Atmosfera cordiale al Castello di Lucento ieri sera, a Torino, dove si è svolta la tradizionale cena prenatalizia della Camera Penale “Vittorio Chiusano” del Piemonte Occidentale e della Val d’Aosta.
Tra strette di mano e sorrisi i penalisti presenti hanno voluto comunque dedicare un momento di riflessione a quella che da mesi (se non da anni) è la loro battaglia principale: il sostegno al Sì in occasione dell’imminente referendum sulla riforma Nordio. Il loro Comitato per il Sì è attivo da tempo, non solo a Torino, e i vertici della Camera Penale hanno voluto ribadire il proprio impegno costante, anche durante lo scambio degli auguri per le festività.
Il Vicepresidente, l’avvocato Maurizio Basile, ha preso la parola per dire: “Sostenere il Sì alla separazione delle carriere è una battaglia di civiltà giuridica e liberale. Siamo arrivati al momento più importante.
Nel 2017 abbiamo raccolto in tutta Italia 71 mila firme per la separazione delle carriere. Oggi quel nostro progetto si concretizza nell’attuale riforma costituzionale. Ma abbiamo un lavoro molto importante da portare avanti, insieme a tutta l’Unione delle camere penali, Roma compresa.
Serve impegno, ed è necessario dialogare e confrontarsi, soprattutto nei prossimi tre mesi, che saranno determinati per l’esito della convocazione referendaria.
Questa è una riforma che nasce dalla pratica quotidiana di tutti noi, che attendiamo sempre un giudice terzo ed equidistante. Vogliamo dare voce agli undicimila iscritti delle Camere Penali. Senza dimenticare che anche l’Unione delle camere civili è a favore del Sì. Lo stesso Francesco Greco (presidente del Consiglio Nazionale Forense) l’ha definita una battaglia di civiltà e di progresso: si tratta di allineare il nostro Paese alle più grandi democrazie dell’Occidente”.
L’avvocato Emilia Rossi, già segretaria fino al 2022 della Camera Penale piemontese, prende la parola e (con l’autorevolezza che la contraddistingue) dice: “Questa riforma non risolve il problema del buon funzionamento della giustizia. È ovvio. Ed è inutile che gli oppositori si arrovellino su tale inutile questione. Non è una riforma ordinaria, ma una riforma costituzionale. Vuole concretizzare il principio del giusto processo, e distinguere chi giudica e chi dibatte. Lo stesso Vittorio Chiusano sosteneva la separazione delle carriere: come è scritto nell’articolo 111 della Costituzione. Vogliamo un giudice terzo, diverso da chi accusa e da chi difende. Ed è arrivato il momento, finalmente, di concretizzare la carta costituzionale”. Le fa eco il collega Lorenzo Imperato sostenendo:
“Bisogna far comprendere le ragioni del Sì non a noi che sappiamo, ma a quanti si lasciano trarre in inganno dalle fake news della comunicazione distorta. Dobbiamo restare convinti e compatti”.
Alberto De Sanctis, ex presidente della Camera Penale, avvocato e saggista, è perentorio senza perdere il tratto sereno che lo distingue: “Dobbiamo sfondare a sinistra. Dobbiamo cioè convincere quella parte di Sinistra illuminata e illuminista e portarla alle ragioni del Sì. A quanti contestano la formula riformatrice del sorteggio dei membri del nuovo CSM va ricordato che da sempre, e ovunque, l’unico modo per ostacolare le correnti è quello del sorteggio. Abbiamo parlato di separazione di carriere per trent’anni. Ci prendevano per romantici e liberali, ma adesso siamo a un punto di svolta. A voi colleghi, soprattutto ai più giovani, voglio dire:
conquistate autorevolezza in ciò che sostenete per questa causa. E soprattutto quando dialogate con gli operatori della magistratura. E non abbiate timore di parlare anche con i giudici, delle vostre convinzioni.
Un giorno uscivo dal tribunale con una giudice, e parlavamo proprio della riforma. Lei mi confida: ma io con la separazione delle carriere come faccio a fidarmi di un PM? Le rispondo: ma giudice, lei NON si deve fidare di nessuno! Questa potrebbe sembrare una battuta, ma la dice lunga sullo stato delle cose che siamo chiamati a cambiare”.
Conclude il dibattito l‘avvocato Roberto Capra, attuale presidente della Camera Penale: “Mi preoccupa ciò che arriva ai non addetti ai lavori. Sappiamo che hanno torto, quelli che si oppongono a questa riforma. Dovrebbero vedere ciò che vediamo noi ogni giorno, e io non ho mai visto giudici e magistrati così uniti contro questa riforma.
Bisogna raccontare ciò che viviamo quotidianamente nelle aule.
Mi chiedo spesso perché non l’hanno fatta prima, da subito, questa separazione? Il legislatore stesso ha voluto creare una distanza siderale tra chi giudica e chi viene giudicato. È giunto il momento di mettere a tacere chi sostiene che è difficile dar torto a un PM così bravo. È un concetto che deve sparire.
E per riuscirci, come Camera Penale aderiamo alle 129 piazze per il Sì che si terranno in tutta Italia da qui al referendum. Domenica 21 saremo a Torino in piazza Castello e in Via Garibaldi. Altri appuntamenti saranno confermati nei prossimi mesi. Serve coraggio. Sempre. A prescindere dalle conseguenze“.

