Un capolavoro di diplomazia è lo scenario sul quale si può individuare il futuro della Serbia: Così si può definire il nuovo Governo della repubblica balcanica con capitale Belgrado presentato nei giorni scorsi al Parlamento dal nuovo Premier Milos Vucevic, approvato con 151 voti favorevoli e 62 contrari. Dietro ovviamente si può notare l’attenta regia del Presidente della Repubblica Aleksandar Vucic, vero leader e padrone del Partito progressista serbo (Sns) saldamente al potere da vari anni. Erano tante le aspettative ma anche le domande che soprattutto a livello internazionale ci si poneva in relazione alle scelte che Vucic avrebbe fatto per chiarire la sua posizione su alcune questioni fondamentali come la volontà di proseguire concretamente sul gia’ avviato processo di adesione all’Unione Europea, il piu’ volte riaffermato legame storico con Mosca e legato a questo la posizione rispetto a quanto sta accadendo in Ucraina con l’ aggressione in atto da parte di Putin, i rapporti con gli Stati Uniti e infine, solo per citare le piu’ importanti, il problema del riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo. Aldilà del programma presentato da Vucevic e’ proprio attraverso le persone scelte a ricoprire i vari incarichi ministeriali che si può avere un quadro piu’ chiaro. Cominciamo dal Premier Milos Vucevic. Non poteva essere che un fedelissimo di Vucic ovviamente. Ex sindaco di Novi Sad, capitale della regione autonoma della Vojvodina, ex Ministro della Difesa e presidente del partito Sns a queste credenziali di affidabilità aggiunge una preparazione e una cultura politica di primo livello e decisamente superiori a quelle della precedente Ana Brnabic passata a dirigere l’Assemblea legislativa. Agli Esteri, ruolo fondamentale per ottenere le relazioni necessarie a livello internazionale, e’ stato messo Marko Duric, che dirigeva l’ufficio governativo per i rapporti con il Kosovo, ma soprattutto ex ambasciatore serbo a New York dove aveva mantenuto ottimi e cordiali contatti con le autorità degli Stati Uniti. Un chiaro segnale da parte di Vucic non solo di attenzione ma anche di volontà di collaborazione con gli USA in un momento particolarmente significativo della politica americana sui Balcani. E veniamo alla piu’ volte esplicata volontà di Belgrado di aderire all’Unione Europea. Qui la conferma di Tanja Miscevic nel dicastero dell’Integrazione Europea sembra fatta apposta per venire incontro alle attese della Van der Leyen e di Borrell che ne avevano già apprezzato, in più occasioni, lo spirito europeista e l’apertura su varie richieste venute dal negoziato di adesione. Per Bruxelles una garanzia per poter proseguire un cammino tendente, tra l’altro, a favorire l’apertura di un mercato unico di tipo europeo per questi territori non ancora in UE frenati forse sul piano politico ma non su quello economico. Duric e la Miscevic sembrano essere la coppia ideale per rassicurare Stati Uniti e Europa che Belgrado vuole risolvere la “grana del Kosovo” con intenti costruttivi. Non per niente pochi giorni fa Bruxelles avrebbe deciso di aggiornare il capitolo 35 sui negoziati di adesione con la Serbia inserendo l’accordo di Ohrid che vincolava Pristina ad un riconoscimento di un autonomia particolare per le citta a maggioranza di etnia serba nel suo territorio, richiesta venuta con gran forza da Vucic. L’approvazione del Governo Vucevic è avvenuta con il voti dell’ alleato Partito Socialista (piu’ alcune forze minori). I socialisti, membri del partito omonimo europeo, hanno avuto per il loro leader Ivica Dacic l’importante Ministero dell’Interno. Dacic, che era reduce dalla guida dell’Assemblea legislativa, rientra alla grande nel gioco politico non occupandosi di politica estera (era considerato un falco). Così forse avra’ la mano piu’ libera per assicurare ai socialisti maggiore indipendenza da Vucic, il cui protagonismo li aveva penalizzati alle ultime elezioni. E le buone relazioni con Putin sempre rivendicate da Belgrado? Nel nuovo Esecutivo c’è spazio anche per quelle: così si può leggere la nomina a Vicepremier senza portafoglio assegnata a Aleksandar Vulin, del Movimento dei socialisti noto per le sue posizioni filo Putin e per questo sanzionato dagli USA. Un colpo al cerchio e uno alla botte insomma anche per significare che la Serbia non intende rinunciare alle sue scelte senza farsi condizionare da nessuno ma pensando esclusivamente ai propri interessi. La dimostrazione ? L’ otto maggio Xi Jinping sarà a Belgrado e nella capitale serba firmerà importanti accordi economici con il Premier Vucevic naturalmente sotto la regia di Aleksandar Vucic.

