’agenzia non abbia alcun legame con la vecchia gestione.
Mantovano punta su De Donno, che però sembra aver già declinato ogni ipotesi di promozione: in effetti ha 65 anni, è prossimo alla pensione, e confida agli intimi di non aspettarsi più nulla dal Servizi. Di sicuro De Donno non sosterrà Del Deo: i due (per usare un eufemismo) non hanno mai avuto rapporti idilliaci. Mantovano spera dunque di convincere la premier a favorire il terzo incomodo, cioè Valensise, considerato uomo di fiducia e “pacificatore” naturale. Un nome che forse potrebbe accettare anche Salvini. A Palazzo Chigi continua però ad aleggiare quella tentazione nascosta: la sostituzione multipla, che potrebbe placare la tenzone tra Meloni e Salvini. E certo: con più posti a disposizione da spartirsi, nessuno ne uscirebbe scontento. Ma l’azzardo è rischiosissimo, e i bookmakers chiamo danno ad oggi la rivoluzione copernicana a quote stracciate. Soprattutto per l’Aise: Caravelli è stimato da Mantovano, ha aperto un canale diretto con Meloni (ma non con Crosetto) ed è stato confermato direttore nel 2022 per un quadriennio. Sul Dis la questione resta più aperta: nonostante Meloni tranquillizzi sempre Belloni, che le chiede conto dei tentativi di Mantovano di sostituirla presto, un nuovo direttore del DIS a maggio resta opzione poco plausibile. Ma non impossibile: se dovesse assistere al trionfo di Del Deo, il sottosegretario Mantovano farà di tutto per mettere il “suo” Valensise al dipartimento. Anche se sarebbe alquanto disdicevole (dicono i puristi) che una donna-premier rimuova un’altra donna in un ruolo così delicato.
E Pasquale Angelosanto? Gli resterà per sempre la gloria di aver messo le manette a Matteo Messina Denaro. Ma niente scranno ai servizi segreti. Del resto, lui di segreti ne conoscerà già fin troppi.
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